Intervista. Da Rapagnano a ogni angolo del corpo: il mondo dei tatuaggi visto da Luca e Michele, Venom Art Tattoo

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Quando ‘pesa’ disegnare una persona? “La responsabilità è tanta. Ti rendi conto che potresti rovinare la pelle delle persone”.

di Chiara Fermani

RAPAGNANO - Professionalità e tanta passione sono le cose che si respirano entrando nello studio di Luca Romagnoli, che due anni fa ha deciso, in un paese piccolo come Rapagnano, di seguire la sua passione e aprire lo studio di tatuaggi, Venom Art Tattoo, oggi un punto di riferimento per tutti gli amanti dell’arte del tatuaggio. Oggi con lui anche un giovanissimo artista di Porto Sant’Elpidio, Michele Volpi. Ad accomunarli una passione per il disegno fin da bambini, a dividerli forse il numero di tatuaggi, Luca ne ha tantissimi, Michele pochi e tutti fatti da lui.

Luca Romagnoli come nasce la sua passione per i tatuaggi?

“Nasce con la passione per il disegno, una passione che ho da sempre, tra l’altro mio padre è pittore e scultore, quindi sono una specie di figlio d’arte e ho sempre disegnato. Purtroppo sbagliando, come la maggior parte dei ragazzi a quattordici anni, non ho scelto di fare l’istituto d’arte, ma le uniche cose che i miei genitori sentivano ai colloqui erano: “Luca sta sempre per i fatti suoi e disegna”.

E poi come è diventato tatuatore? Quali sono le tappe per intraprendere questo lavoro?

“Da zero, senza nessuna esperienza. Nessun tatuatore ti prende a lavorare nel suo studio. Ma nel frattempo sono entrato molto in amicizia col tatuatore dal quale ho fatto i miei primi tatuaggi, che si era accorto della mia passione per il disegno e nel frattempo che lavoravo come progettista di stampe 3d, disegnavo per il suo studio. Uscivo da lavoro e andavo da lui. Poi ho comprato l’attrezzatura necessaria per tatuare, oggi è molto facile reperirla su internet, e ho cominciato a tatuare amici, parenti e sfortunati di ogni estrazione”

Quindi ricorderà benissimo il primo tatuaggio che ha fatto?

“In realtà quando si inizia le prime vittime sacrificali sono le pelli del maiale, anche se ultimamente si usano le pelli sintetiche, fanno meno schifo. La prima persona che ho tatuato è stata mia sorella, la mia prima sostenitrice. Ha voluto a tutti i costi che le facessi un tatuaggio, anche se io non me la sentivo minimamente. Un simbolo dell’infinito sopra al deltoide. Devo ammettere che se sono qui oggi è soprattutto grazie alla spinta emotiva di amici e parenti e del mio tatuatore che dopo essermi fatto un po’ di esperienza, ha visto delle potenzialità e mi ha preso nel suo studio”.

E’ stata una bella sensazione tatuare sua sorella?

“No, orribile, se ci ripenso tremo ancora! Per quanto tu possa essere bravo a disegnare, quando lo fai su pelle è tutta un’altra cosa. Negli anni ho sempre detto a mia sorella di sistemare quel tatuaggio, ma lei ci tiene a tenerlo così, in ricordo della mia prima volta”.

Quando ‘pesa’ disegnare una persona?

“La responsabilità è tanta. Ti rendi conto che potresti rovinare la pelle delle persone”.

Insomma, due periti tecnici che oggi sono diventati tatuatori. Michele, quale è invece la sua storia?

“Esattamente la stessa storia! Disegno da quando ho dieci anni, ho da sempre una grande passione. Già alla fine delle superiori avevo capito che volevo fare un lavoro inerente all’arte, ma mai avevo pensato di fare il tatuatore, non mi ero mai avvicinato a questo mondo e non avevo nessun tatuaggio. Poi, due anni dopo una macchinetta comprata quasi per gioco assieme ad un mio amico e la prima linea che ho fatto su pelle sintetica è stata una sensazione bellissima. E il primo tatuaggio è toccato proprio al mio amico, una scritta sul polso. Diciamo che lui è stato il mio primo motivatore! E’ stato comunque un percorso psicologico molto impegnativo.

