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Polizia penitenziaria tra tentati suicidi, corsi e psicologia: "Il carcere di Fermo è una piccola città, insieme reinseriamo i detenuti"

3 Aprile 2025

FERMO - Rieducazione e reinserimento del detenuto, questo da 208 anni è il compito della Polizia Penitenziaria. Un corpo che dal 1990 ha visto l’ingresso anche delle donne, quattro di loro sono state premiate nel corso della mattinata.

Un giorno di festa per poliziotte e poliziotti di sede a Fermo che devono avere come prima caratteristica “equilibrio, umanità e fermezza”. Il tutto accompagnato dall’orchestra di fiati del maestro Ruggeri.

Lina di Domenico, direttrice del Dap, ha mandato un messaggio, letto dall’ispettore Tavoni: “Costante è il ricordo in onore dei colleghi caduti, che hanno dato la vita per il bene della collettività. Care poliziotte e poliziotti ci sono stati momenti che hanno messo a dura prova la nostra professione. Ogni giorno viviamo situazioni che richiedono equilibrio, umanità e fermezza. Vi dico grazie per ogni giorno di impegno, insieme guardiamo alle sfide future con speranza indomita. Insieme supereremo ogni sfida e miglioreremo il sistema penitenziario non dimenticando mai i valori di giustizia che devono muovere ogni nostro passo”.

Il comandante del reparto di Fermo, Nicola Quadraroli, entra nel merito delle attività locali: “Abbiamo scelto di festeggiare fuori dal contesto penitenziario per affermare la presenza e la voglia di partecipazione alla vita della comunità. È indispensabile diradare la cortina fumogena che circonda l’ambiente carcerario”. Concetto che poi tornerà anche nelle parole della direttrice Serena Stoico.

“Il carcere – prosegue il comandante - è dove si concentra chi ha infranto regole sociali e si ritrova di fronte a se stesso. Un crogiuolo di uomini e donne che sottostanno a un vigile governo, dove sorveglianza diventa una parola d’ordine. La Polizia penitenziaria ha un mandato gravoso e difficile, da un lato l’anima del custode, dall’altro quella dell’educatore. Vigilanza e socializzazione. Il nostro è un lavoro carico di dignità e rispetto”.

Fermo sembra un piccola realtà, ma è ben definita e stabile. L’organico del personale fermano è di 52 unità. “La presenza media è di 50 detenuti, tra sezione penale e circondariale. Quattro soggetti che godono di regimi differenziati, tre sono in semilibertà e uno al beneficio del lavoro in esterno. Nel 2024 ci sono stati 193 ingressi, dieci sono quelli che hanno terminato la pena” prosegue il comandante.

Il carcere di Fermo, spiega la direttrice Stoico,  “è una casa di reclusione, chi c’è è condannato in via definitiva. Lo Stato per questo deve offrire un reinserimento sociale. Il rientro è un momento di cui dobbiamo farci carico tutti. Lo ricordo anche a me stessa, il carcere non può essere un luogo di contenimento fisico del condannato. Altrimenti il nostro lavoro è inutile e mortificante” sottolinea guardando negli occhi il sindaco di Fermo, paolo Calcinaro, il prefetto Edoardo D’Alascio e il presidente della Provincia, Michele Ortenzi, tutti seduti in prima fila.

“La nostra è una piccola realtà, ma non meno complessa. Davanti abbiamo una umanità ferita, devastata a cui i poliziotti devono dare una riposta ogni giorno, superando fragilità e solitudine. E lo fanno armati della loro professionalità e con una ammirabile compassione che rispetta le regole, una compassione retta con cui è possibile salvare molti dalla paura e dal dramma della sofferenza. La paura è l’emozione più ricorrente che vive il detenuto prima del rientro in società”.

Nella logica del recupero rientrano i  nove permessi premio. Altro numero che fa comprendere la mole di lavoro sono i 253 servizi di traduzione che hanno richiesto l’impiego di 816 unità di polizia penitenziaria. Che deve occuparsi anche di polizia giudiziaria e di sequestri di sostanza stupefacente. “Di concerto con il gruppo cinofilo della finanza, sono state svolta otto operazioni mirate di contrasto all’introduzione di sostane stupefacenti all’interno del penitenziario”.

Che la vita in carcere non sia semplice o confermano gli otto atti di autolesionismo e i cinque tentativi di suicidio sventati dai poliziotti. “Ci sono 19 detenuti in carico al gruppo multidisciplinare proprio per evitare che possano arrivare al suicidio, il sostegno è continuo” chiarisce.

Per rendere le condizioni meno dure, sono tante le attività che dentro il carcere i detenuti svolgono. “Servizio di biblioteca e cineforum, corso per pizzaioli, il giornale del carcere, il laboratorio di fumetti, il corso di arte terapia e di teatro, orti sociali, radio in carcere e pet therapy, e corso di Ping pong ed educazione motoria, corsi di scacchi, corsi di matematica, informatica, scienze, lingua inglese e alfabetizzazione per stranieri.

“Fondamentale è il ruolo svolto dal pool di psicologi, come quello che fa monismo Trasatti che non solo infonde coraggio e speranza, ma fornisce una preziosa attività assistenziale” ribadisce la direttrice Storico che sottolinea anche il ruolo del volontario Mauro Trapè.

“Il nostro è un lavoro delicato, decisivo per il destino delle singole persone e della società. Un lavoro che è fatto di tanti gesti che meritano di essere conosciuti e onorati. Nonostante il dato numerico inferiore rispetto alle altre forze di polizia, e rispetto all’opinione comune, siamo una forza con molti compiti che deve garantire tutti i diritti non incompatibili con lo stato di detenzione. Vedete – conclude Stoico - il carcere è una piccola città: chi lo vive va a messa, va dal medico, va a lavorare, percepisce uno stipendio. Siamo una città piccola e molto complessa”.

Che ha bisogno dell’esterno, sia per i corsi scolastici, “grazie al Cpia”, sia per le attività, “tante associazioni ci sono vicine”, sia per il recupero e reinserimento. “Noi facciamo il massimo, il personale di polizia penitenziaria opera al meglio e mi rende orgogliosa”.

È il momento dei riconoscimenti che vanno a Fabio Iacivita, Paolo Bascioni, Celestino Massimo Chiucchiuini, Pietro Angelo Lombardo, Giovanni Rosito, Maurizio Supino, Romina Barbarini, Cesara De Nicolò, Daniela Reina e Sonia Tavoni. “Grazie per il vostro lavoro, ma fatemi approfittare di queto momento per mandare un messaggio di vicinanza a tutte le donne di fronte a terribili fatti di violenza” la conclusione del prefetto D’Alascio.

r.vit.

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