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Il mondo celebra il pistacchio. Amandola gli dedica un giorno alla Casa del Gelato

Il pistacchio, utilizzato da 10mila anni, è garanzia di longevità, se consumato giornalmente nelle giuste quantità, come dimostrato da molti studi universitari.

pistacchio gelato


AMANDOLA – “Un cono gelato nocciola e pistacchio, grazie”. Quante volte lo si sente dire entrando in una gelateria. E lo si sentirà tutto il giorno il 26 febbraio. Venerdì, infatti, è il World Pistacchio Day.

La Casa del Gelato di Amandola, tra le più antiche del Fermano, aderisce per la prima volta. “Presenteremo vari gusti di gelato al pistacchio, come – spiega la titolare della gelateria Sara Marini che gestisce il locale con la sorella Nadia e la mamma Anna - il cremino di pistacchio, la stracciatella al pistacchio, il pistacchio salato oltre a tanti altri che non voglio svelare”.

La festa del pistacchio è stat voluta dall’American Pistachio Growers, associazione che rappresenta i coltivatori di pistacchi di tutto il mondo. È il modo scelto per far comprendere le proprietà di un alimento ricco di antiossidanti e polifenoli.

“Utilizziamo un pistacchio naturale e puro al 100%. La nostra politica infatti è quella di puntare sempre sulla qualità e sulla naturalità dei prodotti, non solo per la gelateria, ma anche per la pasticceria”. Il pistacchio, utilizzato da 10mila anni, è garanzia di longevità, se consumato giornalmente nelle giuste quantità, come dimostrato da molti studi universitari. Infatti la prima ricerca fu condotta dall’University of Hohenheim di Stuttgart (Germania) in collaborazione con l’Università di Nairobi (Kenya), che confermò che consumare pistacchi aiuta a prevenire l’obesità.

“Abbiamo aderito perché crediamo nell’importanza di una alimentazione sana ed equilibrata, dove i dolci hanno il loro importante ruolo”. Una festa da non perdere, ma bisogna arrivare ad Amandola.

Operazione "Rosso d'Uovo" alla Fratelli Monaldi: sequestrati quattro milioni di euro di beni

La Guardia di Finanza ricostruisce il fallimento dell’Agroalimentare F.lli Monaldi Spa. 
tribunale web


FERMO – Le uova non hanno confini. Soprattutto per la Procura di Fermo che questa mattina ha coordinato perquisizioni tra Fermo, Ravenna, Bologna, Verona, Grosseto, Roma e Treviso. Le indagini dirette dal procuratore capo Domenico Seccia sono state affidate, per la loro esecuzione, al Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ascoli Piceno.

Al centro dell’articolata attività di polizia economica e finanziaria relativi al fallimento dell’Agroalimentare fratelli Monaldi, “fornitore di prodotti a importanti società del settore come Barilla, Ferrero, Bauli, Rana”, che la Procura quantifica in un passivo di 100 milioni di euro.

È scattato il sequestro preventivo di beni di diverso genere per un valore complessivo di 4 milioni di euro: una villa di lusso e relative pertinenze in provincia di Verona; un’altra analoga nel Fermano, in parte adibita a “Bed&Breakfast”; un appartamento, un fabbricato, un terreno, un ulteriore fabbricato ancora in costruzione destinato ad usi commerciali e residenziali, due autovetture, arredi di pregio e gioielli, tutto nel Fermano.

“Il sequestro è scattato in conseguenza dell’accertamento di precise responsabilità in capo a quattro persone, soci e membri del Consiglio di Amministrazione, denunciate a vario titolo all’Autorità Giudiziaria per “Bancarotta fraudolenta patrimoniale aggravata” e “Bancarotta preferenziale” precisa la Guardia di Finanza.

Le indagini hanno consentito di individuare condotte distrattive, di dissipazione di risorse patrimoniali della società, attuate sin dall’anno 2007. La ricostruzione dei complessi accadimenti aziendali ha portato i militari del Nucleo di Polizia Tributaria a scandagliare anche una serie considerevole di evidenze finanziarie confluite in 86 rapporti bancari, detenuti presso 40 istituti di credito diversi.

“Le attenzioni investigative sono state indirizzate sin da subito verso l’analisi del contesto societario – a ristrettissima base familiare – e dell’insieme dei rapporti intercorrenti tra la fallita ed altre società appartenenti al medesimo gruppo imprenditoriale, situate sia sul territorio nazionale (province di Fermo e di Verona), sia su quello estero (Romania ed Albania), una circostanza quest’ultima che ha reso particolarmente difficoltosa la ricostruzione delle vicende societarie”.

