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Intervista. Da Rozzi alla nuova scuola. Marco Ramadori e la 'sua' Montegiorgio. "Subito lavori allo stadio per la serie D"

ramadorispalle mix

E sulla nuova possibile scuola: “Vorremmo ripensare quella scelta che determina una serie di conseguenze negative. Economiche e sociali, in particolare per il centro cittadino. Alla luce della demografia scolastica, in calo, abbiamo modo di pensare ad altro".

di Raffaele Vitali

MONTEGIORGIO – La gente passa, lo saluta, lui sorride. Voce calda, rughe sul volto, ma passo decisamente giovanile. Conosce ogni angolo della sua città e in ogni angolo vorrebbe vedere persone. Ma non sarà facile, eppure ci prova: vuole cambiare Montegiorgio guidando un gruppo di centrosinistra con cui cambiare, dopo dieci anni di Armando Benedetti, la guida della città.

Ma chi è Marco Ramadori?

“Un ingegnere di 63 anni che ha vissuto gran parte della vita a Montegiorgio. Sento il paese e la comunità sulla mia pelle. Questo è il motivo che mi ha spinto a mettermi in gioco”.

Una delle critiche che le muovono è che lei abita a Porto San Giorgio. Cosa risponde?

“Sorrido. Ci vado al mare come la maggior parte. Ho lo studio e qui ho la mia residenza. So che c’è questo equivoco, forse perché quando ho lavorato ad Ascoli Piceno con Costantino Rozzi mi fermavo sulla costa, ma erano gli anni ‘80”.

Ha conosciuto il presidentissimo?

“È stato il mio testimone di nozze, rapporto personale e amicizia. Una grande esperienza umana”.

Montegiorgio in serie D, cosa può fare il sindaco per aiutare la società?

“In primis ha bisogno di un potenziamento dello stadio. Per cominciare un sindaco deve cercare di accelerare le procedure amministrative e burocratiche perché si possano realizzare le strutture necessarie per il campionato di serie D. Un momento storico, il Comune deve essere protagonista. Chi vincerà dovrà agire velocemente. E poi in futuro sostenere la società sportiva”

Partiamo dalla piazza, che effetto le fa questo vuoto?

“Effetto di desolazione e tristezza. Purtroppo, aggiungo. Ma non possiamo adattarci a questo clima di rassegnazione. Dobbiamo portare iniziative e promuovere azioni per invertire la rotta. Non credo che i centri storici debbano morire in favore dei centri commerciali. La piazza è il luogo delle radici, della storia”

È stato sbagliato qualcosa dopo il sisma o è una conseguenza naturale? Cosa immagina di fare per riportare vitalità?

“Ci vuole più attenzione alle attività, con politica di incentivi fiscali. Penso agli oneri di urbanizzazione sulle ristrutturazioni del centro storico. Riduzioni significative per chi crede nel centro esenzioni quinquennali per l’Imu per chi viene a risiedere. Sostenere attività commerciali con altri tipi di incentivi e puntare su un arredo urbano migliore. Manca la cura. Per chi vive e chi ci arriva serve di più”.

Non solo.

“Palazzo Passeri è un edificio pubblico, ma noi vorremmo acquisire il piano terra che è privato. Sono chiuse da anni. Vorremmo acquisirli per riqualificare e riportare attività, facilitando l’inserimento. E poi far crescere l’aspetto culturale del centro storico, essendoci molte bellezze sottovalutate e non valorizzate. E c’è il nodo turismo, puntiamo sui canali del Touring e dei Borghi più belli”

Polo Scolastico, esiste una alternativa, e soprattutto è fattibile, a Crocedivia?

“Vorremmo ripensare quella scelta che determina una serie di conseguenze negative. Economiche e sociali, in particolare per il centro cittadino. Alla luce della demografia scolastica, in calo, abbiamo modo di pensare ad altro. L’edificio nuovo era legato a un incremento della popolazione scolastica. Un’altra considerazione è che quell’area non è infrastrutturata. Quindi prima del polo occorre fare rotatoria, strade di immissione, parcheggi, metanizzazione, illuminazione pubblica, elettrificazione, rete idrica e fognaria”.

Ma ci sono le risorse per farlo?

“Solo l’urbanizzazione necessita di 1,3 milioni. Il piano della ricostruzione prevede 5,5 milioni. Non basterebbero mai per fare plesso e mensa per 500 alunni. Oggi siamo a 420 ragazzi, se sommiamo quelli del centro a Piane. Il totale dell’intervento è sui 7 milioni. Senza parlare dell’auditorium e della palestra”.

Alternativa?

