08142018Mar
Last updateMar, 14 Ago 2018 2pm

facebook gplus 32 twitter  RSS icon

VTEM Banners
VTEM Banners

Anfore, rovere e acciaio per vini che fanno vivere la Valdaso: Castrum Morisci e le Storie di Filiera

castrum

Scommessa vinta dalla nuova generazione che ha deciso di produrre e di credere anche nel rosato, oggi fiore all’occhiello della cantina.

di Raffaele Vitali

MORESCO – In mezzo alla valle, in un angolo di terra baciato dal sole, si staglia la cantina Castrum Morisci. Una scommessa vinta, la dimostrazione che le seconde generazioni, se dotate di coraggio e inventiva, possono anche fare meglio dei padri. Nel 2010 il progetto di trasformare la vigna da semplice terreno, con l’uva che veniva poi vendita a un’azienda vicina specializzata nella raccolta e nell’imbottigliamento, a brand. È nata così Castrum Morisci, con l’obiettivo di dare voce alla storia, il nome richiama le antiche origini di Moresco, e a uve speciali, basti dire che in questo angolo della Valdaso, a quindici minuti da Fermo e altrettanti dal mare, si coltiva anche il Vermentino. “Marketing diretto per la nostra cittadina. Una attività di qualità che ci onora e che in ogni bottiglia porta il nome di Moresco in Italia e nel mondo” commenta il sindaco Marcello Splendiani.

Luca, Alessandra e David sono i tre giovani coraggiosi, che sanno di poter contare sempre sulle solide ed esperte spalla di Agostino, il padre non padrone dell’impresa familiare in cui David gioca in prima linea tra i filari mentre Luca si muove tra marketing e promozione. “Vermentino a parte, abbiamo puntato sui vitigni autoctoni e nel farlo abbiamo cercato di dare un taglio innovativo alle etichette, puntando sul braille, e anche sui nomi, con un richiamo alle contrade di Moresco”.

Chi prende in mano un vino fermentato nelle anfore, “è una nostra caratteristica”, nelle botti d’acciaio o in rovere si ritroverà a bere un Testamozza, un Collefrenato e perfino un Padreterno. Tredici anfore per quattro tipi di vino rendono la cantina diversa dalle altre, perché poi se vogliamo il tavolino che guarda i filari ce l’hanno in tanti. “Stiamo puntando alla valorizzazione di ogni angolo, mantenendo la collaborazione con i vicini e soprattutto con la nostra piccola Moresco. Un esempio? Non abbiamo camere, ma un accordo con chi gestisce due antichi appartamenti nel cuore di Moresco. Quindi chi viene in cantina per un aperitivo e provare i diversi sapori e profumi dei nostri otto vini sa che può fermarsi a pochi chilometri e riposarsi in no dei Borghi più belli d’Italia” prosegue Luca Renzi.

Castrum Morisci come altri produttori ha aderito a Storie di filiera, progetto pensato da Enzo Rossi, l’uomo della pasta che ha conquistato anche Oscar Farinetti. Un percorso culinario, esperienziale come piace dire oggi, tra aie, vigne, macellerie, orti, formaggi e frutteti in cui chi partecipa oltre a provare i prodotti tipici scopre il dietro le quinte della produzione: “Il 13 novembre dalle 1830 tutti in vigna” annunciano.

“Abbiamo pensato, per ottobre, dopo la vendemmia, di aprire la nostra cantina ai turisti durante la lavorazione del vino cotto, che conserviamo in botti di Tonneau. È particolare, non ha problemi di ossigenatura e affascinante da seguire con la sua schiumatura” aggiunge prendendo in mano un lungo bastone con attaccato quello che sembra un grande mestolo bucato.

Per ora nessuna cena in vigna, ma aperitivi con il sole che tramonta tra i sette ettari di filari. Ricco il programma, come ricca la partecipazione dei giovani vignaioli alle iniziative del territorio.” Vogliamo farci conoscere e vogliamo contribuire alla promozione di questa splendida terra”. La produzione è ancora piccola, 15mila bottiglie, ma in crescita, grazie anche al mercato estero. “L’Italia ci ha accolto bene, soprattutto il circondario del fermano. Ora guardiamo all’Olanda, sono tanti gli stranieri nelle nostre zone che diventano ambasciatori, e alla Francia”.

Scommessa vinta dalla nuova generazione che ha deciso di produrre e di credere anche nel rosato, oggi fiore all’occhiello della cantina. “Anche se il nostro vino di punta è il Collefrenato, che ha una lunga preparazione e fermenta per sei mesi in anfora e sei mesi in rovere” aggiunge David che si aspetta una grande produzione. “Pioggia e sole, le piante sono cariche di frutti e questo significa che durante il mese di agosto matureranno alla perfezione. Sarà davvero una grande vendemmia”. Che però non apriranno a turisti e curiosi. Per loro ci sono le merende con degustazione, per il futuro si vedrà.

@raffaelevitali

VTEM Banners
VTEM Banners
VTEM Banners

Crolla il tetto su una classe dell'Iti Montani: vigili del fuoco in azione

Bookmakers bonuses with www gbetting.co.uk site.