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La Valdaso diventa polo sociosanitario: maxi Rsa con centro risvegli. Brizoli, Kos: "Assumeremo cento persone"

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Progetto innovativo, con una ricerca anche architettonica che si sviluppa lungo la Valdaso. “Un cantiere pulito e in ordine affidato alla Top Costruzioni che si è impegnata a completare l’opera nell’arco di 13-14 mesi.

di Raffaele Vitali

CAMPOFILONE – “Una giornata da segnare con l’evidenziatore sul calendario”. Anni di discussioni, di dialogo e di progetti: “Oggi presentiamo un polo sanitario di straordinaria rilevanza, che segue l’apertura dello Cser diventato polo per la bassa Valdaso, riavvicinando ai propri cari persone assistite altrimenti a Centobuchi”. È felice il sindaco di Campofilone Ercole D’Ercoli che presenta la struttura da 100 posti letto tra Rsa e la novità del Centro dei risvegli, dopo aver ringraziato tutti i protagonisti: il presidente della Regione Marche Ceriscioli, il presidente della commissione Fabrizio Volpini, il dirigente Asur Giovanni Feliziani, il direttore Asur Licio Livini, il direttore del distretto Vincenzo Rea, la presidente della Provincia Moira Canigola e i ‘tecnici paganti’, ovvero il mondo Kos Care, che include il Santo Stefano, con l’ad Enrico Brizoli e il progettista Santarelli. “Il cantiere è aperto e sta lavorando per arrivare a coprire i 10 mila metri quadrati previsti”.

“I tempi si sono un po’ allungati, ma non semplice quando si vuole realizzare una struttura sovracomunale che va a coprire il bacino della Valdaso, scoperta per certi servizi. Non volendo entrare incontrato con l’Area vasta, abbiamo atteso e ragionato sul luogo e la tipologia. La struttura avrà 100 posti letto di cui 80 di Rsa, con vocazione dedicata all’Alzheimer, e 20 posti per pazienti in stato vegetativo. Un settore per cui c’era grande necessità” spiega Brizoli. In attesa del nuovo atto di fabbisogno che prevede riabilitazione intensiva ed estensiva in diverse strutture regionali. “Lavoreremo per introdurre anche una piccola quota di riabilitazione, sostituendo 20 letti di Rsa per queste funzioni. Ma lavoreremo con l’Area Vasta”.

Progetto innovativo, con una ricerca anche architettonica che si sviluppa lungo la Valdaso. “Un cantiere pulito e in ordine affidato alla Top Costruzioni che si è impegnata a completare l’opera nell’arco di 13-14 mesi. Sarà aperta per Pasqua 2019”. Previsto un piano assunzioni importante: “Dai 90 ai 120 addetti in base alla tipologia di servizi che verranno attivati. Qualcuna in più se ci sarà anche la riabilitazione”. L’operazione è a carico dal gruppo Kos, che ha acquistato il terreno e finanzia la costruzione.

Sanità privata? “In realtà facciamo sanità pubblica, cercando di dare servizi al meglio, sapendo che il nostro committente, l’Asur regionale, ci tiene sempre sotto controllo. Noi che lavoriamo in otto regioni, possiamo dire che le Marche sono un punto di riferimento, come dimostrano anche i rating ministeriali” conclude Brizoli.

La struttura è costruita con criteri innovativi. Sarà un maxi prefabbricato con pannellature esterne colorate poco impattanti, “aspetto materico”, per non rovinare lo scorcio di Campofilone. Un piano seminterrato, che potrebbe essere usato per funzioni sanitarie diverse, un piano terra con un blocco centrale per la parte amministrativa e il primo piano dedicato alla degenza. “Una struttura coibentata, con il sistema di pannellature e di infissi che garantiscono importante conservazione e tutela delle temperature” specifica l’architetto.

A Feliziani il compito di fare il quadro regionale partendo dalle 162 strutture sanitarie. “La maggior parte gestite da associazioni, cooperative ed enti religiosi. Sono 38 le Rsa, 26 pubbliche su cui vorremmo investire a livello di infermieri per renderli pronti a intervenire a ogni livello neurologico. Fermo ha uno degli indici più alti a livello di Sla, da qui la necessità di sviluppare servizi ad hoc sul territorio. Quando si parla di sanità ci si riferisce agli ospedali. Ma l’Asur in realtà ha 14500 posti letto territoriali, altro che i 3mila ospedalieri per acuti. La sanità è disabilità, è dipendenza patologica, è salute mentale”.

Per rispondere a questa esigenza al meglio, servono strutture moderne. “Questo – prosegue Livini – è un segnale per il territorio che ci fa recuperare uno svantaggio per questa area della provincia a livello di posti letto e servizi, la Valdaso era sguarnita”.  “Nuovi servizi per un territorio povero di risposte. Un segnale per la piccola provincia di Fermo che dalla Regione sta avendo un’attenzione importante. In poco tempo questa struttura, il nuovo ospedale di Amandola e di Fermo” ribadisce la presidente Canigola.

Investimenti che hanno anche dei meriti in Francesco Giacinti e Fabrizio Cesetti, che del Bilancio in regione tengono i cordoni, come ricorda Luca Ceriscioli che ha poi il potere di aprirli assieme all’assessore alla sanità in pectore, Fabrizio Volpini: “A Fermo abbiamo rifinanziato qualcosa che c’era, ma senza fondi. Ad Amandola, grazie anche la progetto donato dalla Kos acceleriamo e abbiamo già i fondi. Qui parliamo di qualcosa di grande efficacia. Programmazione strana: abbiamo guardato dove c’era il bisogno e abbiamo portato servizi. È un modo ‘strano’ di approccio, ma è quello vincente” aggiunge Ceriscioli che parla del piano sanitario che abbassando i posti per acuti, meno ospedali, non riduce i servizi. “Ampliare le strutture sociosanitarie porta una diffusione del servizio e delle risposte tra distretti sanitari, poliambulatori e medici di base, fino ad arrivare alla domiciliare che porta la sanità a casa tua”.

Fondamentale era il rapporto con il privato: “La regione ha raggiunto il limite di dipendenti pubblici assunti. Una struttura come quella di Campofilone richiede almeno cento persone: dove li avremmo presi? Non potevamo spostarli da strutture già operative. Se vogliamo offrire servizi aggiuntivi e interare il sistema, serve lo spirito di un privato al servizio del sistema di sanità pubblica. L’investimento di 11 milioni, costo della struttura, non si fa per beneficienza. è una anticipazione, che poi verrà ripagata dal servizio. Loro in un anno lo costruiranno, l’Inrca è da quattro anni che aspetta il primo pilastro. Investimento anticipato, realizzazione in tempi certi e servizio senza pesare sul personale pubblico. più privato, ma anche più controlli pubblici. Non è un risparmio per il pubblico, perché se risparmiamo un euro qui, significa un euro in più in un altro servizio”. e infine la chicca: “Vorremmo che nella mensa entrassero più prodotti locali possibili”.

@raffaelevitali

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