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Il grido del Fermano: mai più razzismo, mai più Shoah. "Venite a imparare la storia dove è accaduta. Per non farla rivivere"

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La parola memoria viene declinata in più modi, ma alla fine il sunto perfetto lo fa il vescovo Pennacchio usando tre parole: conoscenza, consapevolezza e condivisione. VIDEO

di Raffaele Vitali

SERVIGLIANO – Ha ragione il professor Paolo Giunta La Spada quando dice “vedervi tutti qui è un segno importante che dimostra come siano saldi i valori fondanti del Paese”. Il ‘tutti’ è formato da sindaci, tanti quelli arrivati a Servigliano per la Giornata della Memoria, forze dell’ordine e studenti, due le classi dell’Iti Montani presenti insieme alla preside Bonanni. Due classi pronte ad ascoltare, perché preparate dai docenti attraverso studi e confronti in classe che hanno poi portato alla scelta di due poesie da leggere durante la mattinata, una di Primo Levi e una di Bertold Brecht. Un lungo intervento del prefetto Maria Luisa D’Alessandro, che merita di essere ascoltato, ha aperto la mattinata dedicata alla memoria (VIDEO).

Tutti uniti per ascoltare Paolo Giunta La Spada, che della struttura realizzata anni fa dalla provincia di Fermo è l’anima storica. Ma anche per guardare le immagini raccolte in due sale, per fermarsi davanti alla targa che ricorda il campo di internamento da cui partivano camion e treni diretti al nord e poi ad Aushwitz. “ma che ricorda anche i gesti eroici e di accoglienza della popolazione” prosegue la presidente della Provincia Moira Canigola. La parola memoria viene declinata in più modi, ma alla fine il sunto perfetto lo fa il vescovo Pennacchio usando tre parole: conoscenza, consapevolezza e condivisione. “Conoscenza è il primo antidoto all’ignoranza, perché non possiamo vivere come le tre scimmiette che si chiudono occhi, orecchie e bocca per non sapere. Consapevolezza è rendersi conto di quello che abbiamo conosciuto. È il modo per sconfiggere il pregiudizio. Condivisione è quella che ci fa crescere”.

Tre parole che unite dentro la memoria “Rendono le persone contemporanee ai fatti che sono accaduti rendendole però migliori”. È questo il modo di approcciarsi per evitare che memoria e storia non diventino un mero esercizio intellettuale, ma siano la radice della cultura. Il padrone di casa, il sindaco di Servigliano Marco Rotoni parla ai ragazzi dopo l'inno d'Italia suonato dagli allievi del Pergolesi di Fermo davanti al presidente Carlo Verducci che ha ricevuto un saluto speciale in ricordo della moglie che tanto ha fatto per la divulgazione delllla memoria sul territorio.

 

E come Rotoni, ha parlato rivolgendosi ai giovani il primo cittadino di Fermo Paolo Calcinaro. “È fondamentale leggere la storia e ascoltarla stando dentro i luoghi della memoria. Da qui sono partite persone che hanno trovato la morte ad Aushwitz. Se vi girate, se osservate tornerete con la mente a quel terribile 1944 e sono certo che lotterete perché non accada più”.

Il timore che qualcosa possa succedere ancora c’è. Calcinaro lo racchiude in una citazione, quella di Albert Camus e il suo ‘La peste’: “Il rischio è che si pensi sempre che il razzismo sia qualcosa lontano nel tempo. E invece, Camus insegna. La peste, che colpì un paese dell’Algeria, venne sconfitta dopo aver causato morti e dolore. Ci fu una grande festa, ma in realtà la peste cova dentro le cantine, sotto il letto per decenni per poi risvegliarsi e portare di nuovo la morte. Ecco, questo è quello che noi dobbiamo evitare tenendo vivi gli anticorpi”. Mai dimenticare “perché quello che è successo può ancora capitare” gli fa eco Moria Canigola.

Ascoltano i ragazzi, rimasti silenzio e attenti fino alla deposizione della corona sotto la targa che ricorda il bombardamento degli inglesi e la deportazione di 31 ebrei ripresi dopo essere scappati insieme ad altri trenta. “Abbiamo un problema nel nostro paese – conclude La Spada – che manca una memoria condivisa. Anche per questo celebriamo il 27 gennaio, la liberazione di Auschwitz, e non date a noi più legate come il mancato stop alla marcia su Roma o il bombardamento di Barcellona fatto dai nostri militari o l’uccisione di ventimila etiopi. Il Giorno della Memoria ci ha reso la vita più facile, ma ci permette di riflettere senza mai dimenticare che il fascismo ha avuto nel manganello e nel razzismo due elementi chiave che non possiamo far tornare”.

@raffaelevitali

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