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P.S.Elpidio. Piccola e coraggiosa: Laura, la tabaccaia che fa scappare i rapinatori

È la prima volta che un rapinatore entra nella tabaccheria Laura e si spera sia anche l’ultima, per due motivi: la titolare non ha paura, “anche se lavoramo sempre con la tensione che qualcosa possa succedere”, e la Polizia ha preso il colpevole.

lauratabacchi


PORTO SANT’ELPIDIO –Due coltelli in mano e un obiettivo: rapinare la tabaccheria Laura, lungomare sud di Porto Sant’Elpidio lungo via Faleria. Ma l’italiano con il volto coperto ha sbagliato posto, non sapeva che avrebbe trovato davanti a sé Laura Mandozzi, vulcanica titolare del negozio.

Tutto in pochi minuti. Arriva con il volto coperto entra dentro la tabaccheria Laura tira fuori due coltelli. Voleva l'incasso, voleva i gratta e vinci ma non si aspettava la reazione di Laura, piccola ma molto molto determinata, che ha così colto di sorpresa il rapinatore da fargli cadere a terra le armi. “E’ una donna incredibile” commentano i vicini, gestori del bar.

Così è fallita la rapina alle 8:30 a due passi dal Camping La Mimosa. La Polizia è arrivata sul posto e si è messa alla ricerca dell’uomo e alla fine l’ha trovato. Italiano, meno di trent’anni con origini straniere, pensava di chiudere l’operazione in pochi minuti.

Il marito di Laura, Giovanni, era dietro, ma è subito corso ad aiutare al moglie. “L’ho visto poco, ero più concentrato sui coltelli. Mia moglie ha avuto la reazione immediata”. È la prima volta che un rapinatore entra nella tabaccheria Laura e si spera sia anche l’ultima, per due motivi: la titolare non ha paura, “anche se lavoramo sempre con la tensione che qualcosa possa succedere”, e la Polizia ha preso il colpevole. Gli uomini del commissariato di Fermo, infatti, hanno raggiunto il giovane dopo poche ore.

@raffaelevitali


Operazione antiterrorismo: filo jihadista intercettato a Porto Sant'Elpidio

Controlli antimafia nei cantieri dell'A14 coordinati dalla Prefettura di Fermo.

direzioneantimafia


PORTO SANT'ELPIDIO – A Porto Sant'Elpidio è stata fatta richiesta di intercettazioni per una persona residente che ha ripetutamente manifestato su Facebook la sua conversione all'Islam e simpatia per la corrente integralista e filo jihadista. È quanto emerge dalla relazione annuale della direzione nazionale antimafia e antiterrorismo relativa al distretto di Ancona.

Nelle Marche si sono inseriti «in maniera progressivamente più penetrante, gruppi criminali di matrice etnica. I sodalizi che continuano a manifestare maggior attivismo sono quelli di etnia albanese, nigeriana, cinese, magrebina, con quelli romeni che hanno acquisito la gestione di sempre maggiori porzioni di territorio” sottolineano gli inquirenti.

Gruppi criminali non ancora organizzati in maniera scientifica, ma da monitorare con attenzione perché “stanno progressivamente conquistando considerazione sempre maggiore nella gerarchia criminale regionale”. I più temibili sono gli albanesi, seguiti da cinesi e nigeriani “meno appariscenti, ma assolutamente da non sottovalutare in proiezione futura per i loro consolidati collegamenti internazionali”.

Secondo la Direzione Antimafia, le Marche sono anche interessate dalla realizzazione di grandi opere, Quadrilatero e terza corsia dell'A14, che vendono monitorate perché “non siano oggetti di tentativi di infiltrazione”. E in quest’ottica sono scattati i controlli sull’A14 fermana, per i lavori di risanamento acustico  in fase di esecuzione per un importo di circa venti milioni di euro, coordinati dal viceprefetto Sebastiano Cento: “Nel corso dell’ operazione si è proceduto all’ identificazione delle persone presenti nei cantieri ed al controllo dei mezzi. E’ stata, altresì, acquisita una cospicua documentazione al fine di verificare, in particolare, eventuali infiltrazioni, a qualsiasi titolo, di elementi della criminalità organizzata di stampo mafioso nei lavori in questione. L’operazione odierna verrà replicata con analoghe modalità operative in altri contesti territoriali, al fine di intensificare la prevenzione ed il contrasto per evitare che gravi fenomeni di illegalità o connessi al crimine organizzato trovino, attraverso i lavori pubblici, un canale di accesso al tessuto socio-economico della provincia”.

