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La storia per capire il presente, dall'immigrazione al lavoro. Monteleone porta cultura nell'estate

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Ogni appuntamento alle 2115 e durerà un’ora nella piazzetta alta del paese. “Un anno fa un buon successo, con una cinquantina di persone presenti. Considerando che abbiamo 400 abitanti è un evento culturale per noi importante”.

MONTELEONE DI FERMO – Piccoli ma dinamici e con tanta voglia di far capire il presente utilizzando non frasi fatte ma la storia. Tutti venerdì di luglio a Monteleone di Fermo, tranne la chiusura lunedì 30, per la seconda edizione del Festival di Storia alla seconda edizione. Il professor Verducci ha individuato gli storici di caratura regionale e oltre. Professori con importanti pubblicazioni alle spalle” spiega il sindaco Marco Fabiani.

“Immigrazione nella storia e il problema del lavoro sono due dei temi che verranno affrontati durante il Festival. Pensate che il 400 il fermano era stato ‘assaltato’’ da albanesi che chiedevano asilo dopo l’arrivo dei turchi. Quindi, la storia non è mai un momento unico. Allora come oggi si parla di accoglienza e integrazione”.

Patrocinio della provincia di Fermo, dell’editore Andrea Livi e della rivista Marca Marche. “Alle parole si abbineranno anche due eventi musicali con maestri violinisti” aggiunge. Dopo il dibattito, ci sarà anche una degustazione di prodotti locali. “Noi vogliamo farlo crescere questo festival e proveremo a portare personaggi di caratura nazionale. Abbiamo contattato Franco Cardini, ma va prenotato con anni di anticipo”.

Ogni appuntamento alle 2115 e durerà un’ora nella piazzetta alta del paese. “Un anno fa un buon successo, con una cinquantina di persone presenti. Considerando che abbiamo 400 abitanti è un evento culturale per noi importante”.

Non punta sui frizzi e lazzi Monteleone: “La mente è come un paracadute, va aperta per farla funzionare. Noi vogliamo dare contenuti ai pensieri. A prescindere dalle convenzioni politiche, è importante documentare. Per questo abbiamo scelto argomenti che colgono aspetti essenziali del presente. La gente ha bisogno di questi eventi per accrescere la sua conoscenza” aggiunge Fabiani.

Al professor Carlo Verducci il compito di entrare dentro il festival: “Sono nato nel 1944 a Monteleone, quindi ogni chiamata per me è degna di risposta. Tre mesi dopo la mia nascita soldati tedeschi hanno dormito nel letto dei miei genitori. La storia fa parte di me e sono convinto che la scelta del Comune di usare la cultura per ragionare su temi di attualità che hanno riferimenti nella storia sia vincente”.

Emigrazione e immigrazione fanno parte dei consigli comunali di fine 1300 e 1400, con delibere e ordinanze che parlano dell’aumento degli albanesi. “Già allora li volevano cacciare, ma poi si comprese l’importanza di questa popolazione, che colmò il vuoto lasciato dalla peste. Vennero così ricolonizzate le campagne e ripresero le attività artigianali dei centri storici. Gli eterni ritorni di Vico li viviamo ogni giorno”. I romani avevano realizzato un muro in Gran Bretagna e uno sul Danubio, ma non servì a nulla: è un alrto esempio di scelte politiche: “Anzi, dagli arrivi nacque la nuova Europa” aggiunge Verducci.

Si parte venerdì 6 con Marco Moroni, docente di storia Economica alla Politecnica con numerose pubblicazioni edite da Mulino e La Terza. Il 13 luglio Massimo Papini supportato da un ricercatore. Il 20 luglio tocca Carlo Verducci che affronterà l’emigrazione nelle campagne romane che coinvolse migliaia di fermani. il 27 appuntamento con Luigi Rossi, che affronta il ripopolamento e il lavoro nella seconda metà del 400. Gran chiusura il 30 luglio con Marco Giovagnoli, sociologo a Camerino che ha scritto ‘Il piccolo dizionario sociale del terremoto’ con i suoi studenti. “Ha affrontato incontri e indagini su ciò che il terremoto ha creato nel quotidiano” conclude Fabiani ricordando che i violini sono affidati a due studenti del conservatorio per due appuntamenti. Gratuiti gli incontri, gratuita la presenza dei professori che credono nel progetto e in Monteleone di Fermo, il piccolo paese che non sceglie le sagre ma il pensiero.

r.vit.

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