Con la Monaldi si sono intrecciate altre due società agricole italiane sempre riconducibili agli indagati, che dopo aver acquistato materie prime dalla fallita rivendevano alla stessa il prodotto finito. “Le predette società agricole sostanzialmente hanno rappresentato lo strumento utilizzato dagli indagati al fine di distrarre consistenti risorse finanziarie provenienti dalla fallita. In pratica quest’ultima regolava i debiti verso le società agricole mediante invio di denaro liquido, senza però ricevere dalle stesse i pagamenti relativi alle vendite effettuate nei loro confronti, svuotando così di fatto e in maniera consistente la propria cassa. Il denaro confluito sui conti correnti delle società agricole, quindi, veniva sistematicamente prelevato dagli indagati, alla stregua di un vero e proprio “sportello bancomat”, ed utilizzato dagli stessi per finalità a prevalente carattere personale quali, ad esempio, il pagamento di tributi, acquisti di immobili, ristrutturazioni edilizie, viaggi all’estero, acquisto di gioielli, ricariche di carte di credito, acquisto di polizze vita, assegno di mantenimento del coniuge, acquisto di mobili ed arredi”.

Tutto questo è stato scoperto dalla Procura di fermo e dalla Guardia di Finanza in una attività durata oltre un anno che ha mostrato “la consapevole distrazione, ovvero, comunque, la dissipazione di risorse finanziarie per oltre 12 milioni di euro”.

I migliori chef d'Italia cucinano alla Storiella. Serata da cinema a Lapedona: ultimi posti per sognare

Allenamento a porte aperte da domani pomeriggio, con il clou mercoledì mattina riservato agli alunni delle scuole Alberghiere delle Marche. E poi mercoledì la cena irripetibile, con la Nazioanle italiana, a 70 euro.

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di Raffaele Vitali

LAPEDONA – Volete vedere i migliori cuochi d’Italia in azione? Volete conoscere il menu che verrà presentato alle Olimpiadi in programma in Germania? Volete capire come un cuoco diventa chef e come uno chef diventa un inventore di piatti? La grande occasione è arrivata e va in scena al ristorante ‘La storiella’ di Lapedona dove la Nazionale Italiana di cuochi si esibirà per due giorni.

Un’occasione unica che solo il saggio folle Sandro Pazzaglia, cuoco dalle mani d’oro, poteva realizzare. Certo, non da solo, perché serviva un altro folle sognatore come Tonino, il titolare della Storiella che da re della brace per una sera diventa padrone di casa.

Una due gironi in compagnia della Nazionale che sta preparando le Olimpiadi, unica tappa delle Marche per il tour che sta portando i cuochi in tutte le regioni in cerca dell’ingrediente ideale da aggiungere a un menu che dovrà conquistare i 110 giurati olimpici. “Domani il team manager della Nic, Daniele Caldarulo terrà anche un briefing sul tema delle nuove tendenze dell’arte culinaria” sottolinea Pazzaglia.

E 110 sono anche i posti a diposizione per la cena in programma mercoledì sera. Un evento non solo per la bontà dei piatti che verranno degustati, ma per il fatto che attraverso quattro plasma gli ospiti potranno assistere in diretta alla preparazione dei piatti e provare a carpire i segreti di un’arte che dal cinema alla tv inchioda milioni di italiani a uno schermo. Prima che ai fornelli.

Allenamento a porte aperte da domani pomeriggio, con il clou mercoledì mattina riservato agli alunni delle scuole Alberghiere delle Marche. L’Associazione Cuochi, guidata da Pazzaglia, ha fortemente voluto questo momento di formazione professionale per i soci che non mancheranno di confrontarsi con i membri della Nic.

Durante i due giorni gli chef del team azzurro avranno modo di affinare la preparazione del menù olimpionico e conoscere alcune delle eccellenze enogastronomiche locali, presentate presso “La Storiella”. Queste le aziende presenti: “Lavorcarni” di S.Severino Marche, Cantina Moncaro Terre Cortesi di Montecarotto, Frantoio Natali di Civitanova Marche, “La Golosa” di Montelparo, Marcozzi di Campofilone, Sabelli di Ascoli Piceno, Agripompei di Moresco, Distilleria Varnelli di Pievebovigliana, Alfio pane e dolci di P.S.Giorgio, Bottega della Cuccagna di Montemonaco, Marilungo di Campofilone, Cantina Rio Maggio di Montegranaro, Cantina Centanni di Montefiore dell’Aso, Cantina Poderi dei Colli di Montalto delle Marche e “Guidoliva” di Ascoli Piceno.

