Il sisma dei sindaci. La rabbia di Sarnano, la speranza di Pieve Torina, i piccoli progetti di rilancio fermani

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Cambia, e non poco, la percezione in base alla provincia di partenza. Perché se il Piceno guarda con più serenità, intanto grazie a 50 persone che hanno trovato lavoro nella fabbrica da dieci milioni di Della Valle, per Fermano e Maceratese la musica è un po' diversa.

di Raffaele Vitali

FERMO – Sindaci da ricostruzione. Animi contrastanti per i primi cittadini che lottano ogni giorno tra macerie, problemi burocratici, depressioni di gruppo e voglia di rinascita. C’è chi sorride per un tetto arrivato, chi quel tetto lo smonta con le parole perché inadeguato, chi già guarda avanti e prova a prendere tutto quello che di buono c’è in mezzo al disastro. Cambia, e non poco, la percezione in base alla provincia di partenza. Perché se il Piceno guarda con più serenità, intanto grazie a 50 persone che hanno trovato lavoro nella fabbrica da dieci milioni di Della Valle, c’è il Fermano che è stato meno pesantemente danneggiato, ma più ampiamente ferito e si affida a Eppela, la piattaforma di crowdfunding dell’Anci, e infine c’è il maceratese colpito con chirurgica precisione dal sisma e per questo più indietro da tutti i punti di vista a livello non solo di ricostruzione, a di casette.

“Gli eventi dell'ultimo anno ci hanno travolto ma non sono riusciti a piegarci. La nostra comunità sta reagendo bene. So che non è facile, so che occorre portare pazienza, ma sono certa che sapremo uscire da questo momento di difficoltà. Servono unione e condivisione, dobbiamo aiutarci l'uno l'altro e imparare ad ascoltare ogni giorno chi ci sta vicino” è stato il messaggio di Natale del sindaco di San Severino Marche, Rosa Piermattei.

A poca distanza si trova uno dei sindaci più combattivi, Alessandro Gentilucci di Pieve Torina: “Chiudiamo uno degli anni più difficili del nostro territorio martoriato dal sisma. È motivo di orgoglio sapere che le famiglie di Pieve Torina trascorreranno le festività natalizie con un tetto sopra la testa, seppure il nostro primo obiettivo resta quello di rientrare nelle abitazioni oggi distrutte. Non possiamo negare le difficoltà, ma è nostro dovere guardare avanti e sapere cogliere il meglio, per trasformarlo in energia per il futuro”.

Terza voce maceratese è quella di Franco Ceregioli, sindaco di Sarnano, un soffio di distanza da Amandola: “Le nostre aree Sae (le casette, ndr) sono in una situazione desolante.  All'esterno vialetti ancora da sistemare, cumuli di terra, terrapieni da ultimare, reti da cantiere, asfaltatura rovinata, pezzi di catrame sulle aiuole ecc; all'interno, oltre alla sporcizia, parte del mobilio e dei complementi d'arredo previsti nel capitolato non montati o addirittura assenti. Se alle 15 di mercoledì 27 dicembre non sarà tutto ultimato e funzionante in ognuna delle nove casette, non procederò alla consegna delle chiavi agli assegnatari, visto che la tempistica che era loro stata prospettata è stata già ampiamente disattesa”.

Problemi, ma c’è anche chi guarda ai soldi della ricostruzione e immagina il paese che verrà. Come Ortezzano che incassa 75mila euro e potrà riparare la torre ghibellina simbolo del Paese, o Monte Vidon Corrado che riparerà una chiesa cuore della cittadina al posto di una autorimessa inizialmente pensata, Servigliano che potrà effettuare due interventi milionari. Adeguare sismicamente il municipio e riconsegnare alla città la chiesa di Santa Maria del Piano danneggiata gravemente dal sisma come “risposta alla comunità che non cede e come visione di medio periodo per tutti” sottolinea il sindaco Marco Rotoni. E poi c'è Montefortino, che corre con la Carifermo verso una ripresa turistica dell'Ambro, "speriamo di far partire la parte strutturale a inizio anno", che ha nel'Inernaccio il suo riscatto, anche se il sindaco ha dovuto richiudere il sentiero a causa delle alte temperature post nevicata, "ma è tutto normale" ribadisce.

Mentre normale non è il tubo delle casette che si ghiaccia, ma anche qui c'è una spiegazione, quella del capo della protezione civile regionale Piccinini: "La forinutra della Sae è stata individuata in un ‘epoca prima del sisma, è uno standard che non si abbina al melgio alle nostre condizioni. La problematica del congelamento di alcuni tubi è oggettiva, stiamo intervenendo per una verifca a tappeto, ma non canccelliamo mai il lavoro fatto per qualcosa che realisticamente non sta funzionando”.