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'Come saltano i pesci' approda al cinema. Izzo e Riccioni nella produzione marcata Brosway

Ci si commuoverà guardando Simone Riccioni, star del film assieme a Biagio Izzo, per la prima volta impegnato in un ruolo drammatico.

locandinapesci


FERMO – Tenersi liberi per fine marzo. Nel we di Pasqua al cinema approda “Come saltano i pesci”, il film del regista maceratese Alessandro Valori prodotto da Multivideo, Linfa e Bros Manifatture, l’azienda di Montegiorgio che porta nel mondo i marchi Rosato, Brosway, S’Agapõ e Pianegonda. “Abbiamo deciso con molto orgoglio di partecipare a questo importante progetto che mette in luce i talenti e le meraviglie paesaggistiche delle Marche”.

Un film girato tra Porto San Giorgio e Amandola. Presentato mesi fa, doveva uscire dopo le vacanze di Natale, ma la produzione ha optato per fine marzo, quando i colossi americani e film da botteghino italiani avranno finito di assorbire tutti i visitatori. Perché chi si siederà in sala per ‘Come saltano i pesci’ deve sapere cosa ha di fronte: un film sui legami e sulla diversità, che vede protagonista un ragazzo di 26 anni, Matteo, alla scoperta della verità sulla sua famiglia e sul mondo che lo circonda. Vissuto da sempre circondato dall’amore dei suoi genitori, Italo e Mariella, e della sorellina Giulia, Matteo è costretto ad affrontare la dura realtà che gli era da sempre stata nascosta. 

Ci si commuoverà guardando Simone Riccioni, star del film assieme a Biagio Izzo, per la prima volta impegnato in un ruolo drammatico. Il cast, per un film girato interamente nelle Marche, è ricco: oltre alla coppia Izzo-Riccioni, Marianna Di Martino, Brenno Placido, Giorgio Colangeli, Maria Amelia Monti, Luigi Moretti, Maria Paola Rosini, Albino Marino, Maria Chiara Centorami, Armando De Razza e Sarah Maestri.

@raffaelevitali 

Mattinata infernale in A14: fiamme e incidenti tra Pedaso e Porto San Giorgio

Da una parte, direzione nord, le fiamme, con l’incendio di un mezzo che ha comportato il blocco della circolazione e l’intervento dei vigili del fuoco di San Benedetto del Tronto.

polizia rallenta


PEDASO – Prime ore del giorno da dimenticare per chi viaggia in A14 tra Pedaso e Porto San Giorgio, l’autostrada delle gallerie che attende il riavvio dell’iter per la terza categoria.

Da una parte, direzione nord, le fiamme, con l’incendio di un mezzo che ha comportato il blocco della circolazione e l’intervento dei vigili del fuoco di San Benedetto del Tronto. Il camion si è incendiato poco dopo le quattro del mattino. È stato il caos, per fortuna agevolato dall’orario. I vigili del fuoco e la polizia autostradale hanno lavorato per due ore, quelle necessarie per riaprire la circolazione alle auto, che sono state obbligate ad uscire a Pedaso

Dall’altra parte invece, poco prima delle 8, la nuova coda. Questa volta sul lato opposto, direzione nord-sud, dove i lavori creano improvvisi rallentamenti, con il classico incidente. Anche qui sono in azione i mezzi di soccorso e gli uomini della Polizia.

Il Fermano frana: a rischio le case di 17mila persone. "Più agricoltura, meno cemento"

La preoccupante fotografia è stata scattata dalla Coldiretti Ascoli Fermo e dall’annuale rapporto sul “Dissesto idrogeologico in Italia” presentato dall’Ispra.

trattore


FERMO – Frana il Fermano e neppure lo sa. Sono 16.617 i cittadini residenti in zone a rischio frana. Zone che contengono anche 317 beni culturali di interesse nazionale. La preoccupante fotografia è stata scattata dalla Coldiretti Ascoli Fermo e dall’annuale rapporto sul “Dissesto idrogeologico in Italia” presentato dall’Ispra.

Cementificazione selvaggia e abbandono delle campagne sono le cause, ma anche la pressione degli animali selvatici, con il Fermano che in vent’anni ha perso 4mila ettari di terre coltivate, con il venire meno della costante opera di manutenzione assicurata dagli agricoltori.

