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Al Micam per aiutare il calzaturiero, a Stoccolma perché scelti da Eataly: Bacalini e la galantina ambasciatrice di qualità

andreamaroni

Andrea Maroni: “Sono 14 le persone che lavorano in azienda che ha chiuso il 2017 con un fatturato di 3,5 milioni di euro, circa un 7% di utili. Che in parte reinvestiamo in innovazione, che per l’agroalimentare significa rendere il prodotto sempre più salubre".

di Raffaele Vitali

GROTTAZZOLINA – Dal cuore del Fermano alle migliori vetrine europee: la galantina di Andrea Maroni, azienda Bacalini, non si ferma più. IL Micam di Milano è il presente, la nuova Eataly che apre sabato a Stoccolma.

Maroni, ma perché una azienda ormai internazionale come la vostra dice sempre sì alla chiamata della Camera di Commercio per arricchire lo stand istituzionale al Micam?

“Fare sinergia per il territorio è importante. Bisogna fare squadra per superare terremoto e crisi della calzatura. Se la calzatura non si riprende, ci perdiamo tutti. Quindi essere qui e valorizzare i prodotti enogastronomici del Fermano e Piceno è un in più che si dà al buyer che gira per il mondo e un profumo o un sapore lo riporta con sé”.

Entrando nel merito, si chiudono contratti per i suoi prodotti?

“Ci sono quelli che poi telefonano in azienda e si crea un rapporto, spesso più amicizia che affari”.

Molte le fiere in cui Bacalini-galantina è protagonista. Servono quindi?

“Per far conoscere il prodotto tipico dei territori bisogna andare in giro. Abbiamo iniziato con moltissime fiere. Oggi siamo presenti nelle più importanti: Cibus, TuttoFood e qualche piccola fiera in Italia o in Europa”.

L’estero vi cerca?

“Abbiamo una commessa per due prodotti tipici agli ospedali universitari del Belgio: petto di pollo arrosto e arista arrosto. Ci hanno cercato dopo aver provato la porchetta. E ora stiamo entrando con il vitello. Loro sono l’esempio dell’utilità di una fiera. E parliamo di commesse a rialzo, perché vogliono l’alta qualità. Parliamo di 12 quintali al mese”.

In Italia dove si comprano i prodotti Bacalini?

“Noi non abbiamo salumi ma prodotti cotti. Ci siamo nelle principali grandi distribuzioni e nei negozi di qualità. Siamo anche presenti nello store del Vaticano, spero sempre di incontrare Papa Francesco”.

Tra i tanti posti, la galantina è entrata dentro Eataly. Marchio d’eccellenza?

“Loro ci hanno voluto. Hanno fatto tua ricerca a livello nazionale e ci hanno contattato. Sono venuti in azienda, hanno provato i prodotti, abbiamo accresciuto il percorso di ‘sanificazione’ del prodotto. Loro hanno chiesto canoni ben precisi. Ci hanno provato per sei mesi, tra analisi e degustazioni, e poi siamo diventati fornitori ufficiali di Eataly. Oggi siamo in tutti gli Eataly d’Italia e d’Europa”:

E come si cresce ancora?

“Domani inaugura il nuovo Eataly a Stoccolma, sabato apriranno al pubblico il nuovo store e hanno voluto che l’azienda Bacalini fosse presente nei giorni di apertura e garantire degustazioni per i clienti svedesi. E in più saremo presenti anche nell’area didattica, dove a un gruppo di clienti svedesi presenteremo i prodotti, promuovendo le nostre Marche”.

Business nel business?

“Eh sì. Prima li conquisti con l’assaggio, poi li fai innamorare con il laboratorio. I nostri prodotti creano curiosità, soprattutto nel nord Europa. Sono quattro i prodotti che portiamo in degustazione: porchetta, coscia prelibata, galantina di pollo e tacchino in porchetta, detta porchetta 4.0. Spesso si pensa che la porchetta sia solo di maiale, quando invece è un modo di lavorare”.

Maroni, in chiusura, più mercati più dipendenti?

“Sono 14 le persone che lavorano in azienda che ha chiuso il 2017 con un fatturato di 3,5 milioni di euro, circa un 7% di utili. Che in parte reinvestiamo in innovazione, che per l’agroalimentare significa rendere il prodotto sempre più salubre e creare campagne e momenti di confronto coni giovani, che sono i consumatori del futuro. Per questo organizziamo molte visite delle scuole in azienda, ci permettono di capire i gusti, di comprendere come si può raggiungere una persona cresciuta con le spinacine e quindi non abituata a sapori forti”.

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