di Raffaele Vitali
MILANO/FERMO – Sono pochi gli associati in fiera, ma tanti sul territorio. E così, la presenza di vertici della Cna di Fermo al Micam ha più di una logica. Il presidente regionale esponente, Paolo Silenzi, e al contempo discute di tematiche chiave per il settore.
Il direttore, Andrea Caranfa, invece si muove tra i padiglioni e ascolta imprenditori e lascia input sul tavolo dei politici. Mai così presenti come quest'anno, da Acquaroli e Antonini al sindaco di Porto Sant'Elpidio Ciarpella con gli assessori Farina e Bracalente, come quest’anno, visto il convegno organizzato da Confindustria Fermo, insieme con Ascoli e Macerata, in apertura. “Stiamo crescendo come associazione, abbiamo chiuso il 2024 con 209 aziende in più, buon segno, ci dà ancora più forza per discutere dei temi principali”.
Direttore Caranfa, quale è secondo lei la priorità per il Fermano e in particolare il calzaturiero?
“Senza dubbio la decontribuzione, ma l’ordine del giorno deve diventare emendamento e poi legge. I tempi della politica sembrano lunghi”.
E quindi?
“Meglio ottenere subito la proroga della cassa integrazione. Per le piccole imprese è fondamentale. Lo ha detto ieri anche il governatore Acquaroli. Tra l’altro dovrà essere retroattiva, altrimenti molte andranno davvero in difficoltà. Non possono sempre essere le imprese ad anticipare i soldi dello Stato. Serve la copertura totale dell’Inps. Ne ho parlato il 10 febbraio anche con l’assessore regionale Aguzzi, vediamo”.
Ma basta questo per superare le difficoltà?
“Dobbiamo iniziare a ragionare su forme di ammortizzatori differenti. Dobbiamo evitare la fuga da una fabbrica all’altra dei dipendenti migliori. Cosa che avviene proprio in assenza di stipendi. La filiera va tutelata, il personale va garantito dove si trova”.
Si parla di nuovi mercati, cosa ne pensa?
“Che è una macro politica. Diciamo che almeno deve esserci l’impegno della regione. È impensabile che un imprenditore oggi abbia la forza di cambiare territorio di vendita”.
Torna in auge anche l’aria di crisi, funziona?
“Funzionerebbe se fosse calata sulla realtà marchigiana. La legge 181 ha stanziato milioni di euro, ma se servono progetti da 400mila a 1,5 milioni l’uno, chi partecipa? Finisce per favorire solo le grandi imprese che già soffrono meno dele piccole, perché più strutturate. Serve finanziare solo sette aziende o sarebbe meglio aiutarne una trentina? A oggi ne hanno usufruito realtà come Civitanavi o Tod’s, invece dovemmo tararla su investimenti da 100mila euro. allora s che si favorirebbero innovazione e riconversione”.
Riconversione?
“E’ una parola che non piace, ma va considerata. Sempre dopo essersi rinforzati”.
Quale è la strada per i piccoli calzaturieri e accessoristi?
“Senza dubbio investire sulla propria capacità produttiva che ha una flessibilità irraggiungibile per le griffe. Diventare essenziali per rispondere a piccoli ordini è la chiave. Non tutti possono farlo, mentre il mercato lo chiede”.
Il Micam continua a piacerle?
“Gli imprenditori ci dicono che è fondamentale. Quello che vorrei è una maggior attenzione al made in Italy. Se qui dobbiamo vendere la nostra manifattura, non possiamo mischiare con il resto del mondo che porta prodotti di qualità non paragonabile. E poi, diciamolo, se le Marche sono la Silicon Valley della calzatura, avere 93 aziende è poco. Per cui riflettiamo su cosa manca e agiamo. Mi pare evidente che la volontà di migliorare sia insita in ogni protagonista”.