Tonino Marconi è felice, nonostante l’impegno economico messo in piedi per ospitare per de giorni interi i super chef che arrivano da ogni angolo d’Italia e sono capitanati da Daniele Caldarulo, l’uomo che ha portato il futuro dentro la tradizione della cucina di Bari. “Stiamo preparando al meglio l’evento con l’auspicio di accogliere gli ospiti come meritano oltre a offrire loro quanto di bello e buono abbiamo nel Fermano e nella nostra Regione”.

Chi vuole partecipare deve prenotarsi, ci sono ancora dei posti disponibili, allo 0734/936373. Il costo della cena, unica e irripetibile, con tanto di show cooking via maxi schermo è di 70 euro.

@raffaelevitali 

'Come saltano i pesci' approda al cinema. Izzo e Riccioni nella produzione marcata Brosway

Ci si commuoverà guardando Simone Riccioni, star del film assieme a Biagio Izzo, per la prima volta impegnato in un ruolo drammatico.

locandinapesci


FERMO – Tenersi liberi per fine marzo. Nel we di Pasqua al cinema approda “Come saltano i pesci”, il film del regista maceratese Alessandro Valori prodotto da Multivideo, Linfa e Bros Manifatture, l’azienda di Montegiorgio che porta nel mondo i marchi Rosato, Brosway, S’Agapõ e Pianegonda. “Abbiamo deciso con molto orgoglio di partecipare a questo importante progetto che mette in luce i talenti e le meraviglie paesaggistiche delle Marche”.

Un film girato tra Porto San Giorgio e Amandola. Presentato mesi fa, doveva uscire dopo le vacanze di Natale, ma la produzione ha optato per fine marzo, quando i colossi americani e film da botteghino italiani avranno finito di assorbire tutti i visitatori. Perché chi si siederà in sala per ‘Come saltano i pesci’ deve sapere cosa ha di fronte: un film sui legami e sulla diversità, che vede protagonista un ragazzo di 26 anni, Matteo, alla scoperta della verità sulla sua famiglia e sul mondo che lo circonda. Vissuto da sempre circondato dall’amore dei suoi genitori, Italo e Mariella, e della sorellina Giulia, Matteo è costretto ad affrontare la dura realtà che gli era da sempre stata nascosta. 

Ci si commuoverà guardando Simone Riccioni, star del film assieme a Biagio Izzo, per la prima volta impegnato in un ruolo drammatico. Il cast, per un film girato interamente nelle Marche, è ricco: oltre alla coppia Izzo-Riccioni, Marianna Di Martino, Brenno Placido, Giorgio Colangeli, Maria Amelia Monti, Luigi Moretti, Maria Paola Rosini, Albino Marino, Maria Chiara Centorami, Armando De Razza e Sarah Maestri.

@raffaelevitali 

Esce per buttare l'immondizia e scompare ad Altidona. Dopo una notte di ricerche ritrovato alla Croce Verde

Pochi minuti prima che la Prefettura avviasse una battuta di ricerche con tutte le forze dell’ordine, questa mattina verso le 7 è arrivata una chiamata dalla sede della Croce verde Valdaso.

carabinieri posto blocco 2


ALTIDONA – ‘Mamma, vado a buttare l’immondizia’. Così, prima di uscire di casa e non tornare più per tutta la notte. Sono state ore di terrore per una famiglia di Marina di Altidona. Il ragazzo, erano da poco passate le 20, dopo cena era uscito, come tante altre volte. Un tragitto di pochi metri che è diventato infinito. La madre, dopo avere atteso, ha denunciato la scomparsa. Sono scattate le ricerche da parte dei carabinieri di Pedaso e di Petritoli. Lo hanno cercato per tutta la notte, non c’era traccia però del ragazzo. Pochi minuti prima che la Prefettura avviasse una battuta di ricerche con tutte le forze dell’ordine, questa mattina verso le 7 è arrivata una chiamata dalla sede della Croce verde Valdaso. Il ragazzo si era fermato a dormire nella struttura. Una discussione in famiglia forse la causa della fuga, durata poche lunghissime ore.

Mattinata infernale in A14: fiamme e incidenti tra Pedaso e Porto San Giorgio

Da una parte, direzione nord, le fiamme, con l’incendio di un mezzo che ha comportato il blocco della circolazione e l’intervento dei vigili del fuoco di San Benedetto del Tronto.

polizia rallenta


PEDASO – Prime ore del giorno da dimenticare per chi viaggia in A14 tra Pedaso e Porto San Giorgio, l’autostrada delle gallerie che attende il riavvio dell’iter per la terza categoria.

