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Il Vittorio Virgili di Annarita Pilotti: "Non conosceva l'invidia: l'uomo era ancora più grande dell'imprenditore"

pilottivirgili

La presidente di Assocalzaturifici: "Potrei usare tanti aggettivi. Non era l’uomo delle barzellette. Ma con la serietà e l’affidabilità è diventato un uomo unico nel suo genere".

di Raffaele Vitali

PORTO SANT’ELPIDIO – Un silenzioso via vai nella casa della famiglia Virgili dalle prime ore del mattino. Amici, dipendenti, imprenditori: uno dietro l’altro sono passati per dare l’ultimo saluto, in attesa del funerale di domani pomeriggio alle 16 nella Collegiata di Sant’Elpidio, anticipata dalla camera ardente dalle 11 in azienda, e per abbracciare la moglie e le figlie dell’imprenditore che tutti, ma proprio tutti i colleghi definiscono un esempio. Tra di loro, Annarita Pilotti, presidente nazionale di Assocalzaturifici.

Presidente Pilotti, ci descrive Vittorio Virgili?

“Mi fa male parlarne. Ancora non ci credo. Per me è stato…non c’è un aggettivo superlativo. Potrei usarli tutti”.

Da dove partire?

“Un imprenditore che non ha mai sofferto di gelosie, rispetto a tanti altri. In questo ambiente di solito nessuno gode per l’altro. Lui era un esempio di vita. Un imprenditore serio e onesto, affidabile”.

Rapporto umano?

“Oltre all’amicizia con Graziano (Cuccù, ndr), Vittorio era quell’uomo che a me personalmente mi ha sostenuto nel percorso di crescita dentro l’associazione. Era orgoglioso di me, mi riempiva di gioia. All’ultimo Consiglio mi disse ‘credo che sarà l’ultimo’. Ma io non ci volevo credere”.

Credeva nello stare insieme. Merce rara per i calzaturieri.

“L’ho nominato presidente onorario perché credo che non ci fosse persona più giusta e dedita all’associazione. Lui era un imprenditore che ha sempre partecipato alle riunioni. Era un modello. Mi si avvicinava e mi diceva brava. Si girava vero Graziano e gli diceva ‘è forte, onesta, leale’. Mi metteva in guardia nei momenti più difficili da alcune figure che all’inizio non mi apprezzavano. Mi ha aiutato così a capire e anche a migliorare, senza perdere la mia identità”.

Bravo imprenditore?

“Lui è stato bravo in tutto. Ha fatto tanto del bene, spesso senza dirlo. Un uomo saggio. Non era invidioso e questo lo ha fatto vivere meglio. Perdiamo una persona che dovrebbe essere d’esempio in tutti noi, non solo come imprenditore”.

L’azienda è salda nelle mani delle figlie?

“Lui è stato bravo anche in questo. Ha avviato da tanti anni il ricambio generazionale. Monica è da tempo la figura di riferimento e anche Roberta e Francesca ora sono operative. Una famiglia unita, un gruppo”.

Come era, come persona?

“Era dolce, piacevole. Graziano oggi raccontava uno degli ultimi incontri nella mai azienda. È venuto e ci siamo scambiati delle opinioni. Mi ricordo che Graziano gli ha detto ‘ma che buon profumo che porti, proprio buono’. Il giorno dopo è venuto e ha lasciato alla reception il profumo per graziano. Questo è Vittorio. Non gli ha detto dove l’ha comprato: ha ascoltato, se ne è andato e glielo ha portato”.

Un aggettivo per definirlo?

"Potrei usare tanti aggettivi. Non era l’uomo delle barzellette. Ma con la serietà e l’affidabilità è diventato un uomo unico nel suo genere. Abbiamo fatto dei capodanni insieme, ha partecipato al matrimonio di mia figlia. Una persona di valore che mancherà…mancherà. Vittorio era così, un vero uomo, una persona seria, che racchiude tanti aggettivi che dovremmo prendere da esempio: integrità, solidarietà. Ma anche decisione, perché se aveva una idea combatteva per raggiungerla. Credetemi, non lo dimenticherà nessuno, dai suoi dipendenti a chi ha condiviso viaggi, riunioni e mestiere”.

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