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Due anni dopo il terremoto a Monsampietro Morico. Il sindaco: 'Niente ricostruzione, stanchezza, solidarietà e una famiglia sangiorgese che ha comprato casa e vive da noi'

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Romina Gualtieri, come sta la nonnina di Monsampietro? “107 anni e in piena forma l’ho incontrata ai giardini pubblici. Messa in sicurezza e casa resa agibile, a marzo ha riabbracciato la sua abitazione e ora la incontro sempre sorridente”.

di Raffaele Vitali

MONSAMPIETRO MORICO – “24 agosto 2016 iniziò tutto da lì, con i primi sfollati. Prime ordinanze, prime lacrime e la zona rossa che diventava per me famosa. Fu la scossa della chiusura di tutte le chiese di Monsampietro Morico”.

Sindaco Romina Gualtieri, cosa ricorda di quella notte?

“MI ricordo che corsi in piazza, dove trovai tutti i miei concittadini. Si respirava la paura. Ricordo davanti a me i tanti turisti che con asciugamani e coperte erano seduti in mezzo a noi. Da quel giorno è iniziata l’apocalisse che ha portato al cambiamento radicale della vita e del comune”.

Chiuse le chiese, poi le case?

“Dopo il 30 ottobre è arrivata la zona rossa con i crolli e una impotenza reale”.

Primo anno?

“Paura e adrenalina. C’era la voglia di ripartire, c’era l’idea di farcela”.

E oggi?

“Siamo tutti un po’ stanchi. C’è una difficoltà umana, oltre che tecnica. Una ricostruzione non semplice, sia pubblica sia privata”.

Cosa trova di positivo?

“Dopo l’evacuazione e le inagibilità, Monsampietro Morico ha acquisito una notorietà nazionale. Penso di essere diventata, come Comune, una stella a livello italiano, abbiamo ricevuto solidarietà e vicinanza materiale, con tante donazioni di soldi e di mezzi, dalle auto alle lavagne lim, e umana. Ci siamo sentiti arricchiti, perché abbiamo trovato l’amicizia di Lombardia ed Emilia Romagna in primis”.

I suoi cittadini sono tornati a vivere a Monsampietro?

“Molti sono tornati dopo che abbiamo ridotto la zona rossa. Purtroppo molte attività hanno chiuso e altre hanno delocalizzato. La modifica strutturale del Comune che avevo preso nove anni fa si vede. Non ho più il mio ufficio oltre alle chiese, perché il municipio è inagibile e quindi lavoriamo in due container. Fuori sede è dura stare”.

Ha ancora sfollati?

“Circa 60. Alcuni lungo la costa, altri in B&B di comuni limitrofi”.

In mezzo a questo quadro c’è chi invece vi sceglie?

“Abbiamo famiglie che hanno delocalizzato e scelto di vivere nel nostro comune con i figli. Marito e moglie con tre bambini che da Porto San Giorgio hanno comprato una casa in campagna con un vecchio granaio in cui porteranno un’attività di lavorazione della ceramica”.

Motivo ‘cinico’ di risparmio o di cuore?

“Dei favori fiscali ci sono. Ma credo che per fare una scelta così, ed è quello che ho percepito, è che vedere una comunicazione così positiva, una resilienza attiva h24 li ha attirati. La scuola che non ha arretrato, ma anzi ha trovato il suo sviluppo tecnologico tra Lim e robotica. Insomma sanano che qua trovano anche lo studio qualificato. Hanno valutato la poca distanza”.

Come sta la nonnina di Monsampietro?

“107 anni e in piena forma l’ho incontrata ai giardini pubblici. Messa in sicurezza e casa resa agibile, a marzo ha riabbracciato la sua abitazione e ora la incontro sempre sorridente”.

Sindaco, ma come sta andando davvero la ricostruzione?

“L’impalcatura montata, un commissario, un vice e gli uffici di ricostruzione, è solo burocrazia che provoca normale lentezza. Abbiamo una marea di normative in più solo per l’emergenza. Tutto quello che si sarebbe potuto risolvere come nel 1997 dando poteri straordinari è stato suddiviso con altri organi. E questo lascia al palo la ricostruzione”.

Gualtieri, ce la farà ad andare avanti?

“E’ dura e questo ci fa stare con il cuore in gola dopo due anni di sforzo fisico. Sono stanca, sfinita, ma anche guardando al 2019 e alle elezioni sto cercando di ritrovare carica ed energia, quella che non mi è mai mancata. Sapere che ci sono ancora sfollati, che diciamo messe e celebriamo funerali in una balera è dura. Ora speriamo che entro natale San Michele Arcangelo sia aperta in modo da avere un luogo per la comunità”.

@raffaelevitali

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