Da una parte, direzione nord, le fiamme, con l’incendio di un mezzo che ha comportato il blocco della circolazione e l’intervento dei vigili del fuoco di San Benedetto del Tronto. Il camion si è incendiato poco dopo le quattro del mattino. È stato il caos, per fortuna agevolato dall’orario. I vigili del fuoco e la polizia autostradale hanno lavorato per due ore, quelle necessarie per riaprire la circolazione alle auto, che sono state obbligate ad uscire a Pedaso

Dall’altra parte invece, poco prima delle 8, la nuova coda. Questa volta sul lato opposto, direzione nord-sud, dove i lavori creano improvvisi rallentamenti, con il classico incidente. Anche qui sono in azione i mezzi di soccorso e gli uomini della Polizia.

I 50anni della Sagra delle Cozze nelle solide mani di Tonino Marsala. Toce: "Un porto sicuro"

Ha un compito gravoso da assolvere il nuvo presidente della Pro Loco: preparare la grande festa per i 50 anni della più importante sagra del territorio, assieme a quella dei maccheroncini. Non sarà facile, ma ce la farà.

faro marittimo


di Raffaele Vitali

PEDASO - “E’ un porto sicuro, l’uomo giusto”. Il sindaco di Pedaso, Barbara Toce, non ha dubbi: Tonino Marsala è il presidente perfetto per portare la Pro Loco verso il 50enario della Sagra delle Cozze.

È stato eletto questa mattina dopo una vivace assemblea in cui non sono mancati gli interventi, anche critici su gestione e scelte soprattutto passate. Ma poi, alla fine, tutte le associazioni compatte hanno detto sì a Marsala. Non un volto nuovo, è già stato presidente, ma capace. “E’ una persona estremamente aperta. È un imprenditore, che ha gestito la sua azienda molto bene. E quando gestì la Pro Loco lo fece con innovazione”. Non potrebbe essere diversamente per un uomo, classe 1960, che guida una impresa che partendo dalla Valdaso raggiunge con i suoi componenti tutto il mondo, lavorando nel campo petrolifero.

Al suo fianco avrà un direttivo al massimo di 18 persone, che verrà scelto con un metodo innovativo: ogni associazione può proporre una figura. “Ma non solo. Si è scelto – prosegue il sindaco - di dare la possibilità a persone che non erano mai state dentro le associazioni e la stessa Pro Loco, ma che hanno voglia di contribuire”. Marsala ha anche promesso che renderà il direttivo davvero operativo, perché il presidente deve esser sostituibile in ogni occasione.

Ha un compito gravoso da assolvere, ma non lo spaventa. Preparare la grande festa per i 50 anni della più importante sagra del territorio, assieme a quella dei maccheroncini, non sarà facile, anche perché febbraio è ormai finito. Ma ce la farà: “Lui sa come si gestisce la sagra. Quello che vorrei è una maggiore sinergia. Quest’anno dovremo lavorare duramente per riprendere la quota di mercato e la considerazione delle persone che l’anno scorso abbiamo perso. Dovremo essere bravi a far capire che tutto va bene, che il prodotto è buono e che sarà una bella sagra”. Sperando poi che anche il tempo stia dalla parte del neo eletto Marsala.

Insomma, alla fine, dopo un paio di assemblee e qualche polemica di troppo, la Pro Loco, che ha i conti in ordine, riparte: “E’ una soluzione che fa bene a Pedaso perché avvicina ancora di più le persone che con questa elezione hanno capito ancora di più l’importanza della Pro Loco”. Che è il braccio operativo del Comune, con cui il rapporto è stretto in un continuo do ut des: “Scambio, sinergia, aiuto e supporto. E questo ancora di più negli ultimi dieci anni. Senza di loro anche per noi sarebbe difficile organizzare eventi” conclude Barbara Toce.

@raffaelevitali - redazione@laprovinciadifermo.com

Il Fermano frana: a rischio le case di 17mila persone. "Più agricoltura, meno cemento"

La preoccupante fotografia è stata scattata dalla Coldiretti Ascoli Fermo e dall’annuale rapporto sul “Dissesto idrogeologico in Italia” presentato dall’Ispra.

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FERMO – Frana il Fermano e neppure lo sa. Sono 16.617 i cittadini residenti in zone a rischio frana. Zone che contengono anche 317 beni culturali di interesse nazionale. La preoccupante fotografia è stata scattata dalla Coldiretti Ascoli Fermo e dall’annuale rapporto sul “Dissesto idrogeologico in Italia” presentato dall’Ispra.

