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Fondazione Caponnetto. Premio a Pettinari: è il ‘giornalista scomodo’ che combatte la mafia

aaron

Prestigioso riconoscimento per il giovane partito da Sant’Elpidio a Mare e diventato un riferimento per l’informazione antimafia.

di Raffaele Vitali

SANT’ELPIDIO A MARE – Un premio importante, un premio al coraggio, alla capacità, al giornalista. Essere definito ‘giornalista scomodo’ del mondo antimafia vale molto, ancora di più se il riconoscimento Omcom-giornalista scomodo arriva dalla Fondazione Antonino Caponnetto durante il 26esimo vertice antimafia del Mediterraneo. A riceverlo Aaron Pettinari, classe 1984 di Sant’Elpidio a Mare, cresciuto tra il Resto del Carlino e laprovinciadifermo.com, prima di spiccare il volo verso Palermo con Antiimafia2000, la rivista che ha sede a Sant’Elpidio a Mare e un ufficio a Palermo e che vive per un solo motivo: scoprire la verità, capire chi ha davvero ucciso Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

“Un premio che condivido con la redazione di Antimafia. È un premio a un viaggio iniziato nel 2000 di cui sono diventato protagonista, insieme a tanti altri giovani, qualche anno dopo” sottolinea Pettinari, impegnato oggi, come e più di sempre, nel ricordare la strage di Capaci e quel che c’è dieto. “Vedete – ha detto ritirando il premio – il giudice Antonino Caponnetto è stato per noi un compagno di viaggio. Siamo vicini alle commemorazioni di Capaci, noi cerchiamo di dare il nostro piccolo contributo nella ricerca della verità nelle stragi di Stato del 1992 e 1993”. Lo dice con forza: stragi di Stato. “La prima e seconda Repubblica sono nate sul sangue di Falcone e Borsellino, tropo spesso lo si dimentica. Come giornalista due sono i concetti da ricordare: il ruolo dell’informazione e il peso della mafia”. È duro, anche verso i colleghi Pettinari: “Troppo spesso ho sentito una realtà raccontata in maniera differente. Si è parlato di una mafia non stragista e per questo come se non esistesse più. Invece c’è una mafia 4.0 che si è evoluta, che spara meno ma fa affari con la finanza. Mi chiedo, da giornalista, come è possibile che l’Europa dal 2014 ci chieda di inserire nel Pil prostituzione e droga? È possibile perché le mafie offrono questi servizi e lo sanno tutti. Partiamo da questa domanda, parliamone. Per questo credo che non stiamo vincendo, se ci sono 80 miliardi di traffico della droga nelle mani dei criminali”.

Un passaggio, prima di chiudere, lo dedica alle indagini: “Noi cerchiamo le verità, vogliamo conoscere i mandanti delle stragi. Ci sono elementi, ci sono processi, molti passati sotto silenzio, penso anche al Borsellino quater. Si è parlato di ‘trattativa’ definendola presunta quando i processi dicono che c’è stata. Insomma, facciamo attenzione, teniamo la luce accesa sui processi in corso, sulle indagini, stiamo al fianco della commissione parlamentare antimafia che deve mirare alla verità”.

Verità, ecco la parola che muove il ‘giornalista scomodo’: “Scoprirla, perché il passato si riflette sul presente. Questo è un dovere civico che non dobbiamo mai dimenticare”. 

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Pettinari: la mafia si combatte con piccoli gesti

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