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Valdaso, i contadini vanno al mare: filiera e degustazioni nell'aia. Rossi: 'Prossimo step clienti condivisi e bandi regionali'

contadinomare

L'azienda Rasoterra è un po’ il simbolo, perché giovane e frizzante, ma ci sono anche quelli che da decenni lottano con la dimensione, superata grazie alla qualità.

di Raffaele Vitali

CAMPOFILONE - Il contadino nel Fermano ‘non cerca moglie’, ma va al mare e soprattutto, dimostrando che il detto ‘scarpe grosse cervello fino’ non è mai passato di moda, collabora con il vicino. Per creare unione serve sempre un leader e il ruolo lo gioca Enzo Rossi, il vulcanico patron della pasta La Campofilone, che ha avuto una idea e in pochi giorni ha saputo fare da collante per una squadra di 14 produttori della Valdaso, dalla frutta alle verdure, dai salumi all’agnello, dalle pesche sciroppate al vino.

Tutti insieme per un percorso di degustazioni nell’aia. Questo è il motivo inziale di Storie di filiere, ma il progetto degli agricoltori della Valdaso è molto più ambizioso. “Intanto partiamo, ci conosciamo meglio, collaboriamo e poi vedremo di costruire una vera rete, una filiera che possa anche diventare un player sui tavoli della politica, in particolare in Regione” spiega Enzo Rossi.

Se il primo obiettivo è organizzare delle degustazioni, ogni giovedì dal 26 luglio in poi, all’interno delle aziende, il secondo step è mettere in rete i clienti e i produttori. “Scambiamoci i clienti, alla mia pasta servono i condimenti, per esempio. Possiamo imparare dalla cantina Terra Fageto che già ha una sua organizzazione a livello di degustazioni. E poi non mancano le carni grazie all’azienda Carmine Gualtieri, mattatoio di trasformazione che con allevatori locali ha creato una filiera sull’agnello Igp nel centro Italia” prosegue Rossi.

Che annuncia un’altra grande novità, visto che lui è l’uomo che Farinetti ha scelto come simbolo della pasta all’interno di Fico a Bologna: “Da oggi in poi La Campofilone userà tutti i prodotti della filiera appena creata. Produrremo ad esempio un maccheroncino al ragù bianco d’agnello. Del resto, come mi ricorda sempre Vittoria Rossi, che è la mia Dg all’interno di Fico, abbiamo il 70% di clienti stranieri. Tutto li affascina, immaginate cosa possono pensare di fronte al ciambellone e al vino cotto della Valdaso”.

I produttori della Valdaso, piccoli e piccolissimi, fanno squadra e portano le proprie eccellenze tra una degustazione e l’altra. Tutti menu con prodotti delle avarie aziende in cui ognuno porterà qualcosa in attesa di scambiarsi clienti e produttori. “Coltiviamo senza diserbanti, cresciamo maiali biologici, produciamo pasta unica. Ma ci serve l’aiuto della politica. Noi ci mettiamo insieme, promuoviamo la filiera, ma non possiamo partecipare a bandi da 300mila euro”. Da qui la richiesta alla Regione di finanziamenti per investimenti da 50mila euro, “che sono quelli che servono a imprese tipiche del territorio”.

Se l’azienda Gualtieri è stata la prima a investire sull’Igp ovino del centro Italia, “più ricco di carne e di sapore rispetto all’abbacchio e a quello sardo”, la micro fattoria ‘Rasoterra’ è un modello di filiera cortissima. “Ortaggi e uova per un target familiare, sono una 40ina i clienti a cui consegniamo a domicilio ogni settimana i prodotti”. Così da due anni, quando Isabella Coccia e Juri Marchionni hanno dato il via all’attività. “Agricoltura organica, non ancora bio, visto che non ne abbiamo la necessità. Abbiamo 1 ettaro di ortaggi, coltivati con varie tecniche, incluso il bio intensivo. Serviamo anche piccoli supermercati e ristoranti, e perfino Enrico Mazzaroni, lo chef del Tiglio, ha preparato un piatto con la nostra cipolla rossa di Pedaso”.

Loro sono un po’ il simbolo, perché giovani e frizzanti, ma ci sono anche quelli che da decenni lottano con la dimensione, superata grazie alla qualità. Come le olive e l’olio di Gregori a Montalto Marche o Sergio Cartalini che da Ortezzano lancia il suo appello: “Noi piccoletti abbiamo bisogno di aiuto dalle aziende già radicate nel mercato”. Lo stesso vale per Claudio Di Ruscio e i suoi vini o per Castrum Morisci, gli ultimi arrivati tra le vigne che hanno scelto di conquistare il mercato producendo nelle anfore di terracotta e dandosi un taglio sociale con etichette in braille. Tutti insieme, tutti uniti per dimostrare che la Valdaso oltre a produrre ottimi prodotti sa anche generare buone idee.

Prima serata giovedì 26 nell’aia di Juri e Isabella a Lapedona, per informazioni e prenotazioni, l’idea è di fare degustazioni culturali per un massimo di 30 persone, “nessuna concorrenza ai ristoranti, noi facciamo solo una piccola promozione di quello che invece si trova mangiando locale”, basta contattare il 328 4318130.

@raffaelevitali

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