Cementificazione selvaggia e abbandono delle campagne sono le cause, ma anche la pressione degli animali selvatici, con il Fermano che in vent’anni ha perso 4mila ettari di terre coltivate, con il venire meno della costante opera di manutenzione assicurata dagli agricoltori.

Entrando nei numeri, dei quasi 17mila fermani che vivono in area a rischio meno di un quinto (2.949) si trova in situazione di pericolo elevata. Mentre meno fortunati sono i beni cultural, visto che su 317 sono 172 quelli a rischio immediato. Allargando lo sguardo al tessuto produttivo, anche la collocazione delle imprese, del motore economico, non lascia sereni, visto che in Provincia sono 277 quelle posizionate in terreni franosi.

“Per proteggere il territorio provinciale, bisogna tornare al sano utilizzo dell’agricoltura e difendere la terra fertile dalla cementificazione nelle città e dall’abbandono nelle aree marginali” sottolineano Paolo Mazzoni, presidente di Coldiretti Ascoli Fermo e il direttore Alessandro Visotti. 

Certo, cambiare solo nel Fermano non basta, visto che nelle marche sono 12 milioni i metri quadri di territorio che ogni anno vengono coperti con asfalto e cemento, edifici e capannoni, servizi e strade, con la conseguente perdita di aree aperte naturali o agricole capaci di assorbire l’acqua in eccesso.

La scoperta. La cripta di San Ruffino ad Amandola è l'unico monumento di età carolingia delle Marche

Lo studio del professor Marazzi: "Al di sopra della finestrella, una mano aperta - che simboleggia la presenza dell'Eterno - fu collocata direttamente a contatto dell'unica fonte di luce naturale che illuminava l'ambiente".

criptaruffino


di Raffaele Vitali

AMANDOLA – Passando in auto, lo sguardo non può che soffermarsi sulla basilica di San Ruffino. A due passi da Amandola, a poco meno dallo splendido lago gioiello incastonato tra montagne dove ad aprile corrono le vele delle piccole barche da mezza Italia. Una meraviglia, ma la visita di una delegazione dell’università di Napoli Unisob, guidata dal professor Federico Marazzi, ha messo in luce un aspetto ai più sconosciuto: la cripta.

“Ma il vero gioiello dell'abbazia dei SS. Ruffino e Vitale giace al di sotto della navata della chiesa ed è miracolosamente sopravvissuto quasi intatto, scampando alle trasformazioni intervenute sull'edificio soprastante. Definito familiarmente "ipogeo", esso è in realtà una vera e propria cripta, appartenente però ad una chiesa più antica e più piccola di quella attualmente esistente, distrutta quando fu costruito l'edificio romanico”. Marazzi centra il punto: i cambiamenti del tempo. L'abbazia dei SS. Ruffino e Vitale è infatti costituita da un insieme di edifici di origine medievale (XII/XIII secolo, che hanno subito, sino a tempi assai recenti, diversi interventi di trasformazione, legati soprattutto al suo uso più recente come centro di un'azienda agricola. “Anche la chiesa, che appare nelle linee generali come un monumento *del periodo romanico, è stata profondamente alterata da aggiunte e restauri pertinenti ad epoche successive”.

Questo ha reso complesso anche datare la struttura. Ma il nuovo studio della delegazione campana apre importanti scenari: “Rimangono più o meno leggibili nelle forme originarie l'area absidale e la sottostante cripta a sala che, in ambito marchigiano, rappresenta un prezioso esempio di questo tipo di spazio di certo intensamente utilizzato per la devozione religiosa, come testimoniano i numerosi graffiti iscritti presso l'altare, alcuni dei quali tracciati in lettere runiche, il tipico alfabeto scandinavo del Medioevo” prosegue il professore nella sua relazione.

La cripta è un vano a pianta rettangolare, di circa 5 metri di larghezza e poco meno di due in larghezza, posto trasversalmente alla chiesa superiore, che si amplia al centro del lato est in un'abside dotata di una finestrella. Questa piccola apertura attualmente si affaccia nella adiacente cripta della chiesa romanica, ma in origine doveva dare direttamente all'esterno, con ciò confermando che la chiesa alla quale apparteneva doveva essere di dimensioni molto più ridotte dell'attuale.

