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In cammino nella Gola dell'Infernaccio per raggiungere il paradiso di padre Pietro: "Sarà tutto più bello e sicuro" (video)

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“È stato fatto un lavoro con grande qualità, rispettando l’ambiente, riusando materiale ma in modo moderno” prosegue il presidente della Regione. FOTO E VIDEO

di Raffaele Vitali

MONTEFORTINO – Turismo naturale e turismo religioso uniti da piccoli ponti. È anche questo l’ennesimo miracolo di padre Pietro Lavini. Che non sta più a vigilare sulla sua chiesa, costruita mattone su mattone, ma dall’alto guida menti e mani. Menti sono quelle della Regione Marche, che con il presidente Luca Ceriscioli hanno capito l’importanza di un luogo come la Gola dell’Infernaccio: “Un posto straordinario. È bastati dire apre e lungo il percorso ci sono persone che – spiega Ceriscioli - sanno che tra poco con la neve non potranno tornare, ma sono pronte per la primavera”. Mente è quella del presidente del Tennacola, Daniele Piatti, che tra l’altro è un geologo, che ha saputo fare i lavori in tempo record per riaprire il percorso ai turisti, ma soprattutto per non far rimanere senza acqua 150mila persone. “È stato fatto un lavoro con grande qualità, rispettando l’ambiente, riusando materiale ma in modo moderno” prosegue il presidente della Regione. Mente è quella di Domenico Ciaffaroni, sindaco di Montefortino, e perno attorno a cui ruota la ripresa di una parte dei Sibillini. Poi ci sono le braccia, quelle che hanno lavorato, quelle che hanno spinto perché i lavori si facessero presto, quelle che aspettano solo, sulle proprie gambe, di poter raggiungere l’eremo, e il nuovo laghetto naturale, per godere del paesaggio e della spiritualità di un luogo che non ha pari.

Tutto questo per una volta si è mosso insieme e ha portato alla passeggiata di oggi, dove politici, cittadini comuni, guide alpine e amici del ‘muratore di Dio’ hanno sfidato pioggia e nebbia per mandare un messaggio a tutti: “Noi ci siamo, i Sibillini sono vivi”. Lo ribadisce anche il presidente dell’Ente Parco Olivieri, che chiarisce i dubbi espressi nei giorni passati: “Il nostro compito è supportare, controllare, essere certi della sicurezza. Insieme a regione e sindaco abbiamo lavorato per questo e continueremo a farlo. Sapendo che ci sono alcuni tratti pericolosi, ma che ora si può accedere alla Gola”. Da tutti l’impegno a non fermarsi qua: appena il tempo ce lo permetterà – sottolinea Ceriscioli - metteremo in sicurezza l’eremo. Sappiamo quanto è amato, sappiamo quanto può essere importante per il turismo di questa zona”. Del resto, non devono prendersela i puristi, il turismo, la parte commerciale, è fondamentale per accelerare le azioni. Sperando che la primavera non arrivi troppo tardi: “Bisogna capire che non tutto si può fare subito. Ma abbiamo i soldi e abbiamo strumenti di azione sempre migliori”. Quelli che fino a oggi hanno rallentato la ricostruzione, ora stanno diventando funzionali: “Penso alla parte privata. Quello che oggi richiede 20 giorni, da gennaio, con le nuove norme ne richiederà due. Sarà un passaggio fondamentale. Poi è chiaro che ognuno deve fare bene il suo compito, inclusi gli ingegneri e i progettisti dei privati che devono sapere che troveranno uffici più rapidi se presenteranno progetti funzionali” aggiunge Ceriscioli.

Il sindaco Ciaffaroni è il simbolo della felicità. È una sua piccola vittoria questa passeggiata inaugurazione. Perché solo pochi mesi fa tra la Gola e la civiltà c’erano migliaia di chili di pietre franate dal monte. “Ora abbiamo ottenuto dall’Anas altri due milioni di euro per mettere in sicurezza tutto il fianco della montagna che insiste sulla strada” precisa il sindaco. Pezzo per pezzo sono state portate via e in tre mesi i ponti distrutti sono diventati punti fermi della rinascita: “Dovrei dire tanti grazie in questo giorno. Intanto però dice che ci siamo, che abbiamo riaperto un luogo amato e desiderato da tutti”.

Sia chiaro, nulla è sicuro quando si cammina in montagna, tanto meno in una zona fatta di alte mura e passaggi stretti, ma Ente parco, Tennacola, Regione e Comune si muovono come una cosa sola per rendere questa zona sempre più sicura. “Fare i lavori è stato complicatissimo, siamo dovuti passare da piccoli sentieri arrivando addirittura dal lato di Frontignano, ma ci siamo riusciti” ribadisce il presidente del Tennacola. Che ha temuto per l’acquedotto, ma i tecnici hanno saputo evitare anche il minimo disservizio lavorando dopo aver spostato montagne di rocce e metri di legna.

Ora, davanti agli occhi, resta la bellezza, resta un luogo unico e resta l’obiettivo: mettere in sicurezza e poi restaurare San Leonardo. “Vengo da Bergamo, da quando aveva conosciuto padre Pietro non posso più fare a meno di venire auna volta l’anno. Oggi sono arrivato a posta, perché era importante dare un segnale, far capire che la gente non dimentica e aspetta solo di poter tornare a pregare o a sedersi davanti a quella meraviglia costruita da un solo uomo”. E se padre Pietro Lavini è riuscito da solo a portare l’acqua, collegando tubi di venti metri, gli uomini di Ceriscioli non potranno faticare di più aa far arrivare tiranti e mezzi per far sì che non crolli quello che il papa ha benedetto da lontano fin dalla sua nascita. “tutto tornerà come prima” è la chiusura di Ceriscioli. E come direbbe padre Pietro: “Cerchiamo di avere fede”.

@raffaelevitali

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