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Un funerale semplice, come era Stefano Marilungo. E dal fratello Sergio una sola parola: "Grazie"

sergiofunerale

Don Enzo è il solo a parlare con la sua voce rassicurante. “C’è un solo comandamento che non dobbiamo mai dimenticare: che vi amiate gli uni e gli altri come io ho amato voi.

“Grazie”. Non dice altro Sergio Marilungo che si siede in prima fila, vicino alla compagna Nela e all’amico del cuore. Una parola, piccola e sussurrata, che rivolge al sindaco Alessio Terrenzi, al Prefetto Maria Luisa D’Alessandro, che con la sua presenza ha voluto far capire che lo Stato c’è e farà giustizia, a chi lo vuole abbracciare. Nel volto non ha i segni della violenza, superati con giorni di cure in ospedale, ma il suo sguardo è perso tra il vuoto della casa dove non troverà più il fratello Stefano, brutalmente ucciso al termine di una rapina, e il pieno di quella bara circondata di fiori.

Don Enzo è il solo a parlare con la sua voce rassicurante. “C’è un solo comandamento che non dobbiamo mai dimenticare: che vi amiate gli uni e gli altri come io ho amato voi. Siamo in chiesa non per una parata, ma perché Stefano nella sua semplicità faceva riferimento a Dio. Un uomo riservato e fedele al Signore. Amiamolo così”.

Un lungo applauso ha rotto il silenzio della celebrazione, è il modo di Sant’Elpidio a Mare di stringersi a Sergio. Ma è anche il modo per chiedere giustizia, ovvero l’arresto della banda di criminali, probabilmente stranieri, ma con un possibile basista locale, che ha agito impunemente e senza paura in pieno giorno, di sabato pomeriggio, sotto gli occhi della città e delle sue telecamere di videosorveglianza.

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