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La storia di Altidona. Ritrova la piastrina del nonno Giuseppe morto in guerra nel 1942 in Russia

piastrinia

La coppia era in viaggio in Russia quando casualmente è entrata in contatto con delle persone che avevano ritrovato dei piastrini. “Le stanno riconsegnando ai familiari e quando si sono trovati davanti a quello di Giandomenico, nato il 2 marzo del 1910 ad Altidona, ci hanno contattato".

di Raffaele Vitali

ALTIDONA – Non sarebbe dovuto partire, era l’ultimo figlio di una donna vedova. Il fratello maggiore era all’estero per lavoro, uno dei tanti migranti italiani del periodo tra le due guerre mondiali. Ma la Patria chiamò e così Giuseppe Giandomenico si ritrovò con fucile e scarponi in Russia, nella famigerata e terribile campagna di Russia.

Il 10 dicembre 1942 la notizia: disperso. Di lui non si è saputo più nulla, ai familiari era solo stato detto che era stato catturato. Oggi, dopo 76 anni, ad Altidona torna il suo piastrino di riconoscimento, la targhetta che ogni soldato portava con sé. A riceverla ci sarà la nipote, Giancarla Giandomenico che vive a Pedaso. “Una storia incredibile. Siamo stati contattati – spiega Enrico Lanciotti, vicesindaco di Altidona – da Antonio Respighi dell’Associazione Nazionale Alpini Gruppo di Abbiategrasso che da tempo si occupa, con la moglie, del ritrovamento dei piastrini di riconoscimento e della ricerca dei familiari dei dispersi per la riconsegna”.

La coppia era in viaggio in Russia quando casualmente è entrata in contatto con delle persone che avevano ritrovato dei piastrini. “Le stanno riconsegnando ai familiari e quando si sono trovati davanti a quello di Giandomenico, nato il 2 marzo del 1910 ad Altidona, ci hanno contattato, dopo mesi di ricerche al ministero della Difesa per risalire al nostro concittadino. Noi poi siamo risaliti alla nipote, la figlia del fratello”.

Non aveva figli Giuseppe, non aveva fatto in tempo a sposarsi prima della chiamata della 57a Compagnia del Genio Artieri Divisione “Torino”. Il figlio di migranti non si era potuto tirare indietro e dovette partire lasciando la madre sola a casa. “Il ritrovamento è un segno del destino, si chiude una pagina che ha fatto soffrire a lungo il fratello che si è portato dentro un senso di colpa perché sarebbe dovuto partire lui se non si fosse trovato all’estero. Ma questo lo racconterà la figlia” aggiunge Lanciotti dando appuntamento alla cerimonia di domani, martedì, alle 1730 nel centro di Altidona, prima con la messa, poi con la cerimonia di fronte alle autorità, al vescovo Pennacchio, e infine con la riconsegna del piastrino alla nipote.

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