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19 luglio, l'elpidiense Pettinari in via D'Amelio: Vogliamo risposte, chi ha ucciso Falcone e Borsellino?

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Parole che oggi vanno ricordate: “C’è stata molta enfasi attorno a questo 25esimo - diceva ancora la Borsellino - Io non vorrei che questo 25esimo metta un punto a certe cose".

PALERMO - Ventisette anni dopo, cosa abbiamo in mano? Due anni fa Aaron Pettinari ha pubblicato il libro ‘Quel terribile 92’ ripercorrendo con le voci di alcuni personaggi il momento in cui la mafia ha deciso di uccidere, uno dopo l’altro, i giudici Falcone e Borsellino. Oggi, immerso tra le carte dei processi, tra lunghe letture e ascolto di udienze, Pettinari vive l’ennesima ricorrenza. Ma lo fa da giornalista d’inchiesta.

“Torno in via D’Amelio per onorare la memoria di Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Claudio Traina, Eddie Walter Cosina e Vincenzo Li Muli. Uomini e donne che hanno sacrificato la propria vita in quel disgraziato 1992. Si torna in via d'Amelio per chiedere con forza che venga placata quella sete di verità e giustizia per loro, martiri e vittime, per chi è sopravvissuto, per i familiari, per gli italiani onesti che non vogliono più assistere ad altre stragi di Stato”.

Lui, come altri, lavora ogni giorno dentro ANTIMAFIADuemila, la rivista, e sito, che vuole dare un piccolo contributo nella ricerca della verità sulle stragi del 1992-1993 ed in particolare sui mandanti esterni. “Cerchiamo di farlo raccontando fatti, processi, storie. E un pezzo di storia ha visto come protagonista Rita Borsellino, che oggi non c'è più ma che indica, con il suo esempio straordinario, la strada da seguire. Ricordo ancora il suo intervento in diretta televisiva su Rai Uno, durante la trasmissione FALCONEeBORSELLINO condotta da Fabio Fazio, Pif e Roberto Saviano in occasione dei 25 anni dalle stragi del 1992. Rita in televisione fece un intervento forte spezzando quel clima "politically correct" che era andato in scena per l'intera giornata”.

Parole che oggi vanno ricordate: “C’è stata molta enfasi attorno a questo 25esimo - diceva ancora la Borsellino - Io non vorrei che questo 25esimo metta un punto a certe cose. È solo un anno in più del 24esimo, e ancora una volta dobbiamo segnare un'assenza di verità e giustizia. I brandelli, i coriandoli di verità non ci interessano, la verità la vogliamo per intero". E poi ancora: "Ci sono dei punti fermi da cui ripartire come delle sentenze, una che dice che la trattativa tra Stato e mafia c'è stata, che ci sono stati innocenti, poi colpevoli per altre cose, che sono finiti in galera perché qualcuno ha voluto mandarceli per dare in pasto all'opinione pubblica delle cose. Noi vogliamo sapere ora perché, a chi serviva e a chi è servito”.

Restano le domande: Chi, oltre Cosa nostra, voleva la sua morte? Chi sono i mandanti esterni di quell'efferato delitto? Perché scompare l'agenda rossa? Chi si cela dietro a quello che i giudici hanno descritto come “il più grande depistaggio della storia della Repubblica italiana”?

Di nuovo, per chi oggi ha scelto via D’Amelio, c’è stata la decisione di desecreatre anni di documenti processuali riguardanti le stragi di mafia. Un ulteriore lavoro per Pettinari e la redazione in cui lavora. “Per fare memoria è necessario assumersi ognuno la propria responsabilità ed anche essere presenti e vicini ai familiari di vittime di mafia che si alterneranno sul palco di via d'Amelio. Per questo ci sarò, ci saremo”.
Questa mattina il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, in una lettera al Quotidiano La Repubblica ha ricordato a tutti proprio come non solo la lotta alla mafia, ma soprattutto quella contro le "menti raffinatissime" che hanno voluto la morte di Falcone, Borsellino e tanti altri, non sia una priorità dello Stato italiano. “Un'amara verità sbattuta in faccia – sottolinea Pettinari - come il grido di Salvatore Borsellino che con forza torna a ribadire che non potrà mai avere pace, nonostante declassificazioni o desecretazioni di atti, finché le Istituzioni non si recheranno in ginocchio in via d'Amelio con l'agenda rossa, quella di Paolo, in mano. L'azione della Commissione parlamentare antimafia, avvenuta nei giorni scorsi forse sarà un primo passo ma è chiaro che se lo Stato vuole davvero aprire gli armadi e tirare via tutti gli scheletri che vi sono all'interno ha l'obbligo di togliere quei segreti di Stato che si sono fin qui frapposti alla verità di tutte le stragi e dei grandi delitti”.

Il ventisettesimo anniversario è solo un anno in più del ventiseiesimo. “Noi – conclude duro il giornalista scomodo - sappiamo che non furono uomini di mafia ad entrare nella villa di Carlo Alberto dalla Chiesa a svuotare la cassaforte in cui erano contenuti documenti. Sappiamo che non furono uomini di mafia a distruggere "la freca di carte" prelevate dall'armadio nell'abitazione dell'agente di polizia Antonino Agostino, ucciso con la moglie Ida, incinta, il 5 agosto 1989. Sappiamo che non furono uomini di mafia ad entrare nell'ufficio Affari Penali del Ministero di Grazia e Giustizia a manomettere e cancellare i file contenuti nel computer di Giovanni Falcone. Sappiamo che non furono uomini di mafia a sottrarre l'agenda rossa dalla borsa di Borsellino qui, in questa via d'Amelio, mentre le macchine ancora bruciavano e si prestavano i primi soccorsi. Noi sappiamo”. Ma c’è ancora troppo da sapere e soprattutto da confermare.

r.vit.

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Pettinari: la mafia si combatte con piccoli gesti

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