Entrando nei numeri, dei quasi 17mila fermani che vivono in area a rischio meno di un quinto (2.949) si trova in situazione di pericolo elevata. Mentre meno fortunati sono i beni cultural, visto che su 317 sono 172 quelli a rischio immediato. Allargando lo sguardo al tessuto produttivo, anche la collocazione delle imprese, del motore economico, non lascia sereni, visto che in Provincia sono 277 quelle posizionate in terreni franosi.

“Per proteggere il territorio provinciale, bisogna tornare al sano utilizzo dell’agricoltura e difendere la terra fertile dalla cementificazione nelle città e dall’abbandono nelle aree marginali” sottolineano Paolo Mazzoni, presidente di Coldiretti Ascoli Fermo e il direttore Alessandro Visotti. 

Certo, cambiare solo nel Fermano non basta, visto che nelle marche sono 12 milioni i metri quadri di territorio che ogni anno vengono coperti con asfalto e cemento, edifici e capannoni, servizi e strade, con la conseguente perdita di aree aperte naturali o agricole capaci di assorbire l’acqua in eccesso.

La scoperta. La cripta di San Ruffino ad Amandola è l'unico monumento di età carolingia delle Marche

Lo studio del professor Marazzi: "Al di sopra della finestrella, una mano aperta - che simboleggia la presenza dell'Eterno - fu collocata direttamente a contatto dell'unica fonte di luce naturale che illuminava l'ambiente".

criptaruffino


di Raffaele Vitali

AMANDOLA – Passando in auto, lo sguardo non può che soffermarsi sulla basilica di San Ruffino. A due passi da Amandola, a poco meno dallo splendido lago gioiello incastonato tra montagne dove ad aprile corrono le vele delle piccole barche da mezza Italia. Una meraviglia, ma la visita di una delegazione dell’università di Napoli Unisob, guidata dal professor Federico Marazzi, ha messo in luce un aspetto ai più sconosciuto: la cripta.

“Ma il vero gioiello dell'abbazia dei SS. Ruffino e Vitale giace al di sotto della navata della chiesa ed è miracolosamente sopravvissuto quasi intatto, scampando alle trasformazioni intervenute sull'edificio soprastante. Definito familiarmente "ipogeo", esso è in realtà una vera e propria cripta, appartenente però ad una chiesa più antica e più piccola di quella attualmente esistente, distrutta quando fu costruito l'edificio romanico”. Marazzi centra il punto: i cambiamenti del tempo. L'abbazia dei SS. Ruffino e Vitale è infatti costituita da un insieme di edifici di origine medievale (XII/XIII secolo, che hanno subito, sino a tempi assai recenti, diversi interventi di trasformazione, legati soprattutto al suo uso più recente come centro di un'azienda agricola. “Anche la chiesa, che appare nelle linee generali come un monumento *del periodo romanico, è stata profondamente alterata da aggiunte e restauri pertinenti ad epoche successive”.

Questo ha reso complesso anche datare la struttura. Ma il nuovo studio della delegazione campana apre importanti scenari: “Rimangono più o meno leggibili nelle forme originarie l'area absidale e la sottostante cripta a sala che, in ambito marchigiano, rappresenta un prezioso esempio di questo tipo di spazio di certo intensamente utilizzato per la devozione religiosa, come testimoniano i numerosi graffiti iscritti presso l'altare, alcuni dei quali tracciati in lettere runiche, il tipico alfabeto scandinavo del Medioevo” prosegue il professore nella sua relazione.

La cripta è un vano a pianta rettangolare, di circa 5 metri di larghezza e poco meno di due in larghezza, posto trasversalmente alla chiesa superiore, che si amplia al centro del lato est in un'abside dotata di una finestrella. Questa piccola apertura attualmente si affaccia nella adiacente cripta della chiesa romanica, ma in origine doveva dare direttamente all'esterno, con ciò confermando che la chiesa alla quale apparteneva doveva essere di dimensioni molto più ridotte dell'attuale.

“Il vero tesoro del cosiddetto "ipogeo" sta infatti nelle pitture che ne decorano ancora interamente le pareti. Lungo tutti i lati del vano principale e anche all'interno dell'abside si legge infatti ancora molto bene una teoria di figure umane, ritratte a grandezza poco più ridotta del naturale. Al di sopra della finestrella, una mano aperta - che simboleggia la presenza dell'Eterno - fu collocata direttamente a contatto dell'unica fonte di luce naturale che illuminava l'ambiente. Di alcuni dei personaggi ritratti si possono leggere ancora i nomi, il che ci consente di identificarli santi martiri (Stefano, Vito e Modesto, Cosma e Damiano), santi monaci (Benedetto) e, nell'abside, sei dei dodici Apostoli, dei quali si riconosce sicuramente Filippo. Accanto alla rampa originaria si trova invece la figura dell'Arcangelo Michele, ad ali spiegate e racchiuso da una mandorla, che agiva da simbolico custode della sacralità di questo spazio”.

