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Villa Romana scoperta e ricoperta a Campofilone. "Patrimonio incredibile". Ora servono soldi: "Art Bonus per le imprese" (foto)

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Ercole D'Ercoli: “Ma se olio e vino ben si trovavano su un terreno franabile a due passi dal mare e a quattro dal cuore di Campofilone, un motivo deve esserci. Perché non farlo tornare in auge e collegarlo alle proprie produzioni?”.

di Raffaele Vitali

CAMPOFILONE – Da domani davanti agli occhi ci sarà solo terra. ma ora si sa che sotto si sviluppa un’area, che ha un lato di almeno 80 metri, di epoca romana (I aC con ristrutturazione tra I e IV dC) in contrada Marina. Una maxi villa con annesse terme e area produttiva per olio e vino. “Un unicum per la zona, ma anche per le Marche, soprattutto considerando la posizione che si affaccia sul mare” spiega il funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche, Tommaso Casciceccacci.

Parla con la voce entusiasta, perché la scoperta è rilevante sotto molti punti vista: “Ha uno sviluppo architettonico impressionante. Sono almeno due i piani del sistema terrazzato che la contraddistingue. Ogni terrazza ha una funzione. In questa prima parte di studi e scavi siamo riusciti a comprendere che il livello più basso era destinato alla parte produttiva, poi salendo c’è quella termale. Questo si evince dalle condutture in piombo trovato, che dimostrano un sistema di collegamento dalle sorgenti a monte”.

Quello che rende unica la villa romana di Campofilone è anche l’uso dei materiali. “Tutti pregiati, dal marmo delle pareti, ai tratti con mosaici fino al cocciopesto e alle stanze affrescate in stile villa di Pompei, con lacerti di intonaco dipinto di blu e rosso. E questo è quanto emerso in un’area di tre metri per quattro sui cui abbiamo lavorato. Immagine cosa potrebbe essere la parte residenziale”. Sono una decina le cassette di materiale prelevato e ora custodito in un luogo sicuro per essere studiato. "Materiale che poi – interviene il sindaco di Campofilone Ercole D’Ercoli, affiancato dal vice e dal collega di Altidona che ha subito capito la potenzialità della scoperta – farà parte del museo archeologico che stiamo allestendo in uno spazio che ci ha messo a disposizione la curia vicino al castello”.

L’Amministrazione ha tutta l’intenzione di investire e di far sì che la terra che domani ricoprirà tutta l’area di scavo, “è necessario per evitare che si rovini in attesa di decidere il percorso di recupero” prosegue l’archeologo, venga tolta quanto prima. Ma servono risorse. Un mezzo è l’art bonus” ribadisce Casciceccacci. Il sindaco è convinto di riuscire a coinvolgere gli imprenditori, il primo ad apparire è Enzo Rossi, patron de La Campofilone: “Devono cogliere l’opportunità di collegare la storia con la loro produzione di oggi. È la riprova che la Valdaso, oltre che la stessa Campofilone, è dal primo secolo avanti cristo uno dei luoghi di produzione più floridi”.

Il ritrovamento lungo la costa fermana è un buon esempio anche di collaborazione e sintonia tra pubblico e privato. Perché se la villa è venuta fuori, parte del merito va alla stessa Snam, che stava costruendo la sua conduttora necessaria per collegare al meglio l’area di servizio lungo l’autostrada. “Non ci siamo pestati i piedi, anzi. Noi abbiamo concluso i lavori e la Soprintendenza ha potuto effettuare tutti i rilievi necessari” spiega l’ingegnere Francesco Candido. La prima scoperta è degli archeologi della cooperativa In Terras di Forlì, che seguivano il cantiere per conto della Snam e della Romana Costruzioni.

E ora? Due i passaggi dopo la copertura del ritrovamento. Il primo è della Soprintendenza che dovrà provvedere a emettere un vincolo di tutela con le relative prescrizioni, il secondo è pratico con le risorse da trovare per iniziare a cercare in tutta la zona, portando così in luce quello che l’archeologo è convinto ci sia: un inestimabile patrimonio. Se solo in un piccolo spazio sono sati recuperati anfore, utensili, strumenti metallici che fungevano da grappe sulle pareti, tombe, senza essere entrati in cucine e magazzini, le potenzialità sono enormi.

“Noi ci crediamo. Sono certo che questo possa far elevare il nostro territorio che non è solo maccheroncini. La storia ce lo sta raccontando, a noi ora il compito di farla parlare”. Insomma, art bonus (credito di imposta al 65%) per tutti anche se, commentano amari i giovani archeologi, è più facile sponsorizzare il restauro di un quadro o di una chiesa che uno scavo di questo genere perché il ritorno non è immediato. “Ma se olio e vino ben si trovavano su un terreno franabile a due passi dal mare e a quattro dal cuore di Campofilone, un motivo deve esserci. perché non farlo tornare in auge e collegarlo alle proprie produzioni?” si domanda il sindaco mandando il messaggio finale, mentre passeggia tra i livelli terrazzati della villa romana, agli imprenditori locali che potrebbero raccontare il loro futuro partendo da una storia millenaria. FOTO SERENA PASQUALI

@raffaelevitali

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