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Il distretto del cappello vale 100 milioni e rilancia: "Un marchio regionale per essere unici nel mondo"

cappellli gruppo

Entrando nei numeri, presentati dal presidente di Tessilvari, Paolo Marzialetti, a dominare il settore è il cappello di paglia che vale 20,6mlioni di euro di esportazioni con una crescita dell’11.7%. a seguire i berretti con un +6,2%, ma anche un +7,7 di import.

Montappone – La regione Marche ha deciso di puntare con forza sul distretto del cappello e sulla sua produzione di alata qualità. Per farlo, oggi si inizierà a discutere di un marchio di qualità che possa certificare e rappresentare i produttori nel mondo dando un segno di riconoscimento per un mondo che esporta il 76% della sua produzione.

Entrando nei numeri, presentati dal presidente di Tessilvari, Paolo Marzialetti, a dominare il settore è il cappello di paglia che vale 20,6mlioni di euro di esportazioni con una crescita dell’11.7%. a seguire i berretti con un +6,2%, ma anche un +7,7 di import.

La Cina resta il paese di riferimento per le importazioni con il 43% del totale pari a 46.5 milioni di euro. Mentre chi ama indossare un cappello made in Italy è la Germania, che conferma l’amore che ha per le scarpe del distretto fermano. Il mercato tedesco vale 17,9 milioni di euro, +11,4% e ha sorpassato la Francia (17,5 milioni di euro, +1,2%). Seguono Stati Uniti (10,9 milioni di euro, -0,7%), Regno Unito (10,8 milioni di euro, +23,5%), Spagna (6,7 milioni di euro, -6%) Giappone (5,2 milioni di euro, +19,6%), Svizzera (4,9 milioni di euro, -19,4%). Austria (4,3 milioni di euro, -5,2%), Russia (3,8 milioni di euro, -10,2%).

“Quando si leggono numeri del mondo del cappello, non va mai dimenticato che il 70% del valore in termini di aziende, addetti e fatturato spetta al nostro Distretto del Cappello "Fermano (Montappone, Massa Fermana, Monte Vidon Corrado, Falerone) - Maceratese (Mogliano, Loro Piceno, Sant'Angelo in Pontano)" il cui core-business è comunque rappresentato dai soli comuni di Montappone e Massa  Fermana dove risiedono oltre l'80% delle aziende del Distretto e circa il 50% di quelle su scala nazionale” spiega Paolo Marzialetti.

Nel quadro macroeconomico spicca l’exploit del Regno Unito anche dopo la Brexit. “Preoccupa la negativa performance del mercato russo confermato anche dal dato negativo della Svizzera, anche per via delle diminuite triangolazioni commerciali” prosegue l’uomo che sta in testa a 100 imprese e 1700 lavoratori che producono oltre 100milioni di euro di fatturato.

Ma questa è la base, poi c’è il futuro che è fatto di miglioramenti: “Dobbiamo innalzare la qualità del prodotto, offrire servizi al passo con i tempi ma anche studiare forme di co-branding con aziende dell'abbigliamento e del lusso che scelgono di produrre nel nostro distretto” prosegue Marzialetti.

Se la paglia è il top di gamma, ma non va dimenticato che la materia prima arriva da Cina e Vietnam, bisogna innalzare sempre più la qualità per rendere il ‘Panama’ made in fermano superiore a quello prodotto interamente in Oriente, un prodotto che dopo anni di crescita ora sta calando per il rinnovato interesse al made in.

Il canale per crescere è quello dell’unione tra i diversi settori della moda. “Non abbiamo un marchio riconoscibile e ci presentiamo quindi sui mercati internazionali unicamente con la qualità del nostro manufatto e con l'etichetta Made in Italy, la cui definitiva regolamentazione a livello comunitario deve divenire ormai imprescindibile ed irrinunciabile. Questo non basta più”. La necessità di un marchio commerciale unico no è rinviabile. Ed è su questa strada che per le Marche sta lavorando la Regione con le assessore Bora e Bravi. “Il nostro Distretto sarà universalmente riconosciuto come il più importante d’Europa, con un marchio “Territoriale” che verrà affiancato a quello regionale “1M Marche Eccellenza Artigiana”. Tale progetto della Regione Marche scaturisce dunque proprio dai limiti del nostro Distretto formato da imprese la cui piccola dimensione da un lato garantisce la flessibilità (nella gestione, nella produzione, nei costi, ecc.), dall'altro rappresenta un limite per la carenza di risorse finanziarie”.

Raffaele Vitali

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