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Campofilone, ecco La Baia dell'integrazione: dallo Cser alla barca con il vento che abbatte le barriere

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Giovanni Feliziani, responsabile Servizi di Integrazione Socio Sanitaria, non è voluto mancare “perché questa è una di quelle mattine che dimostra di come l’integrazione sia possibile e di come iniziative come questa abbattano altre barriere".

di Raffaele Vitali

CAMPOFILONE – La spiaggia è corta, dorata e dotata di ogni comfort. I gestori disponibili e con il cuore grande. Un connubio perfetto per il nuovo Cser di Campofilone, allargato alla Bottega delle Idee di Fermo. Aggiungendo la possibilità di schierare un ‘bagnino’ con capacità didattiche di vela, il pacchetto è completo: tutti in barca dalla spiaggia dello chalet La Baia di Campofilone per guardare la terra con un occhio diverso. “Per far immergere la mano nell’acqua, per muoversi spinti da un filo di vento che annulla ogni barriera” spiega Giacomo Recchioni.

Giovanni Feliziani, responsabile Servizi di Integrazione Socio Sanitaria, non è voluto mancare “perché questa è una di quelle mattine che dimostra di come l’integrazione sia possibile e di come iniziative come questa abbattano altre barriere, come quella della diffidenza verso chi vediamo diverso da noi”. Il dirigente racconta di avere ricevuto sms da genitori e bagnanti nelle ultime settimane in cui gli utenti dello Cser hanno usufruito della spiaggia de La Baia. E lo stesso è accaduto al sindaco di Campofilone Ercole D’Ercoli: “Non capita spesso di trovare dei gestori, tra l’altro giovani, disponibili come quelli del Baia. A questo si è aggiunta l’organizzazione dei due Cser che hanno saputo organizzare le mattinate al mare e addirittura le uscite in barca. Come Comune posso solo ribadire che le porte alla collaborazione sono sempre aperte. Abbiam aperto quelle dello Cser e oggi non ci sono più barriere anche per arrivare in mare”.

L’idea di salire in barca, o su una canoa con pagaia, è nata da Alessia Ionni e Recchioni. Poi tanti attori, vedi Giuseppe Marconi della Cooss Marche che gestisce gli Cser, l’hanno resa possibile. In primis lo chalet che ha una passerella in legno che fa superare i primi ostacoli e poi il personale per arrivare in mare. “Quando valutiamo i percorsi di integrazione, uno degli obiettivi è creare percorsi terapeutici mirati, specifici per ogni persona. Oggi è uno di quelli perché il mare, la condivisione dei momenti e il viverli con gli altri bagnanti è psicologicamente molto importate”.

La buona prova fa pensare anche ai prossimi step per lo Cser di Campofilone, forte anche della collaborazione con quello di Fermo, che conta più utenti, visto che a Campofilone sono dieci le persone seguite. “Noi – aggiunge Feliziani e il sindaco annuisce – vogliamo potenziare la struttura. In questo momento usiamo un piano, ma ne abbiamo altri due potenzialmente a disposizione in cui vogliamo portare una residenza sollievo, fondamentale per le famiglie, e in prospettiva uno spazio per il dopo di noi”. Il come è quello che Asur, Comune e operatori stanno valutando: “Dobbiamo intercettare fondi e bandi, in modo da rendere l’operazione, che è necessaria, sostenibile e fattibile. Di certo un territorio che ha saputo mettere insieme pubblico e privato come oggi non avrà problemi a raggiungere il suo obiettivo”. E ora tutti in mare, come insiegna Liberi nel Vento. Giubbotto di salvataggio d’ordinanza accompagnato dal sorriso più bello, quello di chi, come ricorda Recchioni, in mezzo al mare è spinto dal vento, senza differenze. 

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