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Meloncello, taccola, pesca a forma di limone: la natura si dà appuntamento al Biofestival di Altidona

biofestivalalti

E bio sia con il Festival che parte dalla sede alla provincia di Fermo “perché tutto il territorio ci crede. E non è un caso che il BioFestival sia arrivato alla settima edizione: agricoltura, produzioni di qualità e uniche".

di Raffaele Vitali

ALTIDONA - Primo: crederci. Secondo: provare. Terzo: promuovere. Se ti chiami Enzo Malavolta e dal 1995 hai deciso di convertirti all’agricoltura biologica è tutto più semplice. Ma per chi non sa esattamente cosa significhi bio e cosa sia una biodiversità in agricoltura serve un po’ di impegno. Oppure una full immersion, quella che il BioFestival offre nel we a Marina di Altidona.

Un tre giorni in cui non mancheranno le curiosità con alcune delle biodiversità, ovvero prodotti che hanno più di cinquant’anni di storia, da provare: meloncino, che nel 1920 i nonni di Malavolta caricavano sui treni diretti al nord, e taccola di Massignano. E poi c’è il porro. Alcune non saranno esposte, perché il bio è anche stagionalità, ma da non perdere per chi frequenta la Valdaso è la pesca a forma di limone del primo 900 che si trova a luglio o la pesca gialla del 1910. E poi c’è la cipolla rossa di Pedaso su cui ha investito l’azienda Rasoterra di Lapedona prima di altre.

E bio sia con il Festival che parte dalla sede alla provincia di Fermo “perché tutto il territorio ci crede. E non è un caso che il BioFestival sia arrivato alla settima edizione: agricoltura, produzioni di qualità e uniche. Tutto questo diventa la base per un turismo qualificato e consapevole” introduce la presidente Moira Canigola.

Braccio armato del festival è Enzo Malavolta, presidente Aiab Marche: “Grottammare, Pedaso (che ha preferito la birra, ndr) e ora Altidona che ha creduto in noi. Per noi è una favola diventata realtà. Da alcuni giorni stiamo preparando il Festival, molte persone ci hanno avvicinato per chiederci ‘cosa possiamo mangiare noi che siamo allergici a tanti prodotti?’. Noi mostreremo che la qualità abbatte molte problemi”. Appuntamento alla stazione del biologico, nome ispirato dalla storia visto che Pedaso fu il primo scalo merci: “Questo è un territorio che da sempre esporta i suoi prodotti, perché oggi non siamo in grado di promuovere storia, tradizione, cultura e coltura, partendo dalle biodiversità, che altro non son che oltraggi e frutti con una storia cinquantennale?”. Malavolta ci crede e insiste: “Abbiamo un seme che può alimentare tutti e nel modo migliore”.

Questa è una manifestazione in cui i prodotti sono rigorosamente made in territorio: “Siamo gli unici a farlo nelle Marche e forse in Italia”. I contenuti li spiega Cristina Murri, vicepresidente Aiab: “Questo Festival nasce per promuovere i prodotti locali. Promozione del biologico e delle biodiversità, che faranno parte dei menu”.

Il primo giorno è sulla storia del Biofestival, che finisce ad Altidona ma durante l’anno è un susseguirsi di attività, tra mostre mercato e degustazioni, grazie anche all’accordo con Villaggio Marche. “Portiamo la conoscenza dalla coltivazione fino al risultato finale, al piatto da mangiare. Per questo ci sono laboratori alimentari e didattici. Presenti anche i giochi di legno e le bolle di sapone con Il grillo parlante”. Ci saranno all’ingresso due maxi spaventapasseri, alti più di quattro metri, sotto cui i visitatori possono farsi le foto “e vi assicuriamo che portano bene”. “Contenuti di alto livello che faranno crescere la cultura del bio, anche tra i bambini” aggiunge la Canigola.

Bio è anche vino ed ecco il coinvolgimento di Stefano Isidori, presidente regionale dell’associazione italiana sommelier: “40 vini si sono sfidati per il premio di miglior vino bio e domenica verrà svelato il vincitore” prosegue la Murri che presenta anche il convegno su ‘Agricoltura biologica e biodiversità’ in programma sabato alle 1930 con ospite il genetista Salvatore Ceccarelli. Domenica invece la premiazione del miglior vino Bio, sotto il controllo di Barbara Paglialunga, presidente Ais Fermo.

Il focus sui vini si è aperto quattro anni fa: “L’attenzione al biologico, per la qualità de prodotto, è molto alta. Il Festival ci permette di mettere a confronto i prodotti. Anni fa i difetti erano notevoli, quest’anno abbiamo dovuto fare due commissioni essendo aumentate le etichette e abbiamo trovato una qualità molto più alta. Spumanti, rossi, bianchi, qualità organolettica molto diversa, ma la piacevolezza del vino è stata uniforme. Nessun profumo da mancata conservazione perché fatto in maniera non convenzionale”

Ci ha creduto Giuliana Porrà, sindaco di Altidona, in questo festival: “Abbiamo accolto con entusiasmo questa iniziativa. Dopo la biodomenica autunnale, ora cresciamo. E non potrebbe essere diversamente: siamo capofila di un progetto di Area vasta sula coltivazione biologica. Ci muoviamo a livello territoriale proprio per far crescere l’agricoltura insieme al turismo sostenibile”. I comuni della bassa Valdaso investono, dal prossimo anno magari si coordineranno anche meglio sugli eventi, visto che in questo we si intrecciano tre festival in 8 chilometri, ma intanto fanno: “Vedete – conclude Malavolta – si parla tanto di vitamine, antiossidanti e sapori. Questi li dà la natura. Poi c’è la chimica che ti dà bellezza e prodotti più grossi. Chi ci verrà a trovare troverà la natura, la polpa, la qualità. Vi spiegheremo perché la vita dell’uomo ha il suo futuro nella natura e non nelal chimica”.

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