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Campofilone. Raccontare natura e cultura della Marca mentre si cammina: turismo e business nel vivere lento

camminocampofilone

Adolfo Leoni: "Sappiamo arrivare a Dublino ma non a Sant’Elpidio Morico. Non conosciamo la nostra terra e quindi non sappiamo dare il plusvalore ai prodotti".

di Raffaele Vitali

CAMPOFILONE – La giornata di San Patrizio a Campofilone è iniziata con una camminata sotto la pioggia dal paesino alla costa. “In quaranta hanno sfidato il tempo, tipicamente irlandese, per vivere la natura” esordisce Adolfo Leoni. Una passeggiata celtica come lancio del convegno ‘La rivoluzione del camminare’. “Una rivoluzione perché siamo abituati a ritmi frenetici, a spostarci via social” spiega il sindaco Ercole D’Ercoli.

‘Il turismo a piedi come disciplina dell’essenziale’ è il sottotitolo: per parlarne Daniela Talamonti presidente Dspin, Giulio Lucidi componente di giunta Coni Marche, Luciano Monceri presidente associazione Cammini della Marca, Sandro Polci, direttore artistico del Festival delle vie Francigene. “Raccontarsi è fondamentale, si trovano spunti. Parto da tre considerazioni. La prima è l’immagine dell’uomo con le braccia alzate della Valcamonica che mira all’infinto e raccoglie frutti. Oggi invece, la nostra immagine è ingobbita, con le mani sulla tastiera e uno schermo come visuale: dall’infinito allo schermo del pc. Ci fa bene? Stiamo bene? La seconda è la non conoscenza della terra di marca. Sappiamo arrivare a Dublino ma non a Sant’Elpidio Morico. Non conosciamo la nostra terra e quindi non sappiamo dare il plusvalore ai prodotti, altrimenti spiegheremmo a tutti perché un vino si chiami Vidacilius. Terza, le Marche si stanno meridionalizzando e quindi dobbiamo porci la domanda sul dove va la nostra economia”.

Si parla da tempo di turismo esperienziale e ora di quello narrativo. “Esiste un cammino che passa a 50 metri dalla strada romana, ancora lastricata, e congiunge Sarnano all’Ambro. Un cammino che un tempo era molto frequentato. A Cremone, prima di Amandola, c’è un edificio che si chiama ‘Ospitale dei cavalieri del tempio’. E se stavano lì è perché c’era un cammino che portava dal Tirreno all’Adriatico. E lì venne seminato il grano del senatore Cappelli. Se andiamo verso la Gola dell’Infernaccio, un chilometro prima c’è Valleria. E se dal bosco escono due persone che raccontano le fiabe, i turisti restano stupiti. E così nella Gola dove si trovava Cecco D’Ascoli”. Narra Leoni e chiede a tutti di “raccontare il territorio”

Le esperienze

“Siamo partiti con un ‘Altidona tour’, che altro non è che camminare per stare meglio” spiega la Talamonti. “Stiamo rinunciando al movimento, siamo vittime dell’era tecnologica. Il comodo e fruibile in tempi rapidi va scelto. A differenza di quel che il cammino insegna” prosegue Daniela Talamonti che poi riassume i benefici: migliora del 12% l’ipertensione, contrasta il diabete, riduce lo stress, migliora l’apparato respiratorio “eppure vince la pigrizia, vincono il ‘non ho tempo’, ‘non serve’, ‘non mi piace’, che sono il frutto della rassegnazione. E come il legno, che si deteriora, il tempo renderà il corpo sempre meno efficiente”.

Giulio Lucidi parte dal libro bianco dello Sport che ha evidenziato come in Italia ci sia un 40% di sedentari, secondo dato l’inattività fisica causa cinque patologie dai tumori al seno al diabete, dal tumore al colon all’ipertensione. Per questo sono nate le Camminate nei musei e la Camminata dei santi, “un modo per coinvolgere le persone e il territorio”

Cammino (francescani) della Marca, è in vita da anni, anche se ufficialmente da poco costituito spiega Luciano Monceri. “Il nostro obiettivo è portare persone a fare questi cammini. Che si possono fare in mille modi. Il primo è mettersi in gioco e crederci, bisogna partire. Abbiamo realizzato una ricerca storica, per costruire i punti principali da unire in un percorso che da Assisi arriva ad Ascoli Piceno passando per luoghi spettacolari, spesso con riferimenti a San Francesco”. Il prossimo, è lungo quasi 170 chilometri, parte il 21 aprile e termina il 28: “Non ci ferma neppure il post sisma che ha reso inagibili molte strutture, dormiremo nelle palestre”.

Infine Sandro Polci, direttore artistico del Festival europeo delle vie francigene, che sceglie uno slogan: ‘Il pellegrino come il sognatore ha i piedi fortemente appoggiati sulle nuvole’. “Anni fa ho riscoperto il mio amore per i Sibillini. La prima cosa che mi dicono è ‘se bisogna essere poveri per camminare’”. Ci sono molte percezioni su cui lavorare. Santiago fa cinque volte i numeri della via Francigena, ma la potenzialità del percorso è enorme. “Ci muove l’esperienza, ma anche l’economia. Abbiamo pensato che ogni regione crei la bisaccia del pellegrino con cinque prodotti. Se non siamo troppo venali e se non siamo troppo egoisti allora crescerà. La Toscana (l’11% dell’economia turistica lo fa con i cammini, ndr) è avanti, perché ci sono luoghi con le cassette dove lasciare offerte e poi muoversi gratis. È un sistema, ma noi vogliamo portare lavoro. Vorremmo che giovani che studiano Beni culturali non finiscano alle casse di un supermercato ma raccontino il territorio. Dobbiamo ridare la gioia di vivere, perché se no continueremo ad avere di fronte una generazione triste”.

Turismo e natura, se poi tutto può diventare business ancora meglio: “Se crescono i numeri, si crea un sistema di ricettività, con B&B e punti di ristoro. Nascono cooperative di giovani laureati che si mettono insieme e organizzano percorsi. L’obiettivo non è spremere il turista, ma creare una rete tra produzione agricola, ricettività e cultura” concludono i protagonisti del convegno che vogliono far tornare essenziale il naturale.

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