L'analisi stilistica delle pitture e quella dello stile grafico delle iscrizioni permettono di datare il ciclo tra la fine del IX secolo e gli inizi del X e l'architettura stessa dell'edificio, assai rara, trova confronti esatti con alcune celebri cripte dello stesso periodo, come quella dell'abate Epifanio a San Vincenzo al Volturno, nel Molise, e a quella di San Marco dei Sabariani a Benevento.

“L'ipogeo dei Santi Ruffino e Vitale è – conclude il docente che sta lavorando in collaborazione con l’Università di Macerata, il custode padre Benedetto e la Soprintendenza Archeologica - l'unico monumento dell'arte e dell'architettura, nelle Marche, sicuramente attribuibile all'età carolingia, e uno dei pochissimi di quest'epoca sopravvissuti più o meno intatti in tutta Europa”.

UN unicum da preservare e che necessita di urgenti lavori di restauro: “Solo così potranno sopravvivere nel futuro. Parliamo di una cripta che merita di essere restituito al pubblico in modo tale da permetterne una visione completa, anche attraverso strumenti di "visita virtuale" che evitino l'accesso indiscriminato di persone all'interno del suo delicato e fragile ambiente, ma senza comprometterne la possibilità di una sua conoscenza totale e approfondita”. Al sidnaco Adolfo Marinangeli, che sta investendo molto su San Ruffino, il compito di far uscire la cripta da secoli di silenzio.

@raffaelevitali - redazione@laprovinciadifermo.com 

Girovallando dalla Valdaso a Milano: il sogno ecosostenibile di alberghi e produttori

Un progetto sperimentale a costo zero, per ora, visto che hanno lavorato da volontari gli architetti Manuela Pierantozzi e Antonella Nonnis, supportati da Andrea Bagalini, direttore di Legambiente.

girovallando


CAMPOFILONE – Girovallando, quando un nome da solo dà importanza a un progetto, ancora embrionale. Ecomuseo e Legambiente, due lati della stessa medaglia, uniti per realizzare un progetto di turismo sostenibile e responsabile. Camping, salumifici, vigne c’è di tutto dentro Girovallando. “Itinerari a cavallo, bici e a piedi” spiega Antonella Nonnis, che l’Ecomuseo l’ha creato. Nessun pacchetto sul tavolo, “non siamo tour operator”, ma possibilità. Il 18 marzo appuntamento a Milano per presentare il piano a 30 giornalisti e agli operatori di ‘Fa la cosa giusta’ la fiera per un turismo sostenibile, le potenzialità della Valdaso.

Un progetto sperimentale a costo zero, per ora, visto che hanno lavorato da volontari gli architetti Manuela Pierantozzi e Antonella Nonnis, supportati da Andrea Bagalini, direttore di Legambiente. Di fronte, durante la presentazione alla cantina Di Ruscio a Campofilone, c’erano i protagonisti veri, ovvero i 40 imprenditori che hanno aderito mettendoci la faccia, e il nome, sul dépliant che arriverà a Milano.

Già pronti due itinerari a piedi: uno da Campofilone a Pedaso. Uno dalla torre di Ortezzano alla Cuma di Monte Rinaldo con arrivo al museo di Montelparo. Defintio anche un percorso in bici: Lapedona, Moresco, Monterubbiano e arrivo ad Altidona. Partner in questo caso è la Black Sheep, che diventa la ‘guida’ dei percorsi.

Molte le cose da limare, a cominciare dal fatto che sulla mini guida gli imprenditori vogliono arte e cultura più che sagre. Alla fine della discussione, se ne salvano tre: maccheroncini, cozze e salsicce, ovvero Campofilone, Pedaso e Carassai che tagliano il traguardo del mezzo secolo. Per il resto, spazio a musei, a itinerari legati all’ambiente e ai quadri d’autore, otre che a perle architettoniche come la torre di Ortezzano o la Cuma di Monte Rinaldo.

