Assemblea Tod's, passa il bilancio: utili per 68 milioni. Il fondo Arca: Difendere il Dna aziendale

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La relazione tecnica di Della Valle si sofferma sull’utile di 68milioni e la sua spartizione: 35 milioni alla riserva straordinaria, 33 milioni da distribuire agli azionisti, 464mila per il proseguimento dei progetti di solidarietà del territorio. L'INTERVISTA A MISTER TOD'S

SANT'ELPIDIO A MARE - Si parte dal dato dei ricavi, 940,5 milioni di euro, con un calo del 2,4%. Si è presentato il 74,12% del capitale sociale (24.5 milioni di azioni su circa 33milioni presenti sul mercato), 200 azionisti di cui uno presente in sala. E al momento del voto solo lo 0,5% dei votanti si astiene: hanno partecipato 200 azionisti. La relazione tecnica di Della Valle si sofferma sull’utile di 68milioni e la sua spartizione: 35 milioni alla riserva straordinaria, 33 milioni da distribuire agli azionisti, 464mila per il proseguimento dei progetti di solidarietà del territorio. “Progetti per cui il Cda può anche decidere di nominare figure che si occupino della destinazione dei fondi”. L’1,3% vota contro, lo 0,7 si astiene, la volontà dell’acquisto di azioni proprie deciso dal Cda, il 98% presente è a favore. “La proposta è quindi approvata” ribadisce il patron che può proseguire un percorso già avviato di rafforzamento interno della Tod’s stessa. Il terzo punto sul tema remunerazioni incassa il 10% di voti contro, un dettaglio. Quarto punto è il rinnovo del collegio sindacale. Due liste di candidati, la prima presentata dalla finanziaria di Della Valle che vale più del 50% delle quote, la seconda presentata da azionisti pari al 2%. Chiaramente passa la lista scelta da mister Tod’s, con l’11% dei soci che vota per la minoranza.

L’assemblea viene animata dall’intervento di Settimio Stigliano, responsabile azionario dei fondi Arca, specializzati nel made in Italy e da poco premiati dal Sole 24 Ore per la loro solidità. “Il titolo di questa società è da sempre un core investments. Abbiamo superato fasi difficili, ma vediamo anche i punti di crescita, come la Cina. La società non sta registrando una crescita organica, come sottolineano gli azionisti. Ma noi, inteso come Tod’s, contrastiamo il trend: capsule collection, utilizzo di designer, più social media. Abbiamo apprezzato il percorso della Tod’s e siamo convinti che la scelta di ridurre i margini investendo è la strada giusta. Ci è piaciuta anche Tod’s Factory”. C’è però un ma, forse legato anche al deprezzamento azionario, che vuole diventare un auspicio: “Noi speriamo che l’azienda rimanga fedele al suo Dna, i brand della società sono forti e solidi, possono superare la fase di difficoltà globale. Non bisogna perdere il Dna, fedele alla qualità, all’artigianalità delle lavorazioni in modo che il prodotto resti unico. Noi vogliamo portare nel mondo cose che piacciono al mondo”.

Ascolta Diego Della Valle e prende appunti per la sua conclusione. “Scenario e ricette non cambiano. La differenza è che oggi alcune novità sono operative e abbiamo la conferma che il percorso è giusto. in quest’ultimo anno, forse due, il nostro mondo è cambiato radicalmente. I capisaldi strategici della moda e del lusso sono stati rivisti in ‘buona’ parte. abbiamo sacrificato fatturati facilmente reperibili. Il finale del film lo vedremo, ora siamo al primo tempo. Dobbiamo però stare attenti a non perdere i nostri valori, il nostro Dna: mantenere la nostra anima, che non è solo nel costruire fabbriche. Ora apriamo la visione, la comunicazione e i prodotti al mondo dei millennial. Noi cerchiamo quelli di qualità alta, senza perdere i nostri clienti che da decenni riconoscono i nostri valori che traduciamo in qualità”. Parla di visione a due facce: mantenimento del Dna e dei clienti che non cambiano idea ogni sei mesi come molti giovani; brio, curiosità e creatività per attrarre un pubblico giovane e interessante, senza però inseguire chi oggi va accelerare alcuni marchi, ma con quale continuità?”

Sta cambiando la commercializzazione: “Cresce l’e-commerce a doppia cifra, struttura che guardiamo con interesse perché aumenta i margini. E stiamo cercando di raffinare il modo di comunicare in Asia, che ha un linguaggio diverso da Europa e America. Per la Cina, ad esempio, servono ambassador molto riconoscibili”. Promuove la distribuzione: “Qualche volta pecchiamo per difetto, non abbiamo negozi enormi. Nel modello T-Factory viviamo in un lab in continua evoluzione. Abbiamo tre tipologie nuove, con due negozi campione partiti a Londra e New York ed entro un mese apriremo un grande negozio in via Montenapoleone”.

Lo ribadisce: meno fatturato a fronte di scelte “che magari potevamo prendere un anno prima, ma oggi il lavoro di mio fratello Della Valle e Macchi sta funzionando”. Sul capitale umano interno è soddisfatto: “Cominciamo a fidarci di più di figure che possono guidare l’azienda. Per questo ritengo il nostro gruppo di management alto e rotondo. Tutti ragionano pensando a una visione di medio e lungo periodo, non solo al fine anno. Persone che privilegiano il patrimonio alla sofferenza di qualche trimestrale. Noi soffriamo scientemente per avere in tempi rapidi il patrimonio aziendale ai livelli a cui deve stare. Che non è quello attuale”. Consolidare la tradizione con quello che si vuole essere richiede tempo. “Sbagliamo anche noi, ma abbiamo preso l’autostrada giusta. Non abbiamo grandi affanni, anche se vogliamo che il mercato prima possibile si accorga di risultati performanti”.

Ricorda le collaborazioni: “Noi quando le cerchiamo è per far crescere l’azienda. Dopo dell’Acqua abbiamo la più grande icona dello stile mondiale, Alber Elbaz. Torno ora dall’Asia, dove sono stato con lui e si è reso conto del desiderio del mondo di conoscere la sua linea. Aa lui il compito di unire il nostro Dna con la nuova forma”.

INTERVISTA A DIEGO DELLA VALLE