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Montefortino, Ciaffaroni: "L'eremo lo metto io in sicurezza". Il futuro? "Ricostruiamolo con i fondi degli sms"

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“Abbiamo trovato nel consigliere regionale Francesco Giacinti la nostra spalla per cercare di riaprire la causa dell’eremo. Sto solo aspettando l’autorizzazione per poter trovare la ditta”. Le cose da fare sono chiare.

di Raffaele Vitali

MONTEFORTINO – Il sindaco Domenico Ciaffaroni non ama parlare a vanvera: aveva promesso che si sarebbe impegnato per il recupero dell’eremo di San Leonardo e lo sta facendo.

“Abbiamo dato la nostra disponibilità a mettere in sicurezza autonomamente l’eremo in modo da evitare ulteriori crolli” sottolinea il primo cittadino di Montefortino. La chiesa costruita da padre Pietro Lavini è stata danneggiata dalle scosse di terremoto e a un anno da quelle terribili ore è fermo, immobile, abbandonato a se stesso. Anche se la gente sta cominciando a tornarci, cosa che rende ancora più importante la messa in sicurezza.

“Abbiamo trovato nel consigliere regionale Francesco Giacinti la nostra spalla per cercare di riaprire la causa dell’eremo. Sto solo aspettando l’autorizzazione per poter trovare la ditta”. Le cose da fare sono chiare: “Ha resistito a scosse e neve, temo che possa cedere la parete verso l’Infernaccio. Serve una armatura, è il minimo fino a quando non verranno fatti i lavori di recupero” prosegue. Per la messa in sicurezza la spesa è al massimo 30-40mila euro.

Diverso il discorso per il pieno recupero. Su questo punto Ciaffaroni lancia la sua proposta: “Si parla tanto su cosa fare con i soldi donati dagli Sms degli italiani, soldi che dovrebbero andare oltre l’oggi, dando una speranza di futuro ai territori. Bene, visto che sono somme senza vincoli, usiamole per l’eremo (e qui serve il supporto della politica e della stampa, ribadisce il sindaco ndr). Servono 700mila euro tra lavori, assicurazioni e allestimento del cantiere che necessita di almeno una quindicina di voli con l’elicottero e di materiale che arrivi via terra”.

La speranza, inizialmente, era legata al recupero beni architettonici, ma l’ordinanza di Curcio ha escluso l’eremo, visto che non ha 70anni di vita. E così al momento è venuto meno l’appoggio della Sovrintendenza ai Beni culturali. “Siamo in mezzo a una partita fatta di burocrazia. Non possiamo fermarci di fronte a questo. Il sopralluogo c’è stato, è stato classificato con una E, quindi è inagibile. Per questo dobbiamo patire con l’armatura, sperando di sensibilizzare le istituzioni”. O magari, visto il placet delle monache benedettine proprietarie dell’eremo, quella dell’arcivescovo Rocco Pennacchio. La nuova guida della curia, che sarà a Fermo il 2 dicembre, arrivando con il duomo di Fermo recuperato potrebbe dedicarsi al simbolo dei Sibillini impegnandosi per trovare i fondi necessari o trattando ai tavoli della ricostruzione.

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