Se a Milano il feedback sarà positivo, i duemila dépliant stampati diventeranno il seme per far crescere qualcosa di più grande che vuole affermare Girovallando a livello nazionale. Come sempre, e prima di altri, al Valdaso ci prova a fare rete. Un po’ per uscire dal guscio, un po’ per intercettare fondi, un po’ perché rispetto alle altre valli fermane ha una peculiarità: colline verdi, montagne, vino, formaggi e tanta frutta. Cosa portare di meglio alla fiera del turismo sostenibile?

Raffaele Vitali

Da confine a cerniera, il fiume Aso diventa una risorsa: progetti e idee per intercettare fondi

Firmato il primo contratto di fiume. Porrà: "La Valdaso è partita dal rischio idrogeologico, da qui il coinvolgimento dei geologi che hanno studiato il percorso fino alla diga di Comunanza".

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ALTIDONA – Il fiume per una volta non fa da confine, ma da unione con la firma su un contratto. “Un percorso che dalla foce deve arrivare fino alla sorgente dell’Aso” sottolinea Giuliana Porrà, vicesindaco di Altidona e motore del primo contratto di fiume delle provincie di Ascoli e Fermo.

Il contratto di fiume è un processo di programmazione strategica e partecipata, “uno strumento volontario di programmazione che dà contributo alla valorizzazione delle rete fluviali e alla difesa del territorio”. Senza trascurare lo sviluppo locale.

“Quali sono i bisogni e le aspettative della cittadinanza?”. La Valdaso è partita dal rischio idrogeologico, da qui il coinvolgimento dei geologi che hanno studiato il percorso fino alla diga di Comunanza. “Agli interventi fisici, poi, si aggiungono i percorsi educativi”. Si parte dalle esigenze che diventano progetti e a seguire si cercano risorse finanziarie. “Puntiamo i fondi Fesr 2014-2020 e quelli del Psr, ma – ribadisce il sindaco Lanciotti – lo facciamo invertendo le abitudini: prima idee e progetti, poi i soldi”.

Ci sono tutti seduti attorno al tavolo per la firma. Ci sono i due Gal e le due Province, ci sono 13 sindaci, in attesa che se ne aggiungano altri, ci sono le associazioni, da Legambiente a Black Sheep. Ci sono appunto i geologi: “Abbiamo fatto uno studio preliminare per poter partecipare a un bando. Un rilievo sull’asta del fiume fino a villa Pera. Abbiamo individuato anse in erosione, attraversamenti antropici. Lo studio è dettagliato e ha al suo interno proposte di intervento, strutturali e ambientali”.

Ha già una base il contratto di fiume che con il Consorzio di Bonifica lavorerà gomito a gomito. Manca l’Enel, sottolinea il consigliere provinciale di Ascoli, e manca il Comune da dove il fiume parte, Foce. “Questo è un piano inclusivo, ma dovevamo iniziare” ribadisce Barbara Toce, che dell’Aso con Altidona condivide la foce. ““Questo non è che un manifesto di intenti e quindi per sua natura inclusivo. Asse 5 dei fondi Fesr è al sfida e l’Aso è l’unico concluso come potenziale investimento. Noi non siamo volontari sciolti, ma esistiamo. E abbiamo subito al possibilità di intercettare fondi. L’Aso non è un fiume secondario, rispetto al nord delle Marche”.

Ma bisogna accelerare. “Va costituito il comitato promotore, poi una cabina di regia, un ufficio ente di riferimento per i tavoli tematici, rischio idrogeologico, turismo, ambiente, agricoltura sono tavoli tematici), e infine preparare i progetti. Ma intanto abbiamo costituito il Contratto” conclude soddisfatta e determinata bla Porrà.

@raffaelevitali 

Piatti stellari tra i tavoli de 'La Storiella': la Nazionale italiana cuochi conquista il Fermano col dolce

Entusiasta Sandro Pazzaglia, vulcanico presidente dell’associazione cuochi fermani e piceni, che ha voluto far vivere questa esperienza alle Marche e soprattutto a un territorio che ha prodotti unici che gli chef potrebbero portare alle Olimpiadi.

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di Raffaele Vitali

LAPEDONA – And the winner is…’La storiella’. Dopo l’esibizione culinaria della Nazionale Italia Cuochi a essere promossa a pieni voti è la struttura di Tonino Marconi. Peccato che alle Olimpiadi della Cucina a Erfurt in Germania non si giudicano i locali, ma i cuochi.

