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Intervista. Enzo Rossi, La Campofilone, l'uomo che rappresenta le Marche dentro il mondo di Fico: "Insegneremo a tutti a fare i maccheroncini"

ficofamiglia

"Ho girato il mondo e dove c’è Eataly, all’estero, la mentalità è cambiata. Nel mondo hanno cominciato a capire di dover cercare il top. I ristoranti, i negozi e i distributori hanno intrapreso un percorso per acquistare dall’Italia le eccellenze, evitando di acquistare i tarocchi. Che poi i tarocchi sono stati la fortuna di Eataly, la gente ha cominciato a chiedere l’originale”.

di Raffaele Vitali

BOLOGNA – Forse lo avranno attirato le 9500 galline che vivono in una specie di resort che le fa produrre uova eccezionali; forse si sarà perso tra i 75 ettari di terreno che diventano 150 con altri agricoltori della Valdaso che lavorano insieme; forse avrà visto un video in cui le signore fanno la pasta; forse il packaging ricercato, ma al contempo classico, con cui confeziona il prodotto; forse, semplicemente, si è convinto perché è bravo e tra i primi in Italia ha creato una filiera chiusa di altissimo livello. Sta di fatto che Oscar Farinetti non ha avuto dubbi quando ha dovuto scegliere un pastaio che rappresentasse l’Italia nel settore pasta all’uovo secca e lo è andato a prendere a Campofilone. Si chiama Enzo Rossi ed è uno dei vulcanici imprenditori che animerà con maccheroncini, fettuccine, pappardelle e tanto altro uno stand di 200 metri quadri dentro Fico. Che altro non è che un parco di 10 ettari, 100mila metri quadri, dedicato all’agroalimentare italiano pensato e realizzato dal re di Eataly assieme a Coop e alla regia preziosa di Andrea Segrè. Fico aprirà le porte il 15 novembre, ma oggi le ha spalancate per un press tour con 600 giornalisti arrivati da tutto il mondo. E c’eravamo anche noi (LEGGI).

Enzo Rossi, ma lei quanto si sente Fico?

“Sei anni fa me ne hanno parlato. Si parlava di una struttura enorme con laboratori ed eccellenze italiane. Sapevo che ci sarei dovuto essere (è l’unico marchigiano, ndr)”.

Perché hanno scelto l’azienda La Campofilone?

“Campofilone in sé per sé è il luogo della pasta d’eccellenza. Stavamo già tracciando il percorso per raggiungere l’Igp. Noi, come ‘La Campofilone’ da sei anni eravamo impegnati nelal creazione della filiera chiusa, dal grano alla gallina fino al piatto di pasta. Sto qui perché sono una piccola grande famiglia”.

Cosa l’ha convinta a investire in Fico?

“Ho girato il mondo e dove c’è Eataly, all’estero, la mentalità è cambiata. Nel mondo hanno cominciato a capire di dover cercare il top. I ristoranti, i negozi e i distributori hanno intrapreso un percorso per acquistare dall’Italia le eccellenze, evitando di acquistare i tarocchi. Che poi i tarocchi sono stati la fortuna di Eataly, la gente ha cominciato a chiedere l’originale”.

Un grande investimento?

“In primis come persone della mia azienda. Siamo passati dal pensiero alla realtà, che è diventata tale tre anni fa. I progetti sono diventati operazioni e strategie. Oggi siamo qui, dove ricreiamo una struttura produttiva all’interno di Fico. L’investimento economico è di qualche centinaia di migliaia di euro, ma li vale. Devo dire tanti grazie, ma uno in particolare allo chef Giorgio Incicco, che è stato il partner affidabile che mi ha permesso di strutturare la cucina e ha anche dato un concept al laboratorio e al ristorante che colpirà il visitatore, anche a livello di animo”.

Ha dovuto assumere persone?

“Tredici ragazzi lavoreranno per noi, dodici emiliani e un marchigiano. Come vedete questo non è uno stand, è un laboratorio, un ristorante, una cucina”.

Che ruolo giocano le sue figlie qui a Fico e in azienda?

“Ahimè vogliono lavorare con me, con noi. Sono importanti per lo stato d’animo dell’azienda e della famiglia. Qui a Fico il più vecchio ha 25 anni, il più giovane 19. Parliamo di diplomati alberghiero e di laureati. I tre perni sono Riccardo, laureato in Scienze diplomatiche, le mie figlie Federica, laurea in Designer della comunicazione, e Vittoria, laureanda in Economia e Commercio”.

Quanto può dare Fico alla sua azienda?
“In primis c’è l’interscambio culturale che poi diventa di clienti. Chi viene qui non comprerà la pasta de La Campofilone, ma vedrà Campofilone. Il traino per me e per i produttori del territorio è reale. La vedo come spinta importante per l’agroalimentare italiano che è invidiato e apprezzato nel mondo. Ma soprattutto mi fa piacere stare qui per un semplice motivo: chi viene in visita in questo parco giochi per gli innamorati dell’enogastronomia, uscirà pieno di orgoglio. Questo luogo ridà un motivo di vanto al popolo italiano. Qui si comprende quanto l’Italia sia indispensabile al mondo. Italia è cultura, 70% delle opere d’arte, ma la stessa percentuale ce l’abbiamo nell’enogastronomia”

Quanto orgoglio c’è in lei?

“Mi invidio da solo”

Teme mai di avere fatto un passo troppo grande?

“Ogni mattina che mi sveglio penso solo se è successo davvero. Non vedo l’ora che arrivi il 15 novembre. Qui sarà un caos, nel senso di pienone, di folle, di appassionati e curiosi. E noi siamo pronti”.

Scusi Rossi, ma quante uova servono per un chilo di pasta?

“10 uova e un chilo di farina per la pasta all’uovo tradizionale, per quella di Campofilone 7-8 perché usiamo un grano diverso, più difficile da lavorare”.

@raffaelevitali

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