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Formentini, due aziende da chiudere e la terza che passa 100 a 30 dipendenti. La trattativa: "Intanto cassa integrazione"

FORMENT

Per provare a discutere quantomeno sulla Formentini, la Regione ha deciso di aprire alla cassa integrazione. “Cassa integrazione in deroga fino al 30 novembre 2017 per consentire eventuali manifestazioni di interesse all’acquisizione delle due aziende Zefiro e Maestrale".

SANT’ELPIDIO A MARE – “Chi ha il mutuo, chi i finanziamenti., chi i figli da far studiare, chi si trova in mezzo a una strada, senza un avviso. Senza nulla. Il nostro lavoro è una catena di montaggio, le ore dovevano essere otto, ci chiedeva gli straordinari e oggi dopo 14 anni di lavoro ci ritroviamo senza niente in mano. E senza che lui ci dicesse qualcosa prima”. Antonia Sette è una delle dipendenti del Maestrale, aziende del gruppo Formentini ufficialmente in vendita per evitare la chiusura. La sua rabbia è verso il capo, quello che consideravano un padre e non un padrone e che invece alla fine ha scelto per la chiusura e le loro lacrime.

Come lei, un’altra cinquantina di dipendenti si son ritrovati davanti alla sede della regione Marche assieme a Cisl e Cgil per manifestare. “Il gruppo Formentini è storico, con una occupazione media a 250 persone tra diretti e indotto. E sono 250 famiglie. Dopo il periodo estivo, a inizio settembre, ha convocato i sindacai palesando una criticità in termini di volumi di ordini, di fatturato, di marginalità del prodotto”. È finita la ricchezza e così la decisione: “L’azienda ha ribadito di chiudere due ditte su tre del gruppo, con la perdita di lavoro per 60 persone e riportando la ditta made che ha 110 dipendenti a un numero di 35”. Per provare a discutere quantomeno sulla Formentini, la Regione ha deciso di aprire alla cassa integrazione. “Cassa integrazione in deroga fino al 30 novembre 2017 per consentire eventuali manifestazioni di interesse all’acquisizione delle due aziende Zefiro e Maestrale e formazione professionale a favore della ricollocazione dei lavoratori” è la soluzione sul momento dell’assessore Loretta Bravi, condivisa con i lavoratori, i sindacati e Confindustria, di cui Formentini è associato.

“Abbiamo incontrato le parti – spiega l’assessore Bravi -  approfondito tutte le questioni e apprezzato la volontà espressa dall’azienda di collaborare. La Regione ha messo in campo le misure che potrebbero andare in aiuto dei lavoratori. Ad oggi la Formentini prosegue con la cassa integrazione straordinaria.  Per quanto riguarda invece Zefiro e Maestrale, la Regione, previa verifica con Inps, garantirà la cassa integrazione in deroga fino al 30 novembre 2017 per i 60 dipendenti”.

In questo periodo se si verificheranno eventuali manifestazioni di interesse per le due aziende, la Regione potrà continuare con la cassa integrazione fino al 31 dicembre. Oltre, in base alla normativa non si può andare. L’azienda da parte sua si è impegnata a favorire le manifestazioni di interesse anche con un vincolo per almeno una parziale ricollocazione dei dipendenti.

“La scelta dell’azienda di chiudere due rami e tagliare il terzo ci toglie una prospettiva, anche in termini di trattativa. Ma questa è solo la fotografia della crisi del distretto calzaturiero che va affrontata in maniera molto più determinata” aggiunge Fiori. “Abbiamo raccolto anche le preoccupazioni espresse dai sindacati per il futuro del settore del calzaturiero del fermano e le indicazioni sulla necessità di fare un approfondimento più generale sullo stato di salute del settore, sulle necessità e sulle prospettive coinvolgendo anche il MISE” chiosa la Bravi mentre fuori dalla porta della regione mamme e figlie, single e padri, giovani e meno, guardano il loro futuro scollarsi senza poter rimediare come ben sanno fare usando mastice e filo.

r.vit.

@raffaelevitali 

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