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"Studiamo e cuciniamo, questi sono corsi utili". Wega e Baratto ridanno fiducia ai ragazzi che lasciano lo studio

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Funziona il corso di Servigliano, città che sta investendo risorse per creare una sede laboratorio permanente. Faith, Filippo, Sara, Sara, Irene: “Ho fatto due anni di alberghiero, poi ho lasciato e per un anno non ho fatto nulla. Poi ho scoperto il corso. Ho 17 anni, pensavo di non rientrare e invece ora lavoro in una pizzeria nel fine settimana e studio durante gli altri giorni".

di Raffaele Vitali

FERMO – Wega funziona. Non solo Filofest e attenzione al pensiero dentro l’associazione culturale nata nel 2009 da un progetto dell’amandolese Domenico Baratto. La riprova arriva dalla vittoria di due bandi della Regione Marche legati ai Fondi Sociali europei che “daranno nuove speranze al territorio”. Sono cinque anni che Wega è accreditata come ente di formazione, non stupisce quindi questa assegnazione di due nuovi bandi che arrivano dopo quello vinto contro la dispersione scolastica grazie al progetto “operatore per la ristorazione (cameriere, barista, cuoco)”, un triennio per ragazzi tra i 14 e i 17 anni a Servigliano. “Noi non siamo una alternativa agli Istituti professionali, siamo in collaborazione. E la prova viene dai continui contatti con l’Alberghiero o l’Ipsia, per esempio”. Non sono un’alternativa, ma per i ragazzi sono la strada per non lasciar perdere tutto. Lo confermano cinque dei 23 protagonisti del primo corso partito, Faith, Filippo, Sara, Sara, Irene: “Ho fatto due anni di alberghiero, poi ho lasciato e per un anno non ho fatto nulla. Poi ho scoperto il corso. Ho 17 anni, pensavo di non rientrare e invece ora lavoro in una pizzeria nel fine settimana e studio durante gli altri giorni. E dopo un anno vedo il miglioramento”.

“Formazione verso una professione è una delle strade” spiega Domenico Baratto che si impegna “per l’inserimento o il reinserimento nel mondo del lavoro”. Dall’esperienza di Servigliano Wega ha trovato forza. Ecco i due nuovi corsi, vincendo due bandi per la fascia 16-19 anni. “Siamo alla fase di convenzione e ora abbiamo 60 giorni per partire”. Regione e Provincia giocano un ruolo fondamentale, “con loro abbiamo pensato anche a dove fare i corsi” poi ci sono i Comuni, la Cna e l’Ambito: “Il ruolo di Ranieri, direttore dell’Ambito, ci ha permesso di capire le necessità di questa provincia. Mi ha permesso di parlare e confrontarci con le comunità”.

Un corso si terrà a Servigliano e uno a Ortezzano. ‘Operatore della ristorazione preparazione pasti’ per ragazzi tra i 16 e i 19 anni dura due anni: sono 1.100 ore di corso, di cui il 70% esperienziali. Obbligo è avere la licenzia media. L’altro è ‘Trasformazione agroalimentare’ che si terrà a Ortezzano, nella Valle dell’Aso che è la patria dell’agricoltura. “Sono tante le aziende che chiedono manodopera. Se abbiamo scelto la Valdaso è perché c’è bisogno. Dalla pasta ai salumi passando per frutta e verdura”. La convenzione è stata firmata lunedì scorso, ci sono due mesi per candidarsi. 15 è il numero massimo per la Regione, ma se ci son più domande, come nel caso del primo corso, riusciamo a coprirlo con altri fondi” aggiunge Baratto che ricorda quello che non è un dettaglio: il corso è completamente gratuito, con tanto di rimborso degli autobus per arrivare a Servigliano, e presto Ortezzano, e le divise da lavoro. Alla fine un attestato che permette il reinserimento in quarta superiore, ma anche la possibilità di aprire una piccola attività, avendo studiato igiene, sicurezza sul lavoro e altro insieme ai tecnici della Cna”.

“Servigliano ha colto la prima opportunità offerta da Wega. Formare giovani ci fa comprendere come cambia il nostro territorio. Siamo partiti dall’ospitalità, dalla promozione, che è il nostro biglietto da visita. Serve un cambio di mentalità e chi meglio dei giovani per farlo?” sottolinea Marco Rotoni. A seguire i giovani a Servigliano è Silvia De Santis, la tutor che evita di far inceppare il meccanismo. “Ventitré alunni, a riprova della necessità. La didattica è innovativa, grazie a docenti, psicoterapeuti e psicologi. Diversamente dalla scuola classica, il corso prevede molta pratica. Ma – spiega la De Santis - il lavorare insieme ha ridato anche voglia di studiare le materie base, dalla storia alla matematica”. Alle lezioni si abbinano anche le uscite di gruppo, per portare le aziende nelle imprese. “E’ stato bello andare a vedere da Funari come si fanno i salumi. Mi sono messo il camice con tanto di retina che mi ha fatto sentire parte dell’impresa, capire davvero. E poi abbiamo visto come si fa l’olio. Mia madre fa la cuoca, ci sono cresciuto. La cosa più bella è mangiare, figuriamoci cucinare. Ho visto più qui che in due anni di alberghiero” aggiunge uno dei ragazzi che ricorda come anche il “corso di inglese sia basato sulla ristorazione, con lezioni mirate a questo”.

“Il nostro contributo – riprede Rotoni - è stato trovare una sede temporanea, organizzare i corsi nel pomeriggio destinando un’area del plesso delle scuole medie. Poi è emersa la necessità di adeguare gli spazi e ora stiamo organizzando i seminterrati di Santa Maria del Piano, grazie a fondi Gal, come centro studi e formazione. Vogliamo creare un polo permanente che non serva solo a recuperare lavoro per i giovani, ma giovani che danno possibilità al territorio”. Il tutto entro l’estate, usando anche fondi comunali e di Wega.

Servigliano, d'altronde, è la punta di un iceberg che va da Lido di Fermo ad Amandola. “Se siamo qui a Fermo è perché i corsi sono per tutti, non c’è un confine cittadino” ribadisce Baratto che sa di trovare nelle imprese la sponda per dare un futuro allo studio di giovani che per il primo corso si sono mossi da tutto il territorio: Fermo, Tre Archi, Montappone, Mass Ferman, Montegranaro, Montefortino. “Se cucini a scuola, sai che poi è una prova. ma se cucini, come facciamo durante il corso, all’Hotel San Marco, poi la nostra crostata va davvero ai clienti. Siamo responsabilizzati e capiamo subito la nostra capacità”. “Siamo professionalizzanti e soprattutto li stimoliamo a costruire il loro futuro, questo è il nostro motore” la conclusione di Baratto.

@raffaelevitali

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