FERMO – Manco i medici di medicina generale, comunemente detti medici di famiglia. La fondazione Gimbe ha diffuso i dati di un monitoraggio sul settore, fotografando dinamiche e criticità insite nelle norme che regolano l'inserimento dei Mmg nel Servizio sanitario nazionale e sull'entità della carenza di medici di famiglia nelle Regioni italiane.
Nelle Marche, secondo Gimbe, il massimale di 1.500 assistiti viene superato dal 55,5% del totale dei Mmg della regione a fronte di una media nazionale pari al 51,7%. Il numero medio di assistiti per Mmg al primo gennaio 2024 nell'intera regione è pari a 1.370 (media nazionale 1.374).
Secondo la stima Gimbe, che ha tenuto in considerazione il rapporto ottimale pari a un Medico di medicina generale ogni 1.200 assistiti, al primo gennaio 2024, in regione ne mancano 136: un valore che posizione la regione nella parte bassa della classifica guidata dalla Lombardia con 1.525 medici mancanti e chiusa dall'Abruzzo (-9). Tra il 2019 e il 2023 i Mmg in regione si sono ridotti del 1,7%, valore molto più basso rispetto alla media nazionale di riduzione pari all'12,7%.
Nel 2024 i partecipanti al concorso nazionale per il Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale sono stati inferiori ai posti disponibili: -106 candidati (-68%) rispetto alle borse finanziate (media Italia -15%).
“Siamo di fronte a una categoria a rischio di estinzione”. In Italia il deficit di 5.500 unità. A fronte di migliaia di pensionamenti, 7.300 entro il 2027, infatti, il numero di giovani medici che scelgono questa professione continua a diminuire. Una disaffezione, quella verso la professione, che si manifesta mentre l'invecchiamento della popolazione aumenta sempre più i bisogni di assistenza: gli over 80, infatti, sono triplicati in 40 anni e più della metà sono affetti da due o più malattie croniche. “Mentre la politica - rileva la Fondazione Gimbe - propone la dipendenza dei medici di famiglia come soluzione senza alcuna valutazione d'impatto economico, contributivo, organizzativo e professionale”.
Se da un lato, per la Fondazione è pienamente condivisibile l'istituzione di una scuola di specializzazione in Medicina Generale, per allinearla alle altre discipline mediche, dall'altro è indispensabile un ripensamento globale del ruolo del Mmg nel Ssn. “Un cambiamento che, al di là della riforma dell'assistenza territoriale prevista dal Pnrr - conclude Cartabellotta, presindete Gimbe - non può essere ridotto alla dicotomia tra dipendenza e convenzione”.