Il Fermano frana: a rischio le case di 17mila persone. "Più agricoltura, meno cemento"

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La preoccupante fotografia è stata scattata dalla Coldiretti Ascoli Fermo e dall’annuale rapporto sul “Dissesto idrogeologico in Italia” presentato dall’Ispra.


FERMO – Frana il Fermano e neppure lo sa. Sono 16.617 i cittadini residenti in zone a rischio frana. Zone che contengono anche 317 beni culturali di interesse nazionale. La preoccupante fotografia è stata scattata dalla Coldiretti Ascoli Fermo e dall’annuale rapporto sul “Dissesto idrogeologico in Italia” presentato dall’Ispra.

Cementificazione selvaggia e abbandono delle campagne sono le cause, ma anche la pressione degli animali selvatici, con il Fermano che in vent’anni ha perso 4mila ettari di terre coltivate, con il venire meno della costante opera di manutenzione assicurata dagli agricoltori.

Entrando nei numeri, dei quasi 17mila fermani che vivono in area a rischio meno di un quinto (2.949) si trova in situazione di pericolo elevata. Mentre meno fortunati sono i beni cultural, visto che su 317 sono 172 quelli a rischio immediato. Allargando lo sguardo al tessuto produttivo, anche la collocazione delle imprese, del motore economico, non lascia sereni, visto che in Provincia sono 277 quelle posizionate in terreni franosi.

“Per proteggere il territorio provinciale, bisogna tornare al sano utilizzo dell’agricoltura e difendere la terra fertile dalla cementificazione nelle città e dall’abbandono nelle aree marginali” sottolineano Paolo Mazzoni, presidente di Coldiretti Ascoli Fermo e il direttore Alessandro Visotti. 

Certo, cambiare solo nel Fermano non basta, visto che nelle marche sono 12 milioni i metri quadri di territorio che ogni anno vengono coperti con asfalto e cemento, edifici e capannoni, servizi e strade, con la conseguente perdita di aree aperte naturali o agricole capaci di assorbire l’acqua in eccesso.