Rubbianello. Catena umana a cinque anni dal crollo del ponte: 'Avete spezzato le nostre comunità, ma non ci arrendiamo' VIDEO

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'Dobbiamo affrontare tutto con un po’ di ironia, altrimenti resta solo la disperazione' commenta Mauro Stampatori, uno dei più attivi in mezzo al fiume.

di Raffaele Vitali

RUBBIANELLO/MONTEFIORE – “Gente che si conosce da una vita e che non vediamo da cinque anni. Perché piuttosto che fare 15 chilometri si fermano a Valmir di Petritoli o vanno verso il mare”. È questa la fotografia umana di uno dei tanti problemi che devono viere le comunità della Valdaso, principalmente quella di Montefiore e quella di Monterubbiano, da quanto il ponte che collegava le due sponde del fiume è crollato.

Una vergogna tutta Italiana. “Se pensiamo che da anni ci sono sul tavolo soldi, progetto e ditta e invece tutto è fermo, ci rendiamo conto che qualcuno non ha saputo fare il suo lavoro” commenta Marzia Malaigia, consigliera regionale. È lei l’unica ‘politica’ che ha preso parte alla catena umana organizzata dai cittadini. Non c’erano esponenti delle due province, non c’era il sindaco di Monterubbiano.

“Dobbiamo affrontare tutto con un po’ di ironia, altrimenti resta solo la disperazione” commenta Mauro Stampatori, uno dei più attivi in mezzo al fiume. È lui che ha portato due scale unite con dello spago: ecco il nostro ponte, frutto di grande ingegneria. Pensate, si può anche alzare e abbassare per far passare le navi”. Si sono ritrovati in tanti, da una parte all’altra del fiume, che scorre pulito nel mezzo. Pochi centimetri d’acqua, “che sono bastati a bloccare l’idea di posizionare massi e tubi per permettere il passaggio delle auto” ribadisce il sindaco di Montefiore Lucio Porrà. Ma quell’acqua non ha fermato chi si era organizzato con gli stivali.

Ci sono gli anziani, che hanno visto crescere Rubbianello con i suoi negozi, “negli ultimi cinque anni sono chiuse diverse attività” ribadiscono i cittadini, e diventare amici gli abitanti dei paesi della sponda picena. Ma ci sono anche tanti bambini, portati dai genitori “perché qui manifestiamo per il loro futuro. Questo ponte gli servirà”.

I danni sono tanti. “Per un attimo ho temuto, poi le persone hanno avuto cuore e hanno deciso che comprare fiori e piante da noi valeva la pena fare 15 chilometri in più. ma qualche cliente se ne è andato e non credo che tornerà anche se faranno il ponte, perché le abitudini, con gli anni cambiano” commenta Roberto Ripà, titolare del vivaio lato Montefiore. C’è chi pur di non perdere commesse ha aumentato gli orari di lavoro: "Non ho alternative, le scarpe vanno consegnate. Per cui – sottolinea Stefano Centanni della Ida – non posso che aumentare le ore di produzione. Ho 16 dipendenti, sei famiglie lavorano per me e stanno tutte dal lato di Rubbianello. Sapete quante ore si perdono? Noi ogni anno per colpa di questo ponte bruciano quasi due mesi di lavoro”.

Lucio Porrà ascolta e ribadisce: “Questa è una manifestazione pacifica, era il nostro obiettivo. Basto già io a fare un po’ di caos. Ma la gente è stanca, è sfiduciata. Noi eravamo una comunità unica, l’incapacità di chi sta dentro la Provincia di Ascoli ci ha diviso, ci ha spaccato in due. Il 31 ottobre per fortuna il presidente D’Erasmo finirà il suo mandato, sappiamo Piunti e Fabiani, i due candidati, che dal primo novembre in me troveranno il loro peggior nemico se non faranno partire la ricostruzione”.

La gente intanto si unisce, forma la catena, unisce le due sponde, torna comunità. Per pochi minuti, ma sono quelli che servono per mostrarsi, per fermarsi a guardare da sotto quel pilone distrutto che dovrà sua volta essere abbattuto, perché insicuro. “Quanto tempo perso e ancora dobbiamo sentir parlare di un ponte di ferro. Come se non si sapesse che in Italia se fai qualcosa di provvisorio poi diventa definitivo”. Intanto martedì inconrto tra ditta e vertici della Provincia per provare a risolvere i nodi che hanno fermato la ricostruzione, ma nessuno, proprio nessuno, di chi ha formato la catena umana crede che risolverà qualcosa.

@raffaelevitali