redazione@laprovinciadifermo.com 

Bucano la parete, rubano l'auto, sfondano la vetrata e scappano: notte da ladri alla Nardi's Car

Senza allarmi, il colpo è stato scoperto questa mattina. A quel punto sono partite le ricerche, oltre alla Scientifica che ha operato nella concessionaria, che hanno portato alla scoperta della Zafira, rimasta impantanata in una via secondaria.

nardibuco


PORTO SANT’ELPIDIO – Erano ben organizzati i ladri che hanno colpito questa notte a Porto Sant’Elpidio la concessionaria Nardi’s Car. Sapevano come muoversi, ma hanno sbagliato previsione, perché pensavano di trovare contanti. Lo dimostra la dinamica del furto.

La banda è entrata facendo un buco sulla parete laterale dopo aver tagliato i fili del sistema di allarme esterno. Una volta dentro, hanno isolato il sistema interno, tanto che quando il proprietario è arrivato a terra ha trovato la centralina staccata, con tutti i fili divelti. E infatti, nessun allarme è suonato, neppure quello collegato al cellulare. A quel punto, dopo aver cercato nei cassetti e negli uffici si sono spostati nell’officina e hanno preso una Opel Zafira con cui hanno sfondato la vetrata dell’officina. E così sono usciti.

Senza allarmi, il colpo è stato scoperto questa mattina. A quel punto sono partite le ricerche, oltre alla Scientifica che ha operato nella concessionaria, che hanno portato alla scoperta della Zafira, rimasta impantanata in una via secondaria sul lungomare a quella che porta al camping La Risacca. Se abbiano sbagliato oppure volessero raggiungere lo chalet da una via secondaria, non è chiaro.

Milioni di euro in arrivo per P.S.Elpidio e Pedaso. La Cassazione all'Eni: "Pagare l'Ici"

La sentenza: “Le piattaforme petrolifere sono soggette ad Ici e sono classificabili nella categoria D/7, stante la riconducibilità delle stesse al concetto di immobile ai fini civili e fiscali, alla loro suscettibilità di accatastamento e a produrre un reddito".

Porto sant elpidio


PORTO SANT’ELPIDIO - Sono ancora ampiamente aperti i giochi per i Comuni di Pedaso e Porto Sant'Elpidio per ottenere il pagamento dell'Ici arretrata (2007-2011) dalla Edison, somme milionarie, per le piattaforme installate nel mare Adriatico, nelle rispettive acque territoriali. A dare loro man forte è arrivata la recente sentenza della Cassazione che ha accolto il ricorso di un altro Comune, Pineto (Teramo), contro le sentenze delle commissioni tributarie abruzzesi che avevano esentato la Eni dal pagamento del tributo. Per la Cassazione, l'Ici per le piattaforme deve essere pagata. Una sentenza che per Porto Sant'Elpidio e Pedaso è un ulteriore punto a favore per incassare svariati milioni di euro di Ici per i quali sono ancora pendenti i ricorsi presso le commissioni tributarie regionali.

I sindaci delle due città della riviera fermana, non si erano accontentati del pronunciamento della Commissione tributaria provinciale che aveva stabilito che l'Ici andava pagata solo per le porzioni abitative: si sarebbe trattato di cifre irrisorie a fronte dei milioni che le due amministrazioni speravano di incassare tanto che avevano fatto appello presso la commissione tributaria regionale che, ora, dovrà tenere conto della sentenza della Cassazione.

“Le piattaforme petrolifere sono soggette ad Ici e sono classificabili nella categoria D/7, stante la riconducibilità delle stesse al concetto di immobile ai fini civili e fiscali, alla loro suscettibilità di accatastamento e a produrre un reddito proprio in quanto la redditività deve essere riferita allo svolgimento di attività imprenditoriale – industriale - scrivono  i giudici della Cassazione in una sentenza lunga e circostanziata – e in mancanza di rendita catastale, la base imponibile delle piattaforme è costituita dal valore di bilancio, cioè in base al valore costituito dall'ammontare, al loro delle quote di ammortamento, che risulta dalla scritture contabili”.

