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Lo sfogo dei sindaci: 'Se non si vuole ricostruire, basta dirlo'. E dopo il sisma crollano i residenti

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Questo il clima tra i sindaci a due anni dalle scosse del 26 ottobre, due in successione, di magnitudo 5.4 alle 19:11, l'altra 5.9 alle 21:18, e di quella del 30 ottobre poco dopo le 7 di magnitudo 6.5, che hanno allargato l'area del cratere sismico.

AMANDOLA - Da una parte la rabbia, dall’altra l’analisi lucida, in mezzo la consapevolezza. La prima la rappresenta il sindaco Falcucci di Castelsantangelo sul Nera, uno dei comuni più colpiti dal sisma due anni fa: “A Genova hanno dato il sindaco commissario e poteri speciali al governatore, a Ischia un condono tombale. Noi abbiamo dovuto faticare per avere l'ampliamento al 20% delle sanatorie per piccoli abusi, che ci sono state rifiutate nettamente l'estate scorsa, per poi passare con l'emendamento di Lega e M5s pochi giorni fa. Abbiamo dovuto aspettare mesi. Perché?”.

In mezzo c’è Adolfo Marinangeli, sindaco di Mandola: “Due anni fa, durante una serata nebbiosa, la vita delle nostre famiglie e delle nostre piccole comunità cambiò improvvisamente per un evento tragico. Come si fa a non volerlo capire. Troppo facile viverlo e gestirlo da dietro una scrivania ad oltre 100 km di distanza senza vivere paure e stress incessanti. Qui dovevano essere portati gli uffici dei funzionari che avrebbero poi deciso le sorti del nostro futuro, purtroppo ancora appeso a scelte sempre più fredde e calcolate senza un minimo di sensibilità. Poveri noi sindaci ormai allo stremo delle ultime forze rimaste. Resistere, ma è molto dura credetemi”.

Dall’altra parte c’è il geologo Emanuele Tondi, sindaco di Fiastrone: “L'emergenza attuale è quella che scaturisce dal vedere che non si muove nulla. Le persone si deprimono nell'assistere a questo immobilismo”.

Questo il clima tra i sindaci a due anni dalle scosse del 26 ottobre, due in successione, di magnitudo 5.4 alle 19:11, l'altra 5.9 alle 21:18, e di quella del 30 ottobre poco dopo le 7 di magnitudo 6.5, che hanno allargato l'area del cratere sismico. Dopo tre diversi governi e altrettanti commissari, la ricostruzione stessa stenta a partire e i primi cittadini devono governare un territorio che rischia lo spopolamento. “Un trend già in atto, accelerato dal terremoto - spiega Nico Bazzoli, ricercatore dell'Università di Urbino, presentando i primi dati di uno studio -. Prima del terremoto c'era un calo di 750 persone l'anno, nei due anni successivi al sisma il dato è salito a 3.000 persone ed è come se sparisse un comune delle dimensioni di Sarnano”. Di fronte a questo stallo resta solo una frase, quella amara di Falcucci: “Se qui non si vuole più ricostruire, se questo territorio deve morire, ce lo dicano chiaramente”.

@raffaelevitali

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