Una cena d’alto livello quella realizzata per 110 persone dalla Nic guidata da Daniele Cardarulo, il team manager armato di microfono che ha guidato dalla sala il lavoro in cucina dove gli chef, quasi tutti executive e non proprietari, si sono mossi tra salmone, agnello e cioccolato. Tre erano i piatti da preparare, come tre saranno quelli che realizzeranno per provare a spodestare il nord Europa, in primis la Svezia, dal gradino più alto del podio.

Difficile valutare per un occhio non abituato alla cucina da gara quanto prodotto. Alla fine restano i sapori: tanti, anche troppi, e diversi dentro ogni piatto. Restano delle composizioni ben impiattate in cui un ingrediente alla fine viene declinato in più versioni per mettere in mostra le tecniche di cottura e l’abilità di lavorazione. “Il tutto – sottolinea Cardarulo – rispettando gli alimenti, riducendo al minimo la manipolazione, ma giostrandosi tra numerosi passaggi, sono sei per ogni piatto. E su ogni elemento lavorano quattro chef”.

Gli ospiti-clienti, 110 come quelli che dovranno servire alle Olimpiadi, ascoltano e guardano, visto che ci sono dei maxischermi collegati con la cucina in tre punti dell’immenso locale, che può ospitare fino a 300 persone. Ma soprattutto assaggiano, anche perché le spiegazioni di Cardarulo non sempre seguono il piatto sul tavolo.

Lo starter convince: salmone selvatico in compressione di gelatina alle alghe con crema di finocchi e anice. Solo che non si ferma qui, perché nel piatto entrano anche: semolada ai crostacei e capasanta confit e una piccola terrina di carote al yuzu e zenzero.

Qualche dubbio invece per i ‘giurati’ in sala, tra cuochi associati e comuni appassionati di prelibatezze, sull’agnello, il piatto forte della competizione. Forse perché presentato in un piatto troppo ricco e troppo diviso al suo interno, forse perché non proprio morbidissimo. Il principale pezzo era un agnello al ras el hanour e castagne, abbinato a guancette di porchetta brasata alla birra affumicata con royale di patta, cipolla alla purea di piselli e riduzione di fondo bruno di agnello alle erbe.

Risuonavano le forchette, perché i dubbi non hanno fermato il desiderio di provare e la curiosità. Che è stata ripagata, come dimostra l’applauso finale quando è stato presentato l’artefice, dal dolce. Un piatto non semplice in cui a conquistare tutti è stato il lingotto al cioccolato Guanaja con cuore di mango e zenzero. Il contorno, dal gelato ai frutti rossi al crumble al pistacchio, era un attore non protagonista.

Entusiasta Sandro Pazzaglia, vulcanico chef presidente dell’associazione cuochi fermani e piceni, che ha voluto far vivere questa esperienza alle Marche e soprattutto a un territorio che ha prodotti unici che gli chef potrebbero portare alle Olimpiadi. E lo faranno se danno ascolto al senatore Ciccolini, arrivato da Merano assieme all’inventore del Wine Festival Koecher: “Dio nelle Marche si è fermato qualche giorno in più, non ci sono dubbi, vista la qualità di quello che si trova in questa regione”.

Alla fine, bicchierino di Varnelli per tutti, dopo aver pasteggiato con Pecorino Centanni e uno dei rossi migliori della regione, il Granaris Riomaggio. Prima della cena, un lungo aperitivo made in Fermano tra salumi, formaggi, olive fritte e focaccia. Prodotti semplici che hanno attratto anche i palati più fini che poi, prima di sedersi a tavola si sono spersi tra i prodotti in esposizione delle aziende locali coinvolte: maccheroncini, confetture, olio e quanto di buono si può trovare tra mare e colline marchigiane. “I cuochi sono gli ambasciatori moderni del territorio” chiosa Mauro Torresi, assessore di Fermo, nel portare i saluti assieme al sindaco di Lapedona e al presidente della Camera di commercio di Fermo.

È stata una fatica per i protagonisti, ma l’abilità di Tonino Marconi nel reperire le materie prime ha fatto sì che la Nazionale si esprimesse al meglio e affinasse, ancora un po’, il menu olimpico. I test saranno ancora numerosi, ma la gara si avvicina e i consigli di Pazzaglia e company, inclusi quelli di Tonino, il re della griglia, non passeranno inosservati.

@raffaelevitali 

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Elezioni, le idee di Marinangeli

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