“La sentenza della Corte di Cassazione interviene dopo la legge di stabilità 2016 che esclude gli impianti, tra i quali rientrano anche le piattaforme petrolifere, dal pagamento Ici Imu” scrive l'Eni. Ma la legge di stabilità azzera gli effetti della pronuncia della Cassazione dal 2016 in poi e non ha valore reatroattivo. Il ricorso di Porto Sant’Elpidio è datato 2007. Il comune deve avere 4milioni 880mila euro ma di recente le parti si sono accordate per un anticipo di 2 milioni “che saranno incamerati dal Comune ma non potranno essere utilizzati finché non si conclude il procedimento presso la Commissione tributaria regionale” si leggeva in una delibera.

Ladri scatenati a P.S.Elpidio: rubano auto alla Nardi's Car e poi colpiscono alla Risacca

Alla fine, però, l’arrivo dei carabinieri li ha spaventati e se ne sono andati lasciando la vettura, che i militari stanno verificando se essere proprio quella trovata di fronte allo chalet.

nardisfurto


PORTO SANT’ELPIDIO – Notte di furti a Porto Sant’Elpidio. Prima hanno sfondato una entrata laterale della concessionaria Nard’s Car, al confine con Civitanova, poi, con la macchina rubata in concessionaria sono arrivati al camping alla Risacca, dove hanno rovistato, cercando di trovare qualche soldo, in ogni angolo della struttura.

Alla fine, però, l’arrivo dei carabinieri li ha spaventati e se ne sono andati lasciando la vettura, che i militari stanno verificando se essere proprio quella trovata di fronte allo chalet. Anche perché, un’altra auto rubata è stata usata nel tentativo notturno a Monte Urano di far saltare il bancomat (LEGGI). Alla Nardi’s sono stati portati via anche numerosi navigatori nuovi.

redazione@laprovinciadifermo.com 

Due furti per un colpo: tutto in una notte. Quel senso di impotenza che spaventa Porto Sant'Elpidio

Quando aprono il bagagliaio, l’amara sorpresa: dentro ci sono le bombole. Quindi non c’è spazio. Provano allora, ed ecco il cambio piano che fa saltare il colpo, a rompere la colonnina trascinandola in strada.

carabinieri notte web


PORTO SANT’ELPIDIO – Quello che più colpisce il cittadino è il senso di impotenza. Perché quanto accaduto ieri a Porto Sant’Elpidio supera anche l’immaginazione. Dei ladri entrano in un deposito del Comune ed escano, rubandolo, con un autocarro con braccio meccanico. Tranquilli si dirigono sulla Statale Adriatica, luogo del secondo obiettivo. Nel mentre, però, un complice visita una azienda di calzature, ma questa volta non per rubare scatole pine, ma un’auto parcheggiata nel giardino, un’Opel Zafira. Il motivo si capirà dopo poco.

Arrivati sulla Statale, sanno esattamente cosa fare, anche se si trovano a duecento metri dalla stazione dei Carabinieri, quindi un luogo che dovrebbe farli sentire insicuri. Bloccano la statale con un’auto e poi con il braccio meccanico divelgono la colonnina del self service del benzinaio Erg. Un’operazione rumorosa e non certo breve. Ma la fanno con tranquillità. A quel punto, però, arriva il primo problema: caricare la ‘cassaforte’ dentro la Zafira. Quando aprono il bagagliaio, l’amara sorpresa: dentro ci sono le bombole. Quindi non c’è spazio. Provano allora, ed ecco il cambio piano che fa saltare il colpo, a rompere la colonnina trascinandola in strada. Ma non cede. E così, capito che ormai il caso è stato troppo e che anche se sono le 4 del mattino qualcuno guarda, si danno alla fuga. Danni, tanti, al benzinaio. Danni all’auto del calzaturiero che per riportarsela in azienda ha anche dovuto pagare il carro attrezzi. Tutto in una notte, tutto a duecento metri dai carabinieri e sulla strada più trafficata della città.

Indagano i carabinieri,che stanno visionando immagini e ascoltando persone. Tutto fa pensare ai colpi messi a segno tra Ascoli e San Benedetto. Stessa tecnica, stessa sfrontatezza, ad Ascoli colpirono davanti alla questura. Ma in quel caso, i ladri sbagliarono ancora di più e uno venne preso. La caccia è iniziata.

r.vit.