“Il vero tesoro del cosiddetto "ipogeo" sta infatti nelle pitture che ne decorano ancora interamente le pareti. Lungo tutti i lati del vano principale e anche all'interno dell'abside si legge infatti ancora molto bene una teoria di figure umane, ritratte a grandezza poco più ridotta del naturale. Al di sopra della finestrella, una mano aperta - che simboleggia la presenza dell'Eterno - fu collocata direttamente a contatto dell'unica fonte di luce naturale che illuminava l'ambiente. Di alcuni dei personaggi ritratti si possono leggere ancora i nomi, il che ci consente di identificarli santi martiri (Stefano, Vito e Modesto, Cosma e Damiano), santi monaci (Benedetto) e, nell'abside, sei dei dodici Apostoli, dei quali si riconosce sicuramente Filippo. Accanto alla rampa originaria si trova invece la figura dell'Arcangelo Michele, ad ali spiegate e racchiuso da una mandorla, che agiva da simbolico custode della sacralità di questo spazio”.

L'analisi stilistica delle pitture e quella dello stile grafico delle iscrizioni permettono di datare il ciclo tra la fine del IX secolo e gli inizi del X e l'architettura stessa dell'edificio, assai rara, trova confronti esatti con alcune celebri cripte dello stesso periodo, come quella dell'abate Epifanio a San Vincenzo al Volturno, nel Molise, e a quella di San Marco dei Sabariani a Benevento.

“L'ipogeo dei Santi Ruffino e Vitale è – conclude il docente che sta lavorando in collaborazione con l’Università di Macerata, il custode padre Benedetto e la Soprintendenza Archeologica - l'unico monumento dell'arte e dell'architettura, nelle Marche, sicuramente attribuibile all'età carolingia, e uno dei pochissimi di quest'epoca sopravvissuti più o meno intatti in tutta Europa”.

UN unicum da preservare e che necessita di urgenti lavori di restauro: “Solo così potranno sopravvivere nel futuro. Parliamo di una cripta che merita di essere restituito al pubblico in modo tale da permetterne una visione completa, anche attraverso strumenti di "visita virtuale" che evitino l'accesso indiscriminato di persone all'interno del suo delicato e fragile ambiente, ma senza comprometterne la possibilità di una sua conoscenza totale e approfondita”. Al sidnaco Adolfo Marinangeli, che sta investendo molto su San Ruffino, il compito di far uscire la cripta da secoli di silenzio.

@raffaelevitali - redazione@laprovinciadifermo.com 

Girovallando dalla Valdaso a Milano: il sogno ecosostenibile di alberghi e produttori

Un progetto sperimentale a costo zero, per ora, visto che hanno lavorato da volontari gli architetti Manuela Pierantozzi e Antonella Nonnis, supportati da Andrea Bagalini, direttore di Legambiente.

girovallando


CAMPOFILONE – Girovallando, quando un nome da solo dà importanza a un progetto, ancora embrionale. Ecomuseo e Legambiente, due lati della stessa medaglia, uniti per realizzare un progetto di turismo sostenibile e responsabile. Camping, salumifici, vigne c’è di tutto dentro Girovallando. “Itinerari a cavallo, bici e a piedi” spiega Antonella Nonnis, che l’Ecomuseo l’ha creato. Nessun pacchetto sul tavolo, “non siamo tour operator”, ma possibilità. Il 18 marzo appuntamento a Milano per presentare il piano a 30 giornalisti e agli operatori di ‘Fa la cosa giusta’ la fiera per un turismo sostenibile, le potenzialità della Valdaso.

Un progetto sperimentale a costo zero, per ora, visto che hanno lavorato da volontari gli architetti Manuela Pierantozzi e Antonella Nonnis, supportati da Andrea Bagalini, direttore di Legambiente. Di fronte, durante la presentazione alla cantina Di Ruscio a Campofilone, c’erano i protagonisti veri, ovvero i 40 imprenditori che hanno aderito mettendoci la faccia, e il nome, sul dépliant che arriverà a Milano.

Già pronti due itinerari a piedi: uno da Campofilone a Pedaso. Uno dalla torre di Ortezzano alla Cuma di Monte Rinaldo con arrivo al museo di Montelparo. Defintio anche un percorso in bici: Lapedona, Moresco, Monterubbiano e arrivo ad Altidona. Partner in questo caso è la Black Sheep, che diventa la ‘guida’ dei percorsi.

Molte le cose da limare, a cominciare dal fatto che sulla mini guida gli imprenditori vogliono arte e cultura più che sagre. Alla fine della discussione, se ne salvano tre: maccheroncini, cozze e salsicce, ovvero Campofilone, Pedaso e Carassai che tagliano il traguardo del mezzo secolo. Per il resto, spazio a musei, a itinerari legati all’ambiente e ai quadri d’autore, otre che a perle architettoniche come la torre di Ortezzano o la Cuma di Monte Rinaldo.

