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Reputazione digitale e innovazione, Della Valle è il secondo manager italiano più importante del fashion

diego della valle2

Mister Tod’s è stato sorpassato dal numero uno di Moncler secondo la nuova classifica di Topmanagers.it

di Raffaele Vitali
SANT'ELPIDIO A MARE – La reputazione digitale è un sistema dinamico che richiede persistenza, storicità, e non si accontenta della notorietà. Per questo le sorprese, quando si legge la classifica dei migliori manager italiani, riserva sorprese.
Il top della vetta lo aveva raggiunto a inizio 2017 con 63.4 punti, poi un leggero declino, ora invertito, e il sorpasso da parte di mister Monclear, Remo Ruffini (58): Diego Della Valle è il numero due (6.75) dei manager italiani nel settore fashion secondo il sito topmanagers.it, che stila mensilmente la classifica dei primi 100 in base a un a lunga serie di parametri. Allargando lo sguardo ai manager in generale, a dominare invece è Sergio Marchionne, che ora però lascia il posto a Urbano Cairo.
“Reputation Manager, principale istituto italiano nell'analisi e misurazione della reputazione online di brand e figure di rilievo pubblico, lancia Top Manager Reputation, l’osservatorio permanente che ha l'obiettivo di monitorare l’identità digitale dei 100 più importanti top manager italiani. "La rete è un territorio partecipativo dove chiunque può contribuire, tutti i segnali si sommano e si fondono creando una realtà spesso diversa da quella dei media tradizionali. I contenuti non hanno visibilità per un tempo limitato come nel caso della carta stampata ma sono persistenti” spiega il Ceo Andrea Barchiesi.
Della Valle era salito in vetta del cluster Fashion con un punteggio di 58,4, “grazie al suo carisma e all’attenzione costante alla diffusione e protezione del made in Italy, non solo nella moda ma anche nei beni culturali italiani, attraverso azioni volte a proteggere l’immenso patrimonio culturale italiano, come il restauro della facciata del Colosseo”. Ma nessun posto è eterno quando comanda la rete e soprattutto quando il secondo, inizialmente staccato di 8 punti, Remo Ruffini, accelera, lasciando insieme a Della Valle lontanissimo il gradino più basso del podio occupato dal patron di Luxottica, Leonardo del Vecchio (48,1).
Nella scheda del portale, Della Valle iene presentato così: “Classe 1953, studi a Bologna ed esperienza di lavoro negli Usa, Della Valle entra in azienda nel 1975, una calzoleria artigianale a conduzione familiare. Negli anni 80 l’espansione finanziaria. Dal 2000 è Ad ed è anche l’anno della laurea honoris causa in economia e commercio dall’Università di Ancona”. Prima del sorpasso di Ruffini, Della Valle eera considerato il numero uno anche per l’innovativo progetto No Code, presentato tra l’altro nel Garage Italia di Lapo Elkan. A dare risalto a mister Tod’s fu anche la sua intevista su La7 a Floris, secodo Topmanagers, perché mise in luce un imprenditore capace di dare credito prima di attaccare. Ora però Ruffini, che negli ultimi mesi ha intercettato ala perfezione le esigenze di mercato. Classe 1961, il manager di Moncler è considerato uno dei migliori a livello internazionale. Dopo aver fondato la New England, specializzata in camice, nel 2003 Remo Ruffini rileva Moncler. In dieci anni il gruppo entra in Borsa grazie all’idea del  patron e del suo ‘piumino globale’, versatile e perfetto per tutte le occasioni. “Un approccio rivoluzionario che ha decretato il successo internazionale di Moncler”.
Tornando all’indagine, l’Osservatorio ha suddiviso in 8 settori di riferimento i 100 manager: energia, food and beverage, finance, media e telecomunicazioni, fashion, infrastrutture, industria e trasporti.
I parametri La rete è un territorio partecipativo dove chiunque può contribuire, tutti i segnali si sommano e si fondono creando una realtà spesso diversa da quella dei media tradizionali. I contenuti non hanno visibilità per un tempo limitato come nel caso della carta stampata ma sono persistenti. L’osservatorio permanente Top 100 Manager nasce per cogliere questo melting pot multimediale ed identificare la reale percezione delle figure apicali e dell’impatto delle scelte strategiche delle aziende che guidano. La base dati analizzata è costituita dai contenuti digitali rilevabili online. Contenuti di differenti tipologie e provenienti da una pluralità di fonti informative online riferibili all’Executive (articoli, video, immagini, social), vengono sottoposti ad un’analisi multilivello sulla base di un modello concettuale strutturato per cogliere tutti i differenti aspetti della reputazione del Top Manager. Ad ogni singolo contenuto viene assegnato un peso reputazionale relativamente a diversi parametri quali sentiment, rilevanza, pertinenza, importanza della fonte. Tutti i risultati dell’analisi vengono sottoposti a rilettura consulenziale.
“Un primo aspetto essenziale è considerare la reputazione come somma di una storia e non come espressione di un istante, che certamente la influenza ma non la caratterizza. In rete i contenuti hanno una vita molto più lunga rispetto agli altri canali di comunicazione, a causa della loro persistenza online e dell’indicizzazione sui motori di ricerca che li rende sempre attuali”.
Un secondo aspetto fondamentale è considerare la differenza che intercorre tra notorietà e reputazione. “La notorietà non necessariamente veicola valori chiave premianti o distintivi per un manager” conclude il Ceo.

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