Bomba del 1950 in spiaggia agita P.S.Elpidio: arrivano gli artificieri e torna la pace

Capitaneria di Porto e militari hanno presidiato la zona di fronte all'ordigno che secodno gli esperti è un mortaio da esercitazione.

bomba pse


PORTO SANT’ELPIDIO - Passeggiava sulla spiaggia quando ha notato un pezzo di ferro dalla strana conformazione. L’ha guardato e ha capito che era una bomba. Ha immediatamente chiamato i carabinieri che sono arrivati sul lungomare sud di Porto Sant’Elpidio, seguiti dal sindaco Nazareno Franchellucci

Capitaneria di Porto e militari hanno presidiato la zona per ore in attesa dell’arrivo degli artificieri da Ancona. Che sono arrivati verso le 16. Ma il loro intervento non è stato necessario. Perché l’ordigno era ormai inoffensivo. Si parla di un mortaio per esercitazioni del 1950 che è stao rimosso facendo tornare la spiaggia alla sua normalità.

Colpo nella notte. Scardinano con la gru la colonnina del self service dell'Erg di P.S.Elpidio

Erano le 4.30 del mattino quando un autocarro da muratore con gru incorporata ha abbattuto il self service del benzinaio Erg lungo la Statale Adriatica.


PORTO SANT’ELPIDIO - Colonnina del benzinaio piena di soldi divelta nella notte a Porto Sant'Elpidio. Erano le 4.30 del mattino quando un autocarro da muratore con gru incorporata, di proprietà del Comune, ha abbattuto il self service del benzinaio Erg lungo la Statale Adriatica. Statale che era stata bloccata con un'altra auto. Un colpo che sembrava facile facile, ma i ladri hanno dovuto trascinarla in mezzo alla strada non riuscendo a portare via nulla. A quel punto il caos e l’arrivo della Polizia che indaga.

Dal Nobel a P.S.Elpidio. Carlo Urbani, "il cavatappi della felicità", vivrà con i suoi valori nel polo scolastico

Cerimonia di intitolazione. “Ognuno ha le sue responsabilità. Come comunità educativa, come scuola vogliamo formare non solo studenti competenti, ma ricchi di valori. Vogliamo riconquistare il linguaggio della solidarietà".

urbani andrenacci


di Raffaele Vitali

PORTO SANT’ELPIDIO – ‘Non fatevi rubare i vostri sogni’ ripeteva Carlo Urbani. E quale miglior luogo di una scuola per far vivere questo motto? Per ricordare il medico della Sars, a cui da oggi è intitolato il comprensorio scolastico di Porto Sant’Elpidio, si muovono tutti: politici, professori, medici, imprenditori e studenti, che sono il vero obiettivo di questa giornata di sensibilizzazione. “Intitolare una scuola a un medico conferma relazioni e legami tra sanità e scuola, due pubbliche istituzioni che collaborano. Sanità è seguire situazioni di disagio ed handicap, oltre al mondo dell’ospedale, che passano anche dentro la scuola” introduce il direttore dell’Asur 4 Licio Livini.

urbani orchestraLa decisione di intraprendere la strada dell’intitolazione, ricorda il preside, è nata con il prof Mario Andrenacci, presidente del consiglio d’istituto: “L’intitolazione è il frutto di un percorso attivato dentro la scuola. Una commissione di docenti ha trovato alcuni nomi, da Mandela a Manzi, oltre a Carlo Urbani. Il lavoro della commissione è entrato nel collegio docenti e qui abbiamo individuato il nome per le qualità e i pregi di questa figura. Poi abbiamo fatto una consultazione online tra ragazzi e famiglie”. Alla fine nessun dubbio, Carlo Urbani è stato il più votato ampiamente: 46% per Urbani, 26% Mandela, 18% Hack e Manzi 8%.

