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Dalla prima donna sbanidieratrice ai tamburi che hanno fatto la storia: Servigliano entra nella Quintana del 50ennale

il 50 dei musici e degli sbandieratori

A introdurle il presidente dell'Ente Torneo, Maurizio Marinozzi. Paese Vecchio, Porta Navarra, Santo Spirito e infine Porta Marina hanno fanno il loro ingresso con il passo scandito dalla tradizionale musica rionale, la 'marcetta'.

SERVIGLIANO – La Giostra si è impossessata di Servigliano. E lo ha fatto portando un altro pezzo di storia in piazza Roma. Per entrare in clima Torneo Cavalleresco di Castel Clementino, che festeggia i 50 anni, serviva qualcosa di particolare. E così, ecco che in calzamaglia hanno sfilato, armati di tamburi e bandiere, i musici e gli alfieri storici.

A introdurle il presidente dell'Ente Torneo, Maurizio Marinozzi. Paese Vecchio, Porta Navarra, Santo Spirito e infine Porta Marina hanno fanno il loro ingresso con il passo scandito dalla tradizionale musica rionale, la 'marcetta'. Un tuffo nella storia per una rievocazione che vuole far diventare le sue nozze d’oro il punto di ripartenza per conquistare sempre più spettatori e appassionati fuori Servigliano. Perché quel che accade in città è già al limite del normale.

“Ricordo quella sera al palazzo comunale quando, con accanto la pergamena che riporta l'atto fondativo, abbiamo tracciato i confini territoriali dei rioni – ricorda commosso Vincenzo Antonelli, uno dei padri nobili -. Abbiamo studiato anche i simboli: ad esempio il grifone di Santo Spirito è un simbolo nobile, imperiale; la civetta di porta Marina è un richiamo alla dea Atena e contiene un doppio senso femminile”.

Un applauso speciale è andato al console di Paese Vecchio, Giancarlo Ferretti: “La mia storia d'amore con quella che chiamiamo Quintana dura da 35 anni – racconta -. Per alcuni anni il mio rione non ha partecipato alla giostra: insieme a Monti sono stato uno dei restauratori. Ho addirittura dovuto sottoscrivere una cambiale da due milioni per poter tornare a garantire cinque anni di presenza giallo-verde”.

Consoli accompagnati da altri consoli, per un revival generazionale. Basti pensare a Santo Spirito, dove con Marco Rossi hanno sfilato il padre, Alberto Ridolfi, Eliseo Malvatani ed Enzo Leoni. Si sono avvicendati coprendo la mia stessa carica. Mi hanno insegnato tre valori fondamentali: il rispetto per l'avversario, la voglia di primeggiare e la consapevolezza di essere unici”.

La sfilata è stata chiusa dal momento più atteso: l’esibizione dei musici e degli alfieri amarcord che si sono ritrovati chi dopo 40 chi dopo 20 anni in piazza per uno spettacolo in cui chiunque avesse già suonato il tamburo o fatto volteggiare una bandiera ha trovato posto dietro la guida del maestro di tamburo Guido Funari che poi ha lasciato il campo agli sbandieratori che hanno portato il nome di Castel Clementino in ogni angolo d’Italia.

No è voluta mancare la prima donna alfiere della storia: Paola Morelli di Santo Spirito. Con lei Loretta Morelli di porta Navarra che ha fatto volteggiare una bandiera rosa, simbolo dell’impegno al femminile tra gli alfieri.

Il finale è da foto: tutti insieme per una perfetta coreografia che ricostruisce il 50. Standing ovation, gioia, applausi: il clima della Quintana si è davvero impossessato di Servigliano.

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