Dopo quanti tatuaggi passa l’ansia da prestazione?

“Fondamentalmente non passa mai. Quando poi diventa un lavoro serio, capisci che se le persone vengono da te per tatuarsi è perché si fidano e quindi la fiducia in te stesso cresce sempre di più. Se pensi al fatto che stai “segnando” la pelle di una persona per tutta la vita, la stanchezza psicologica a fine giornata si fa sentire, eccome”.

Come si sceglie un buon tatuatore?

“Io personalmente – spiega Luca - ho scelto sempre i tatuatori in base a quello che dovevo tatuarmi, cosa a cui spesso non si pensa. Ogni tatuatore ha la sua specializzazione. Io ho scelto di collaborare con Michele proprio perché ha uno stile totalmente diverso dal mio. Io faccio uno stile realistico, Michele lavora quasi esclusivamente con le linee e la geometria. Voglio offrire il massimo ai miei clienti”.

Il genere del tatuaggio è un po’ legato alla moda del momento giusto?

“Sì, spesso le persone tendono a farsi tatuare quello che vedono, non che sia sbagliato, ma dovrebbero affidarsi di più al tatuatore, che magari può proporre cose originali e anche più belle”.

Esiste un’etica del tatuaggio, ce n’è uno che non fareste mai?

“C’è sempre un tatuaggio che non faresti mai! Io – ribadisce Michele - amo poco lo stile maori, ma cerco di accontentare tutti e farlo al meglio”. “Ognuno – prosegue Luca - si tatua quello che vuole. Può capitare però che qualcuno porti un disegno fatto male e allora si cerca di convincere il cliente a migliorarlo e rivederlo sempre mantenendo l’idea di base, anche perché il tatuaggio porterà la mia “firma” e ci tengo che sia esteticamente bello. Capita di fare tatuaggi anche a sfondo politico, parecchio espliciti, tipo volti o simboli. Io più di accertarmi che il cliente sia consapevole che quando andrà al mare il tatuaggio si vedrà e potrebbe essere giudicato per questo, non posso fare. Cerco sempre il metodo migliore per farlo, ma non mi sono mai rifiutato. Se parliamo di etica quello che ci rifiutiamo entrambi di fare è un tatuaggio già fatto da qualcuno. Lo posso disegnare simile, dello stesso stile, ma deve essere mio, non per manie di protagonismo, ma anche per rispetto del tatuatore che l’ha fatto e della persona che ce l’ha addosso”.

Michele, lei è molto presente sui social, specie su Instagram, per mostrare i tuoi lavori, quali i pro e i contro?

I pro sono molti, i tuoi disegni vengono visti da tutti, ma il contro dei social potrebbe essere proprio questo, può starci che qualcuno copia i tuoi disegni, sta poi al tatuatore rivisitarlo e farlo in modo diverso, anzi sarebbe interessante vedere la rivisitazione di un tuo disegno o di un tuo tatuaggio. Farlo identico non è rispettoso a mio avviso”.

Le regole per il tatuaggio perfetto?

“Il tatuaggio perfetto non esiste. Se a fine lavoro non trovi almeno un difetto vuol dire che o sei limitato o sei Dio” sorride Luca. “Per quanto sei soddisfatto del lavoro fatto e il cliente può esserlo ugualmente, devi sempre essere autocritico con te stesso se vuoi migliorare”.

C’è un famoso tatuatore americano che fa tatuaggi secondo l’ispirazione del momento e i coraggiosi lo vedranno solo a operazione completata. Voi ve lo fareste, magari tra di voi?

“Assolutamente sì. Ci fidiamo ciecamente”.