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Zucche, mele rosa e kiwi: dalla Valdaso tre prodotti alla conquista dei mercati

Acciarri Kiwi 1

Diventate presidio Slow Food le piccole mele nascono sopra i 450 metri sul livello del mare. “La raccolta delle mele rosa va dalla fine di settembre alla metà di ottobre, ma possono essere consumate fino alla fine della primavera successiva, mantenute all’aria aperta a contatto con gli agenti atmosferici”.

di Raffaele Vitali

ORTEZZANO – Valdaso terra di profumi e di prodotti di qualità. Tre in questi giorni, oltre al domminante tartufo bianco dei Sibillini, stanno riempiendo le cassette: la zucca, la mela rosa e il kiwi. La prima va oltre il suo giorno preferito, ovvero il 31 ottobre. La seconda non è mai una novità, ma una conferma di qualità. La terza è la curiosità che si conferma punto fermo.

Regina degli ortaggi durante il periodo autunnale la zucca è sempre più utilizzata in cucina. L’unica attenzione che bisogna aver, stando ai consigli della Cia, Confederazione agricoltori di Ascoli e Fermo, invita gli acquirenti a prendere sempre visione dell'etichetta di origine che deve essere indicata sul prodotto. Un prodotto in crescita, le superfici coltivate per la produzione di semente sono cresciute negli ultimi 10 anni del 58 per cento, passando da 17 ai 27 ettari di oggi. Ma siccome non tutti in questi giorni l’hanno comprata per mangiarla, se si vuole conservare la piccola opera d’arte in casa o sul balcone, ecco un semplice consiglio: “Una volta alla settimana, passare sulla parte esterna un po' di olio vegetale con un panno morbido e lasciarla in un luogo fresco e asciutto. Successivamente ogni 4, 5 giorni immergerla in acqua fresca. In caso di aria particolarmente secca, in casa, di notte è consigliabile coprire la zucca con un panno umido”.

Secondo prodotto autunnale in vetrina è la mela rosa dei Sibillini, caratterizzate da una forma schiacciata e irregolare con una polpa soda acidula e zuccherina allo stesso tempo, con un profumo intenso e aromatico. E alcune delle caratteristiche sono anche un ‘limite’ secondo Massimo Gravucci produttore di Amandola e Presidente dell'associazione “Rosa”: “Hanno un solo difetto, agli occhi del consumatore moderno frettoloso e disinformato: l’aspetto, perché “sono medio-piccole, irregolari, leggermente schiacciate e con un peduncolo cortissimo, insomma, poco appariscenti ma buone. Per questo, per riuscire a competere con le mele moderne presenti sul mercato, più grandi, regolari e dai colori brillanti, occorre intraprendere una battaglia di civiltà, sconfiggere la superficialità dei consumatori che “comprano a vista” in base alle caratteristiche estetiche, per indirizzarli invece verso i sapori veri e i prodotti sani”.

Diventate presidio Slow Food le piccole mele nascono sopra i 450 metri sul livello del mare. “La raccolta delle mele rosa va dalla fine di settembre alla metà di ottobre, ma possono essere consumate fino alla fine della primavera successiva, mantenute all’aria aperta a contatto con gli agenti atmosferici” spiega la Cia che ricorda come sia un prodotto estremamente sano. Il Presidio ha stilato un disciplinare di produzione, che individua l’area di produzione, garantisce la qualità dei frutti e prevede tecniche di coltivazione ecocompatibili. Cresce la superficie coltivata e quindi è attesa anche la crescita verso la trasformazione e la commercializzazione di succhi di frutta, sidro, e aceto, a marchio collettivo: una “light industrialization”.

Dietro due colossi, ecco il piccolo e verde frutto che per immaginario si pensa arrivare spere da paesi lontani: il kiwi. “E’ tempo di raccolta nelle campagne marchigiane dove si stila già un primo bilancio con ottima qualità e buona quantità” commenta Paolo Acciarri, agricoltore di Ortezzano, che possiede uno dei più importanti impianti d’Italia. “Frutti molto belli e di buona qualità: prevediamo di proseguire nella fase della raccolta fino alla fine di novembre. Il kiwi è un prodotto tra i più sani, non ha bisogno di particolari aiuti per la crescita e grazie alle condizioni dei terreni marchigiani il prodotto è di qualità considerevolmente elevata”. In pochi lo sanno, ma le Marche sono state la prima regione in cui sono stati piantati kiwi. “Bisogna riavvolgere il nastro della memoria fino agli anni '70 quando un illuminato imprenditore di San Benedetto, per la prima volta, decise di piantare questo frutto tipico della zona sub tropicale nel territorio marchigiano - aggiunge Acciarri -. Dopo alcuni tentativi le piante iniziarono a fare i frutti”. Ma se il prodotto è buono, è il mercato (principalmente italiano, francese e tedesco) che non risponde come dovrebbe secondo il presidente della Cia, Ugo Marcelli: “Sui mercati continuano ad arrivare ancora le produzioni neozelandesi. In quell'area infatti iniziano la raccolta prima e la dovrebbero terminare proprio quando noi la iniziamo. Quest'anno hanno avuto una produzione superiore al passato e quindi ancora il loro prodotto sta entrando sui mercati anche di nostra competenza. Ne consegue che la maggiore offerta delle quotazioni hanno subito un calo tra i venti e i trenta centesimi rispetto allo scorso anno”.

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