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Solidarietà e integrazione, ad Altidona la cultura nasce al ristorante: stagione teatrale con L'Amaca

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Per raggiungere lo scopo educativo, il ristorante di Altidona, nato nel cuore del centro storico, ha deciso che saranno spettacoli gratuiti all’interno del teatro comunale.

ALTIDONA – L’impegno sociale ha più facce. C’è quello delle associazioni di volontariato, c’è quello della politica, c’è quello privato. Rientra nell’ultima categoria la stagione teatrale pensata e realizzata dall’Amaca Tasting & Art di Altidona. Che è qualcosa di più di un semplice ristorante di qualità, è un crogiuolo di pensieri, idee ed eventi finalizzati alla promozione del territorio e dei suoi elementi di valore attraverso l’enogastronomia e l’organizzazione di spettacoli. E proprio con gli spettacoli l’Amaca di Andrea Bracalente, Stefano Alunno e Alex Amurri varca ogni confine, entrando nel mondo dell’integrazione, dell’accoglienza, della solidarietà. “È nata L’Amaca on stage – senza confini. Appuntamenti per lo sbocciare di una nuova e diffusa cultura della solidarietà e della fratellanza. Una serie di appuntamenti legati da un ?lo che li percorre generando un unicum voluto, pensato e realizzato per avvicinare anziché allontanare, unire anziché dividere, creare empatie anziché indi?erenza. Facendo della conoscenza (di sé, dell’altro e della realtà) il primo passo verso una vera cultura di pace”.

Per raggiungere lo scopo educativo, il ristorante di Altidona, nato nel cuore del centro storico, ha deciso che saranno spettacoli gratuiti all’interno del teatro comunale: “Un modo – prosegue Bracalente – anche di contribuire alla scoperta e riscoperta di luoghi di indiscutibile bellezza storica ed architettonica”. E se un turista o un fermano arriva a teatro poi non riempirà solo l’Amaca, ma anche le altre attività del centro storico.

Tre gli appuntamenti previsti, tutti domenicali, con il primo in programma domani alle 1830. “Iniziamo con Stupidorisiko, della compagnia teatrale di Emergency” prosegue l’organizzatore. Uno spettacolo che vuole raccontare in forma semplice e chiara – e, perché no, anche ironica - alcuni aspetti e avvenimenti della guerra e della sua tragicità, che spesso sono dimenticati o ignorati. Il 31 marzo è la volta di Kalimat, di terre e suoni. “Il progetto racconta autori di di?erenti provenienze, lingue e sonorità, tutti accomunati dal rappresentare la diretta espressione di un legame profondo con la propria terra. Arabo, portoghese, berbero, genovese e ladino risuonano nella musica antica del repertorio giudeo-spagnolo, abbracciando un’area geogra?ca che unisce Algeria, Portogallo, Spagna, Tunisia, Italia e Libano”. Infine domenica 7 aprile Sarabanda postcomunista in un monologo jazz: “Una biogra?a traslata e musicata sul tema delle radici, sulla condizione dell’emigrante/immigrante. Il passo forzato verso la nuova terra, la nuova cultura e il desiderio di ritrovarsi e riconoscere le proprie radici”.

Non resta che partecipare, scegliendo il piccolo borgo per una passeggiata domenicale che riempie lo spirito e poi, magari, la pancia: “Abbiamo scelto un tema di grande attualità, se vogliamo scomodo e spigoloso, ma siamo convinti che questo sia ancor di più il momento di far sapere con chiarezza quello che si pensa e di cercare in ogni modo di lanciare messaggi inequivocabili e di integrazione” conclude Andrea Bracalente.

Raffaele Vitali

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