“Subito un confronto con cittadinanza e scuola per valutare un’altra possibilità più vicina al centro. Quella scelta è di 4,5 ettari, misura necessaria per il polo da 500. Ma se noi vogliamo fare un plesso solo per medie ed elementari di Montegiorgio lo spazio richiesto è inferiore. Altrimenti dobbiamo fare una valutazione della vulnerabilità dell’attuale e poi valutare l’eventuale intervento”.

Lei come ingegnere non era favorevole al nuovo plesso?

Dall’amministrazione uscente ero stato incaricato di valutare la fattibilità di un plesso da 500 alunni ampliabile fino a 800 su quel sito. Ho fatto un lavoro da professionista. Mi sono limitato alla fattibilità, non alla progettazione. Non c’è ancora la manifestazione d’interesse per la progettazione. Se io non mi fossi candidato sarei stato uno dei cinque professionisti a invito. Con consapevolezza rinuncio al possibile lavoro, perché in me vince la voglia di incidere sulla città. È chiaro che se i finanziamenti sono legati a una nuova struttura, non saremo noi a bloccarli”.

Nuova casa di riposo, 70 posti all’ex convento. Soluzione ottimale?

“Il convento dei cappuccini può raggiungere 38 posti di capienza. Quindi servirebbero altri volumi in quell’area con tante problematicità. Merita un approfondimento rigoroso”.

Ma la città la vuole, quindi?

“Vanno valutate altre opzioni, che ci sono”.

Restando alla sanità, cosa vorrebbe se fosse il sindaco per l’ospedale- casa della salute?

“Quello che ci prefiggiamo fermamente è di ripristinare il servizio dei medici di base nel centro storico, mentre oggi sono tutti alle Piane, con un grande disagio per la popolazione anziana. Un altro servizio è l’ampliamento del reparto di cure intermedie che conta 20 posti. E poi il ripristino degli ambulatori soppressi, da dermatologi a cardiologia passando a pneumologia. Questi vanno ripristinati per necessità. Quantomeno fino alla apertura del nuovo ospedale”.

Piane o centro, quale è il cuore del futuro montegiorgese?

“Non sono alternativi. Non dobbiamo vederli così. Realtà con vocazioni diverse. Le Piane sono dinamiche, commercialmente e imprenditorialmente. Il centro ha la cultura e la storia, devono andare in sinergia. Non alimentiamo la contrapposizione. Non pensiamo che Piane sia a posto, ha bisogno di una decongestione della viabilità, con la Faleriense difficilmente percorribile. Non aspetto la Mare Monti, ma con l’Anas affronteremo il tema del bypass in zona industriale. E poi un miglioramento dei servizi per i pedoni, con zone senza marciapiedi. E poi parco fluviale e ciclopedonale”.

Montegiorgio è ancora la regina della Valtenna o ha ceduto lo scettro a Servigliano?

“Oggi appare sorpassata da Servigliano. Il presupposto di ogni ragionamento è di far riavere a Montegiorgio il ruolo di riferimento storico ed economico della media valle del Tenna. Ambizione giustificata. Abbiamo i numeri per esserlo”.

Cosa pensa delle fusioni dei comuni?

“La valuto positivamente. Considerata la complessità della situazione economica dell’Italia, è un percorso praticabile. Montegiorgio può giocare da protagonista con paesi viciniori con i quali si può dialogare in modo positivo e proficuo. Penso a Francavilla”.

Ma i giovani di Montegiorgio che fanno?

“Ne ho messi in lista, quindi ho un occhio rivolto ai giovani. Sono l’antenna delle esigenze. A cominciare dalla nuova imprenditoria con l’istituzione di uno sportello informativo sui finanziamenti per startup giovani”.

Sicurezza, quale è la situazione, pensando anche alla tragica rapina, e quali le soluzioni?

“Concretamente faremo e doteremo tutti i varchi del centro e delle frazioni di telecamere. Oggi non ci sono. Istituiremo anche un centro di raccolta dei dati dove visionarli in tempo reale. Ci raccorderemo con la Prefettura. E poi incentiveremo i privati di dotarsi di misure anti intrusione e creare un coordinamento con carabinieri e vigli degli altri paesi”.

Senta, ma cosa pensa di Armando Benedetti?

“Il problema è che è un amico. Siamo legati da tempo”.

Però dieci anni da sindaco li ha fatti.

“Non posso partire da quello che ha fatto lui. Gli riconosco lo stile con cui si rapporta agli altri e le ottime stagioni teatrali che confermeremo e potenzieremo”.

Ramadori, in bocca al lupo. Ci lascia una parola chiave della sua possibile amministrazione?

“Dovere civico”.

@raffaelevitali

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