MILANO - Mentre negli stand del Micam si firmano ordini o quantomeno si avvicinano buyer, Assocalzaturifici ha comunicato i dati ufficiali del settore calzaturiero marchigiano.
Il sistema regge, il calo nelle Marche è del 6,4%, meglio del dato nazionale dell’8.4, risetto al 2023, che era stato l’anno della conferma dopo l’ascesa post Covid. Il miliardo e 5 milioni di export, la metà è del distretto fermano, non basta però peer raggiungere il 2019 (la diminuzione è dell’1,9%), anno pre Covid ma soprattutto riferimento di un periodo tutt’altro che felice.
In questo contesto, a livello di mercati, i primi cinque per le Marche che valgono il 46,7% del totale sono Francia (+22,2%), Germania (-11,8%), USA (-11,9%), Cina (-23,7%) e Belgio (+4,6%). La Russia è stata penalizzata nei primi mesi e segna un calo del 33%. A livello di personale, nelle Marche si sono persi 1546 posti di lavoro e 195 aziende. E questo nonostante un aumento della cassa integrazione del 163,8%.
Questo però è il passato, al Micam si parla di futuro. Che è agrodolce, ma di certo va affrontato con il piglio. “Il nostro mercato è l’Italia, l’inizio della fiera è stato difficile, abbiamo visto più curiosi che buyer” commenta Roberto Cimorosi, licenziatario esclusivo del brand Braccialini. Un brand nel mondo delle borse che da anni ha lanciato una linea di scarpe made in Montegranaro.” Le guerre, la crisi di Suez e l’instabilità del dollaro ci hanno spinto a puntare sul mercato interno. Teniamo grazie a una rete commerciale strutturata, basti dire che abbiamo dieci showroom in Italia. Purtroppo la debolezza dei negozi in questa fase pesa, uno ne apre e tre ne chiudono, il sistema deve fare qualcosa di più per tutelare la base della filiera” ribadisce.
Uno sguardo più ottimistico ce l’ha Pantanetti, azienda guidata da due fratelli, volto della seconda generazione: “I buyer non mancano, pochi forse i russi rispetto a settembre ma noi continuiamo a crederci. Vendiamo bene anche in Cina, grazie a un prodotto di fascia alta che ha ritrovato la sua identità, pensiamo alle pelli invecchiate, al tinto in capo”. Produzione interna, venti i dipendenti, “perché solo così teniamo alto il livello”. Due aziende veregrensi a cui ha portato il suo appoggio il sindaco Endrio Ubaldi con l’assessore Gastone Gismondi, che nel mondo delle pelli ci è cresciuto. È importante esserci al Micam, resta il riferimento per il mondo calzaturiero e le nostre aziende”.
Chi non difetta di ottimismo è Valentino Fenni, presidente dei calzaturieri ma al Micam titolare di Meline. Per lui, uno stando pieno di sneakers: “Il colore e il leopardato sono due simboli della nuova linea” spiega. “Il cliente va attratto con i dettagli, la scarpa bianca non interessa più. Usiamo croste colorate, glitter che danno luce e poi fiocchi in vinile e di pizzo oltre a dettagli tecnici, come i lacci. Con una prerogativa, ogni accessorio deve essere rimovibile e sostituibile”.
C’è poi chi alla scarpa sportiva abbina il cuoio, è il mondo di Melchiorri con Primabase e Alexander Hotto. “La nuova running piace molto. È leggera, linea che attira, si abbina bene a quella in fondo a cassetta. Sulla collezione sportiva abbiamo investito, cambiando anche la linea di produzione per stare competitivi sul prezzo. Strategia completamente diversa per Alexander Hotto che vive nelle boutique e ha ampiato il su mercato conquistando nuove fette in Europa ed entrando dalla porta principale in Italia. È così, unendo i due mondi, che l’azienda va avanti coni suoi 27 dipendenti, tutelare il loro e nostro futuro è la priorità di ogni scelta” concludono Giorgia e Giampietro Melchiorri.
Questo è il Micam, ci sono i dati macro del 2024 che pesano, manche la consapevolezza che la qualità alla fine paga. Soprattutto se la politica lavorerà sui sostegni promessi. “Auspico che entro l'anno in corso si possa concretizzare una ripartenza per le aziende calzaturiere, che rappresentano uno dei settori cruciali per il Made in Italy" conclude Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici.