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Borse e pashmine di Silvia Tirabasso: "Dall'Annibal Caro allo Ied fino al Mipel, vi racconto il mio mondo"

tirabasso borse

La giovane stilista è partita da Monte Vidon Corrado dove c'è l’azienda di famiglia che è nata con i cappelli per poi allargarsi al mondo degli accessori e delle pashmine.

di Raffaele Vitali

MILANO – Padiglione 10. A dividere il mondo delle borse e degli accessori del Mipel da quello di tacchi e tomaie del Micam c’è una tenda fatta con piccole catenelle di ferro. Una divisione che lascia passare tutto, come si conviene a due mondi che devono interagire e che in prospettiva lo faranno ancora di più, magari con un accentramento del Mipel, con i suoi veri profumi di pelle, nei padiglioni più vicini ai piani nobili del Micam guidato da Annarita Pilotti. Tante le aziende fermane che hanno puntato su Milano e tra queste spicca il sorriso di una ventiseienne che davanti alla macchina fotografica diventa timida fino a quando non scioglie i capelli e lascia trasparire l’anima della creativa designer che vuole conquistare il mondo. È Silvia Tirabasso, made in Monte Vidon Corrado.

Tirabasso, ma come si fa a creare una propria collezione? Come è nata PashBag?

“Non è causale il mio percorso. Se vogliamo è solo l’inizio, visto che mi sono diplomata al Classico. Da lì, con la passione per il disegno che cresceva, la scelta di andare a frequentare lo Ied a Milano. E poi specializzazioni in fashion design e il desiderio di voler unire le caratteristiche dell’azienda di famiglia con la mia passione”.

Lei è partita da Monte Vidon Corrado?

“Qui c’è l’azienda di famiglia che è anta con i cappelli per poi allargarsi al mondo degli accessori e delle pashmine. Con queste ultime che sono diventate il core business della azienda. E più le guardavo e più pensavo a come abbinarle. Volevo qualcosa di mio, ma legato all’azienda”.

Una linea made in…

“La penso e la disegno io, poi produciamo una parte in Cina e una in India. Poi tutto torna a Monte Vidon Corrado dove completiamo l’opera per tutto quello che è la parte tessile. Una scelta obbligata per poter reggere sul mercato”.

Un mercato che cresce per lei Tirabasso. Dove vende?

"Ho una rete di agenti in Italia che raggiungono 400 punti vendita. Boutique e negozi di pelletteria che abbinano alle griffe, a nomi come Simona Pepe, le mie creazioni. Diciamo che sono una alternativa originale a un prezzo contenuto. È anche questa la mia forza”.

Quanto lavoro c’è dietro al creazione?

“Ogni stagione stampiamo una quindicina di tipi diversi di decorazioni. E poi ci sono i modelli, 12 quelli che normalmente uso e su cui lavoro. Un campionario molto vasto, anche qui a Milano ho potato invernale ed estivo, con grafiche e modelli sempre nuovi”.

E come si trovano nuove idee?

“Viaggiando, passando settimane tra Londra e Parigi. Ma non credete che sia semplice, spesso la ricerca è vana. Bisogna sapere anche dove andare, le tendenze non son davanti agli occhi di tutti”.

Lei è nata abbinando la borsa alla pashmina da donna. Ma l’uomo?

“Ce lo chiedono spesso. L’azienda di famiglia produce sciarpe anche per l’uomo, ma io ancora non ho trovato l’idea, il prodotto che mi convince per lanciare una linea. Sto studiando, sono convinta che uscirà fuori dal cilindro”.

Tanta Italia per lei, ma fiere all’estero?

“E’ una step necessario. Stiamo studiando il come e il dove. Ma già riuscire ad affermare il proprio nome, al propria creazione in Italia è un bel successo”.

Dica la verità, ma senza la sua famiglia ce l’avrebbe mai fatta?

“Impossibile. L’idea c’era, ma il lavoro necessario per avviare l’Atelier du Sac è stato enorme e costoso. Devo tutto alla mia famiglia ed è anche uno dei motivi per cui la mia linea è anta e si sviluppa abbinando ciò che c’era, la pashimina, al nuovo, la borsa. Innovazione e tradizione”. Non solo ricambio generazionale, quindi, ma vera integrazione tra generi ed età diverse. Un esempio da studiare e provare a imitare.

@raffaelevitali 

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