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La tradizione della cucina nel libro di ricette dello chef senatore a vita Pazzaglia

pazzaglia petrelli taffetani

“Il lavoro nasce dalla consapevolezza che in cucina si sta perdendo la memoria storica e della tradizione della nostra terra” spiega lo chef.

LAPEDONA - Dalle rigaglie e creste di gallo in fricassea alla lattarina alla marinara, dai tagliolini pelosi con il sugo finto ai moccolotti de lo vatte, dalle uova in trippa all’oca arrosto, sono oltre 80 le ricette proposte da Sandro Pazzaglia. che non è  solo un “comune” chef, ma uno dei dodici senatori a vita della Federazione Italiana Cuochi, unico nelle Marche.

“Il lavoro nasce dalla consapevolezza che in cucina si sta perdendo la memoria storica e della tradizione della nostra terra, ricca di prodotti eccellenti” sottolinea Pazzaglia affiancato nel progetto editoriale dal nutrizionista Massimiliano Petrelli.

Quello che si prefigge è  di documentare, di ricercare le fonti di una cucina in grado di garantire un sano stile di vita. il metodo è   classico, testimonianze e ingredienti.

Il libro “Antiche Ricette, cultura, tradizione, salute” è presentato.da stato  il cui progetto è stato illustrato da “Didacus”, ristorante pizzeria di Lapedona.

Il libro arriverà nelle migliori librerie regionali e nazionali a fine ottobre, ma fin da ora è possibile affermare che quella scritta ieri a Lapedona è un’importante pagina della storia della tradizione culinaria delle Marche e in particolare del Fermano.

Il libro arriverà nelle migliori librerie regionali e nazionali a fine ottobre, “ma fin da ora è possibile affermare che quella scritta ieri a Lapedona è un’importante pagina della storia della tradizione culinaria delle Marche e in particolare del Fermano” proseguono.

Il libro Antiche ricette. Cultura, tradizione, salute, è  stato voluto da alcuni produttori illuminati (coordinati da Luigi Donnari, che ha sposato il progetto) “che in questa nostra regione, grazie alla passione e alla ricerca continua della qualità, non svolgono semplicemente la loro attività imprenditoriale, ma divengono, nei fatti, custodi del territorio e del paesaggio”. Così, a fronte di una standardizzazione che avanza a livello planetario, ecco un modo per mantenere viva la cucina dei nostri antenati, «non solo perché gustosa e stimolante - ha affermato Pazzaglia - ma anche perché rappresenta le nostre radici, la nostra storia, quindi anche parte integrante della nostra identità culturale». Sfogliare il libro sarà come viaggiare nella storia dell’enogastronomia, alla ricerca dei sapori e delle ricette di una civiltà contadina ancora viva nelle Marche. “Una regione che per molti versi ha saputo preservare intatto il fascino della sua memoria territoriale.

Un viaggio di scoperta, senza l’ansia di arrivare e, anzi, con la disponibilità a perdersi, per ritrovare quella “bellezza” e “armonia” dei sapori che per Leopardi costituivano la “dimenticanza de' mali, e trascuranza de' beni”.

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