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"Riportiamo la periferia al centro". Carifermo, 160 anni di storia e un solo modo per festeggiare: "Restauriamo il santuario della Madonna dell'Ambro"

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È passato un anno, “pochi segni di ripresa”, ma tanata voglia di farcela. “La Madonna dell’Ambro è un luogo simbolo della resilienza delle popolazioni”. Un simbolo che portava turisti, che per la comunità era un fulcro".

di Raffaele Vitali

FERMO – “Rimettiamo la periferia al centro. Lo facciamo dando certezze, come certa è la nostra solidità”. Centosessant’anni di storia e un progetto che va oltre le normali azioni: la Carifermo restaura il santuario della Madonna dell’Ambro. “Un intervento simbolico, forte e identificativo che conferma il nostro essere banca locale in un territorio colpito da eventi sismici epocali”. Il presidente Amedeo Grilli ha il tono deciso di chi ha affrontato la storia, di chi ha superato altri disastri naturali, di chi comprende la complessità di questo quadro.

160 anni fa non c’era l’energia elettrica, ma c’era la nostra banca. Dopo 160 anni c’è un quadro economico affievolito. Come festeggiare? Non con una serata di gala, non un libro a Natale, niente pubblicità e promozione, ma un solo unico e grande intervento che caratterizza l’importanza della nostra presenza nell’area più debole e colpita vicino all’epicentro del terremoto” prosegue Grilli.

È passato un anno, “pochi segni di ripresa”, ma tanata voglia di farcela. “La Madonna dell’Ambro è un luogo simbolo della resilienza delle popolazioni”. Un simbolo che portava turisti, che per la comunità era un fulcro. Serve il turismo: “Ma chi verrebbe in questa terra martoriata, in cui le scosse continuano e in cui la ricostruzione non è ripresa?” ribadisce il presidente della Banca.

Il Santuario è una chiesa del mille, con una facciata rifatta a inizio 1900, che al suo interno ha una struttura seicentesca, la più penalizzata, realizzata dall’architetto Venturi. “Ma del mille è il cuore che ha resistito alla scossa. Ma i danni sono devastanti”.

E con i danni alla chiesta si sono fermate le attività commerciali. “Ma chi andava all’Ambro andava a Montefortino, ad Amandola. Bisogna investire nei Sibillini. Il nostro impegno deve essere un innesto, un momento di attrazione, con la speranza che un imprenditore porti la sua attività nei Sibillini, che un turista scelga le nostre montagne per passare l’estate”.

La Carifermo prova a dare fiducia. “Abbiamo un bilancio a posto, siamo solidi, ma vogliamo dare di più: facciamo capire che andiamo lì. Sappiamo che scontenteremo qualcuno, chi aspetta contributi, magari sulla costa, dove ci sono più persone e dove sicuramente avremmo una ricaduta di immagine migliore. Ma noi vogliamo dare un segnale”.

Un progetto complesso, perché ci sono volte pesanti che richiedono un intervento complesso e costoso. “160 anni sono un traguardo importante, simbolo di una crescita fatta anche con segnali forti e controcorrente. Siamo una banca coraggiosa e questo coraggio lo portiamo a chi è stato gravemente colpito. Alcune attività se non trovano la forza, non ripartiranno più”.

“Stiamo perseguendo un bene comune. Che è anche un fine comune, come diceva San Tommaso. Quando abbiamo dato l’annuncio davanti ai nostri 300 collaboratori, il lungo applauso ci ha dimostrato che crediamo tutti nella stessa cosa: nelal fiducia della ripresa, del futuro” sottolinea l’Ad Vitali Rosati. Progetto e tempi presto saranno comunicate: “E vi diremo anche chi sarà al nostro fianco, oltre alle istituzioni. Non sapiamo quanto spenderemo, ma spenderemo quanto serve per ridare vita all'Ambro. Non penalizzeremo l'attività corrente e non aumenteremo i costi dei clienti. Ma in costanza di presenza faremo qualcosa di unico per il bene comune. E va fatto ora, il tempo non è una variabile indifferente”.

@raffaelevitali

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