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Secchio riconsegnato, Contesa risolta. Parla Agolini, presidente della San Martino

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"Per noi la vicenda era chiusa dieci giorni fa. È dal 18 di maggio che avevamo ricevuto la delibera del Consiglio per la riconsegna del secchio. Noi facemmo una nota all’Ente contesa per riconsegnarlo. Aspettavamo la loro chiamata. Non avevamo mai detto di non voler dare il secchio”.

di Raffaele Vitali

SANT'ELPIDIO A MARE – Massimo Agolini è il presidente, commissariato, della contrada San Martino. L’uomo finito al centro della tenzone con l’Ente Contesa per il Secchio, simbolo della rievocazione storica di Sant’Elpidio a Mare.

“Per noi la vicenda era chiusa dieci giorni fa. È dal 18 di maggio che avevamo ricevuto la delibera del Consiglio per la riconsegna del secchio. Noi facemmo una nota all’Ente contesa per riconsegnarlo. Aspettavamo la loro chiamata. Non avevamo mai detto di non voler dare il secchio”. Dopo l’intimazione domenicale, la contrada rispose che “io come presidente non potevo riconsegnare il secchio senza passaggio in Consiglio di contrada. È vero che chiedemmo la chiave della cassetta di sicurezza, ma non era certo un cavillo per non riconsegnare, avevamo capito che avremmo potuto usarlo comunque in questo lasso temporale prima della nuova Contesa”.

Quindi nessuna intenzione di non ridare il secchio come conferma la consegna effettuata ieri sera. “Non credo che ci sia il valore giuridico per un commissariamento. Ci dispiace che la presidente dell’Ente abbia preso lo spunto della chiave per andare allo scontro. Dispiace che per giorni non si sia fatta sentire, forse perché preparava il commissariamento” aggiunge Agolini.

Rivendica la correttezza dell’agire: “Appena scoperto il furto abbiamo interessato il maresciallo, poi l’Ente Contesa. Ci siamo subito messi a disposizione”. Ma lo avete riconsegnato ai carabinieri alla fine? “Sabato l’Ente ci ha intimato di riportarlo ai Carabinieri. Domenica mattina siamo andati, con il priore, alla caserma con il Secchio. Mentre parlavamo con il piantone arriva la telefonata del maresciallo che ci dice ‘mica lo posso ritirare io’. E quindi siamo ritornati a casa”. Ieri mattina, lunedì, alle 8.30 Agolini ha chiamato la segreteria del sindaco: “Verso le 11 la risposta: siccome è una questione privata, dovete risolverla tra di voi. E di nuovo mi ritrovo con il Secchio in mano. Dopo un’ora mi richiama il sindaco preannunciandomi una email della Gramigna”. Invece, alle 17 la telefonata del maresciallo: “La Gramigna era andata in caserma per convincere i carabinieri a ritirarlo. Di fronte al ‘no’ dei militari ha inviato una comunicazione in cui l’Ente si rendeva disponibile tra le 21 e le 23 per riprendere il Secchio”.

Una delegazione di 40 persone della Contrada, con tanto di corteo, ha così riconsegnato il Secchio. Presenti tutte le contrade e la presidente Gramigna. “Fino a oggi nessuna contrada si è fatta sentire in maniera formale per darci il loro sostegno. Ma so che in diversi sono contrari al commissariamento”. Non resta che l’opposizione al commissariamento: “Non ci siamo comportati male, volevano solo farci fuori”.

E infine, lo stupore: “Sono rimasto deluso dall’accettazione della contradaiola come commissario. Speravamo che almeno mi sentisse, poteva capire la situazione”. Gareggeranno i contradaioli? “Lo decideranno i giocatori. Non so se saranno gli storici o qualche giovane. Oggi invieremo la non accettazione del non commissariamento e poi vedremo. Domani ci incontreremo con la commissaria e vedremo”.

E su costumi e sede “la vicenda si complica, visto che siamo una associazione con statuti e regolamenti. Auspichiamo che 25 anni di attività della Contrada non vadano persi. Faremo chiarezza nei prossimi giorni, con un comunicato o una assemblea pubblica in cui mostreremo ogni passaggio. Noi abbiamo sempre interessato tutte le Contrade. Non ci si può fermare a un cavillo” l’amara chiusura del presidente commissariato.

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