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Casa di riposo. M.S.Pietrangeli deve pagare 500mila euro. Il commissario: "Così eviteremo il dissesto"

martinocommissario

Martino: “Quando si parla della casa di riposo, ci sono due piani di discussione: il primo quello legato al nuovo bando, alla gestione. Il secondo è la causa civile che vede il Comune dover rimborsare l’ex gestore, la cooperativa Aurora”.


di Raffaele Vitali

MONTE SAN PIETRANGELI – Non parla quasi mai, ma quando lo fa è per ragioni serie. E così è anche questa volta. Il commissario prefettizio del comune di Monte San Pietrangeli, Francesco Martino, apre le porte della sala consiliare e seduto con a fianco il segretario comunale, il dottor Bonelli, presenta il futuro nebbioso del piccolo, quanto ricco di imprese, paese. “Dopo due anni di amministrazione i conti sono chiari. Il Bilancio sarà in squilibrio finanziario a causa dell'esecubilità di una sentenza di condanna che ho ereditato dal passato. Il regolamento Tuel prevede che i debiti sia possibile rateizzarli in tre anni. Studiando le carte con la Ragioneria dell’ente, però, abbiamo visto che non è possibile rateizzare, perché comporterebbe comunque uno squilibrio finanziario. Non potendo riconoscere un debito senza copertura, le alternative sono due”. Il fulcro della conversazione è la casa di riposo e il contenzioso civile che l’accompagna. “Quando si parla della casa di riposo, ci sono due piani di discussione: il primo quello legato al nuovo bando, legato alla concessione del servizio, che ho dovuto fare per l’annullamento della precedente gara annullata dal Tar nel 2012. Una gara diversa, con una concessione di servizi invece che un appalto. Il secondo è la causa civile che vede il Comune dover pagare 500mila euro all’ex gestore della casa di riposo, la cooperativa Aurora”.

Commissario, quali sono le alternative allo squilibrio finanziario?

“La prima è la dichiarazione del dissesto finanziario dell’ente, art 244 del Tuel. La seconda è usare il 243 bis, il pre dissesto, procedura volta a scongiurare l’esito tragico. È una procedura di riequilibrio finanziario pluriennale che prevede che il Consiglio comunale, e quindi il commissario in questo caso, deliberi l’attivazione della procedura e la trasmetta alla Corte dei Conti. Nel mentre l’ente deve predisporre il piano di riequilibrio nell’arco dei prossimi dieci anni. Il debito viene spalmato attraverso una rateizzazione decennale. Ma ci si riesce solo con una gestione da olio di ricino”.

Un iter complesso?

“Una volta trasmesso il piano analitico alla Corte dei conti, qualunque amministrazione arriverà non potrà discostarsi da quel piano che diventa un vincolo giuridico”.

Alternative?

“Non ci sono, il dissesto è reale. Il debito non è in conto capitale, quindi spazziamo via tutti gli equivoci alla possibilità di accensione di mutui o alienazioni di immobili che rientrano nel patrimonio. Non è possibile nessuna delle due soluzioni, perché le alienazioni la legge prevede che si possano fare per debiti in conto capitale, mentre questo è in parte corrente”.

Il quadro peggiora parola dopo parola. Cosa cambierà per i cittadini?

“Garantiremo i servizi essenziali, che sono impignorabili. Non crescerà il personale, non si faranno lavori e tanto altro. Ma comunque prima va fatto il piano, che non è così scontato che venga approvato. Va costruito alla perfezione e ci sono 90 giorni per farlo, quindi siamo al limite prima delle elezioni”.

Commissario Martino, facciamo un passo indietro. Come si è arrivati a un debito di 500mila euro?

“Torniamo indietro di anni. L’Ente dava alla cooperativa il 90% delle rette introitate. Nel contratto del bando era previsto che il restante 10% sarebbe stato versato quando ci fossero state le condizioni di sufficienza economica. Per Aurora significava quando la casa sarebbe stata a regime. Ma il bando non lo specificava. L’ente doveva quindi deliberare l’assegnazione del 10%. Non avendo mai fatto la delibera, le precedenti amministrazioni hanno ritenuto di non dare il 10%. Da qui, la somma richiesta. Per essere chiari era il bando a essere impostato in modo non chiaro. Con l’offerta al ribasso, la sufficienza economica l’ente aveva difficoltà a raggiungerla, a prescindere dal pieno regime. Il giudice in primo grado e in via cautelare ha però dato ragione alla cooperativa, più fumus che periculum”.

Il contenzioso civile, quando il commissario è arrivato, era già incardinato al tribunale di Fermo, in una fase avanzata. 

“Parliamo del decreto ingiuntivo della cooperativa Aurora, prima sospeso e poi in primo grado concluso con una sentenza a favore della cooperativa nell’agosto 2015. Fummo condannati al pagamento di 393mila euro 779 oltre a interessi moratori dalle singole scadenze al saldo effettivo, quindi dal 2007. E in più a 142mila 898 euro a titolo di risarcimento danni”.

Ma non avete pagato, giusto?

“Come commissario ho deciso di fare appello. E nel farlo, contestualmente ho chiesto la sospensione dell’esecutività della sentenza di primo grado. Richiesta a novembre accolta, ma la conferma in sede cautelare a gennaio non è arrivata, perché il fumus, la sostanza richiesta dalla parte, era superiore al periculum, il rischio di far crollare chi ricorre. A gennaio, la Corte di Appello di Ancona ha accolto la sospensiva solo limitatamente al risarcimento del danno”.

A questo punto che ha fatto?

“Con questa pronuncia, la sentenza di primo grado diventa esecutiva, anche se nel merito si discuterà a giugno. Quindi, nelle prossime settimane deliberò insieme al Bilancio un riconoscimento di un debito fuori bilancio di 400mila euro più gli interessi moratori. Da qui l’avvio della procedura per evitare lo squilibrio”.

@raffaelevitali 

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