Se a Milano il feedback sarà positivo, i duemila dépliant stampati diventeranno il seme per far crescere qualcosa di più grande che vuole affermare Girovallando a livello nazionale. Come sempre, e prima di altri, al Valdaso ci prova a fare rete. Un po’ per uscire dal guscio, un po’ per intercettare fondi, un po’ perché rispetto alle altre valli fermane ha una peculiarità: colline verdi, montagne, vino, formaggi e tanta frutta. Cosa portare di meglio alla fiera del turismo sostenibile?

Raffaele Vitali

Da confine a cerniera, il fiume Aso diventa una risorsa: progetti e idee per intercettare fondi

Firmato il primo contratto di fiume. Porrà: "La Valdaso è partita dal rischio idrogeologico, da qui il coinvolgimento dei geologi che hanno studiato il percorso fino alla diga di Comunanza".

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ALTIDONA – Il fiume per una volta non fa da confine, ma da unione con la firma su un contratto. “Un percorso che dalla foce deve arrivare fino alla sorgente dell’Aso” sottolinea Giuliana Porrà, vicesindaco di Altidona e motore del primo contratto di fiume delle provincie di Ascoli e Fermo.

Il contratto di fiume è un processo di programmazione strategica e partecipata, “uno strumento volontario di programmazione che dà contributo alla valorizzazione delle rete fluviali e alla difesa del territorio”. Senza trascurare lo sviluppo locale.

“Quali sono i bisogni e le aspettative della cittadinanza?”. La Valdaso è partita dal rischio idrogeologico, da qui il coinvolgimento dei geologi che hanno studiato il percorso fino alla diga di Comunanza. “Agli interventi fisici, poi, si aggiungono i percorsi educativi”. Si parte dalle esigenze che diventano progetti e a seguire si cercano risorse finanziarie. “Puntiamo i fondi Fesr 2014-2020 e quelli del Psr, ma – ribadisce il sindaco Lanciotti – lo facciamo invertendo le abitudini: prima idee e progetti, poi i soldi”.

Ci sono tutti seduti attorno al tavolo per la firma. Ci sono i due Gal e le due Province, ci sono 13 sindaci, in attesa che se ne aggiungano altri, ci sono le associazioni, da Legambiente a Black Sheep. Ci sono appunto i geologi: “Abbiamo fatto uno studio preliminare per poter partecipare a un bando. Un rilievo sull’asta del fiume fino a villa Pera. Abbiamo individuato anse in erosione, attraversamenti antropici. Lo studio è dettagliato e ha al suo interno proposte di intervento, strutturali e ambientali”.

Ha già una base il contratto di fiume che con il Consorzio di Bonifica lavorerà gomito a gomito. Manca l’Enel, sottolinea il consigliere provinciale di Ascoli, e manca il Comune da dove il fiume parte, Foce. “Questo è un piano inclusivo, ma dovevamo iniziare” ribadisce Barbara Toce, che dell’Aso con Altidona condivide la foce. ““Questo non è che un manifesto di intenti e quindi per sua natura inclusivo. Asse 5 dei fondi Fesr è al sfida e l’Aso è l’unico concluso come potenziale investimento. Noi non siamo volontari sciolti, ma esistiamo. E abbiamo subito al possibilità di intercettare fondi. L’Aso non è un fiume secondario, rispetto al nord delle Marche”.

Ma bisogna accelerare. “Va costituito il comitato promotore, poi una cabina di regia, un ufficio ente di riferimento per i tavoli tematici, rischio idrogeologico, turismo, ambiente, agricoltura sono tavoli tematici), e infine preparare i progetti. Ma intanto abbiamo costituito il Contratto” conclude soddisfatta e determinata bla Porrà.

@raffaelevitali 

Piatti stellari tra i tavoli de 'La Storiella': la Nazionale italiana cuochi conquista il Fermano col dolce

Entusiasta Sandro Pazzaglia, vulcanico presidente dell’associazione cuochi fermani e piceni, che ha voluto far vivere questa esperienza alle Marche e soprattutto a un territorio che ha prodotti unici che gli chef potrebbero portare alle Olimpiadi.

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di Raffaele Vitali

LAPEDONA – And the winner is…’La storiella’. Dopo l’esibizione culinaria della Nazionale Italia Cuochi a essere promossa a pieni voti è la struttura di Tonino Marconi. Peccato che alle Olimpiadi della Cucina a Erfurt in Germania non si giudicano i locali, ma i cuochi.