“Il simbolo della nostra scuola rappresenta l’integrazione tra tre istituti, tra tre figure, studente, docente, ata. In mezzo c’è il cuore dell’Aicu e ci sono i Medici senza frontiere. Figure che in ogni caso pensano all’ultimo come al primo. Come insegnante ci siamo confrontati con i ragazzi. Non è mai scontato il confronto con gli alunni. Parlare con i giovani ci dimostra che parlare delle conquiste non è scontato”. Pensiamo ai diritti, non più così definiti, come il diritto all’accesso ai farmaci essenziali, all’assistenza sanitaria: “Ognuno ha le sue responsabilità. Come comunità educativa, come scuola vogliamo formare non solo studenti competenti, ma ricchi di valori. Vogliamo riconquistare il linguaggio della solidarietà. Questa iniziativa non è un punto di arrivo, anzi è un punto di partenza. Urbani lottava per i diritti di chi neppure conosceva, noi dobbiamo fare lo stesso”.

Chi sia stato ed è Carlo Urbani lo spiega Vincenzo Varagona, amico e scrittore del libro al medico dedicato. “Perché Carlo Urbani? Ho chiesto agli organizzatori”. Quando il giornalista Varagona ha scritto il libro ha pensato proprio a questa domanda, che ripete ogni volta che una iniziativa riaccende la luce sul dottore: “Nel libro abbiamo raccolto testimonianze di quanti, dalla fanciullezza all’università, periodo in cui ha maturato la convinzione di impegnarsi in prima persona sugli scenari più fragili del pianeta. Una cinquantina di testimonianze per documentare quello che era stato fatto”.

Il libro è stato tradotto in taiwanese, nella lingua di quell’Oriente in cui “Carlo era considerato un eroe” parola che, ricorda Varagona, non piacerebbe a Carlo Urbani. Lui era uno che lavorava per quello che amava, “era un eroe normale” che però faceva cose straordinarie. “Certezza e diritto alla salute a livello internazionale sono i pilastri della sua battaglia. Non era un missionario buono, era un dirigente dell’Oms che condannava l’impotenza contro la lotta delle multinazionali dei farmaci per assicurare un farmaco che costa pochissimo al mondo più povero. Questo lavoro avviato l’ha lasciato in eredità a chi ne segue le orme, ma soprattutto alla politica internazionale”.

Francesco Ventrice ha scritto la favola ‘Carlo cuor di coraggio’ che sul palco viene letta, in un silenzio irreale per un teatro prima rumoreggiante, dalla giovane attrice Emily Bernabei. “Ho incontrato Carlo e di lui ricorderà il sognatore incallito. Lui non ha combattuto solo al diritto alla salute, ma per il diritto di essere felici. Va ricordato come una persona che ha avuto il coraggio di combattere per i propri sogni e grazie a questo è diventato felice”. E ora vola come una rondine, la protagonista finale della favola di Ventrice, da un nido all’altro. E il prossimo sarà alla Camera, dove grazie all’impegno dei parlamentari parmigiani, in primis l’elpidiense Paolo Petrini, una mattinata sarà dedicata al lavoro di Urbani.

Memoria e sintesi sono le parole che secondo Umberto Eco guideranno il futuro. E allora ecco come sintetizzare Carlo Urbani in un secondo: “Cavatappi. Lui era un cavatappi che apriva la solidarietà delle persone, ma che soprattutto apriva alla felicità”. Un cavatappi che nel 1999 ha preso il Nobel, per i suo impegno con Medici Senza Frontiere, nel 2003 per primo ha scoperto la Sars e che per debellarla ha dato, non come eroe, ma come professionista, la sua vita. “Era un vero professionista, che racchiudeva le tre dimensioni: aveva cultura e studiava; aveva passione, che l’ha portato a viaggiare supportato dalla sua famiglia; aveva grandi doti umane, sapeva mettersi in relazione con le persone che avevano bisogno. Era un medico con la M maiuscola” concludono strappando l’applauso Gianni Genga ed Emilio Amadio, oggi uno dirigente e l’altro presidente dell’Aicu, entrambi amici e colleghi del Carlo Urbani dottore all’ospedale di Macerata.

“Sono in Vietnam e immagino le mie dolci colline marchigiane. Sono cresciuto inseguendo il coraggio di incarnare i sogni. Credo di esserci riuscito, ho fatto dei sogni la mia vita”. Sono queste le parole di Carlo Urbani che chiudono la cerimonia con l’assegnazione del premio giornalistico a Teresa Maria Antognozzi Caraffa e, per il prodotto multimediale, al trio femminile Concetti, Cifani, Riccioni.

@raffaelevitali

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