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Nuove strategie. Tod's, frenata con spiegazione: "Puntiamo ad avere prodotti sempre più cari ed esclusivi"

diego della valle2

Entrando nel dettaglio, marchio leader resta Tod’s che tocca quota 265,3 milioni di euro nel semestre con un calo del 6,1% dovuto “all’andamento dei ricavi delle calzature, categoria che ha una maggiore esposizione al canale wholesale”. Il calo maggiore lo ha riscontrato Hogan, -6.9% e ricavi per 98.7 milioni di euro.

di Raffaele Vitali

SANT’ELPIDIO A MARE – Il caldo non ferma la vendita di scarpe. Soprattutto se firmate Tod’s. fa sempre effetto leggere il segno – davanti alla semestrale del gruppo guidato da Diego Della Valle, ma è un segno meno seguito solo da un 2,9%. Insomma, i 483 milioni di fatturato, nel bilancio approvato dal Cda, fanno ben sperare, anche perché i ricavi, 244,5milioni, scendono dell’1,4%. “Siamo in linea” commenta secco Della valle, che poi aggiunge: “La strada intrapresa è quella giusta anche se l’esecuzione del nostro piano di sviluppo deve essere più rapida.  Rimane fondamentale l’obbiettivo di mantenere i prodotti nella fascia più alta della qualità artigianale ed espressione del migliore lifestyle italiano nel mondo. Per questo puntiamo ad avere prodotti sempre più esclusivi e cari, anche se questo ci obbliga ad essere più selettivi nella distribuzione”.

La strategia è chiara: non la ricerca della massa, e quindi del guadagno facile, ma la crescita costante come prodotto di alta qualità e quindi ricercato. Per farlo servono risorse umane. Alcune sono arrivate, altre il patron le inserirà a breve: “La squadra di uomini che guiderà lo sviluppo dell’azienda nel futuro è in parte già al lavoro e l’organigramma sarà completato in tempi brevi.  Tutto ciò ci consente di pensare ad un sensibile miglioramento di fatturato e margini nel futuro”.

Entrando nel dettaglio, marchio leader resta Tod’s che tocca quota 265,3 milioni di euro nel semestre con un calo del 6,1% dovuto “all’andamento dei ricavi delle calzature, categoria che ha una maggiore esposizione al canale wholesale”. Il calo maggiore lo ha riscontrato Hogan, -6.9% e ricavi per 98.7 milioni di euro: “Dipende dalla debolezza del mercato italiano”. Il segno arriva da i due brand più piccoli. Il primo è Fay, che con i suoi 25,9 milioni di euro cresce del 4,1%. Il secondo è Roger Vivier. Il brand del lusso si conferma la scelta strategica vincente di Della Valle nel nuovo millennio. Cresce a doppia cifra e arriva a 92,6milioni di ricavi. E se non fosse per la frenata del mercato americano, “Molta meno gente nei negozi”, sarebbe ancora più vicino allo storico brand Hogan.

Della Valle è fiducioso, anche se non può girare lo sguardo di fronte al continuo segno meno che caratterizza il core business del gruppo: la vendita delle scarpe. I ricavi delle calzature ammontano a 386,3 milioni di euro, un risultato in calo del 3,5%. Il motivo? “La categoria delle calzature è quella maggiormente esposta al canale wholesale e ha risentito della prudenza assunta dal Gruppo Tod’s verso questo canale, al fine di preservare il prestigio dei marchi e l’ottima qualità del portafoglio crediti”. Inatteso è stat il calo, seppure dell’1,7%, del settore pelletteria e accessori: “Dovuto al timing nelle consegne”. Nonr esta quindi che guardare al + che caratterizza il settore abbigliamento, ovvero Fay, con la crescita del 2,8% e un ricavo di 28,1 milioni di euro.

L’Italia continua a essere il mercato di riferimento, m aanche quello più incapace di ripartire. L’Europa funziona, ma la modifica alla rete di vendita penalizza alcune aree, inclusa l’America in cui i department stores arrancano causando un -16,9% di ricavi. E per fortuna la Cina, Hong Kong inclusa che ha ripreso a comprare il lusso italiano, compensando l’improvviso blocco coreano, Paese preoccupato da quanto sta accadendo a livello politico con l’America.

Ultimo dato, l’utile. Dopo i primi sei mesi è a 34milioni di euro, tre in meno rispetto al 2016. Qui la speranza di crescita è alta, anche per chi gode dell’1% che Della Valle ogni anno ha deciso di donare a progetti di sviluppo del territorio in cui si trovano le sue imprese.

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