Una cena d’alto livello quella realizzata per 110 persone dalla Nic guidata da Daniele Cardarulo, il team manager armato di microfono che ha guidato dalla sala il lavoro in cucina dove gli chef, quasi tutti executive e non proprietari, si sono mossi tra salmone, agnello e cioccolato. Tre erano i piatti da preparare, come tre saranno quelli che realizzeranno per provare a spodestare il nord Europa, in primis la Svezia, dal gradino più alto del podio.

Difficile valutare per un occhio non abituato alla cucina da gara quanto prodotto. Alla fine restano i sapori: tanti, anche troppi, e diversi dentro ogni piatto. Restano delle composizioni ben impiattate in cui un ingrediente alla fine viene declinato in più versioni per mettere in mostra le tecniche di cottura e l’abilità di lavorazione. “Il tutto – sottolinea Cardarulo – rispettando gli alimenti, riducendo al minimo la manipolazione, ma giostrandosi tra numerosi passaggi, sono sei per ogni piatto. E su ogni elemento lavorano quattro chef”.

Gli ospiti-clienti, 110 come quelli che dovranno servire alle Olimpiadi, ascoltano e guardano, visto che ci sono dei maxischermi collegati con la cucina in tre punti dell’immenso locale, che può ospitare fino a 300 persone. Ma soprattutto assaggiano, anche perché le spiegazioni di Cardarulo non sempre seguono il piatto sul tavolo.

Lo starter convince: salmone selvatico in compressione di gelatina alle alghe con crema di finocchi e anice. Solo che non si ferma qui, perché nel piatto entrano anche: semolada ai crostacei e capasanta confit e una piccola terrina di carote al yuzu e zenzero.

Qualche dubbio invece per i ‘giurati’ in sala, tra cuochi associati e comuni appassionati di prelibatezze, sull’agnello, il piatto forte della competizione. Forse perché presentato in un piatto troppo ricco e troppo diviso al suo interno, forse perché non proprio morbidissimo. Il principale pezzo era un agnello al ras el hanour e castagne, abbinato a guancette di porchetta brasata alla birra affumicata con royale di patta, cipolla alla purea di piselli e riduzione di fondo bruno di agnello alle erbe.

Risuonavano le forchette, perché i dubbi non hanno fermato il desiderio di provare e la curiosità. Che è stata ripagata, come dimostra l’applauso finale quando è stato presentato l’artefice, dal dolce. Un piatto non semplice in cui a conquistare tutti è stato il lingotto al cioccolato Guanaja con cuore di mango e zenzero. Il contorno, dal gelato ai frutti rossi al crumble al pistacchio, era un attore non protagonista.

Entusiasta Sandro Pazzaglia, vulcanico chef presidente dell’associazione cuochi fermani e piceni, che ha voluto far vivere questa esperienza alle Marche e soprattutto a un territorio che ha prodotti unici che gli chef potrebbero portare alle Olimpiadi. E lo faranno se danno ascolto al senatore Ciccolini, arrivato da Merano assieme all’inventore del Wine Festival Koecher: “Dio nelle Marche si è fermato qualche giorno in più, non ci sono dubbi, vista la qualità di quello che si trova in questa regione”.

Alla fine, bicchierino di Varnelli per tutti, dopo aver pasteggiato con Pecorino Centanni e uno dei rossi migliori della regione, il Granaris Riomaggio. Prima della cena, un lungo aperitivo made in Fermano tra salumi, formaggi, olive fritte e focaccia. Prodotti semplici che hanno attratto anche i palati più fini che poi, prima di sedersi a tavola si sono spersi tra i prodotti in esposizione delle aziende locali coinvolte: maccheroncini, confetture, olio e quanto di buono si può trovare tra mare e colline marchigiane. “I cuochi sono gli ambasciatori moderni del territorio” chiosa Mauro Torresi, assessore di Fermo, nel portare i saluti assieme al sindaco di Lapedona e al presidente della Camera di commercio di Fermo.

È stata una fatica per i protagonisti, ma l’abilità di Tonino Marconi nel reperire le materie prime ha fatto sì che la Nazionale si esprimesse al meglio e affinasse, ancora un po’, il menu olimpico. I test saranno ancora numerosi, ma la gara si avvicina e i consigli di Pazzaglia e company, inclusi quelli di Tonino, il re della griglia, non passeranno inosservati.

@raffaelevitali 

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