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Gigli pronto per San Crispino. Ma il restauro fa discutere. Marcotulli: 'Violati i vincoli del borgo marinaro'

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La soddisfazione della ditta è quella del sindaco, che questa mattina ha subito inviato la foto dopo che erano stati tolti i primi metri di impalcatura. Con un po’ di ritardo sul cronoprogramma, ma questo ha permesso di accelerare sotto altri aspetti".

PORTO SANT’ELPIDIO – Un pezzo della facciata principale, quella che dà su piazza Garibaldi è stata liberata. “E lunedì toglieremo il resto dell’impalcatura su questo lato” spiega uno degli operai della ditta. Che guarda con soddisfazione il lavoro fatto: “È stato complesso, soprattutto la parte di demolizione, con cui siamo riusciti a tenere in piedi le mura in modo tale da lavorare alla ricostruzione, che sta venendo molto benne”. La soddisfazione della ditta è quella del sindaco, che questa mattina ha subito inviato la foto dopo che erano stati tolti i primi metri di impalcatura. Con un po’ di ritardo sul cronoprogramma, ma questo ha permesso di accelerare sotto altri aspetti: "Credo che per fine ottobre sarà completamente libero e pronto, nella parte pubblica” spiegano ancora gli operai. Per la parte privata bisognerà attendere la vendita dei lotti, mentre biblioteca e affini saranno pronti. Chissà, magari per San Crispino.

Solo che guardando il Gigli, sono diversi i punti che colpiscono l’occhio. Ancora di più lo sguardo di un tecnico come il consigliere comunale Giorgio Marcotulli. Che riassume il pensiero con un semplice e chiaro “un nuovo modo di ristrutturare per tutti”. Il punto è che è ironico l’ex candidato sindaco e quando entra nel merito si capisce anche perché: “Provo a mettermi nei panni di tutti quei cittadini proprietari di unità immobiliari del borgo marinaro (le vie dalla fontanella verso sud fino alla stazione) che ogni volta che hanno dovuto ristrutturare un immobile, si sono trovati davanti a un’ampia serie di prescrizioni architettoniche che fanno lievitare i costi di ristrutturazione”.

IL Borgo Marinaro è inserito nella zona A: “Viene individuato per ogni immobile il tipo di intervento ammissibile, oltre alle finiture e alle caratteristiche dei singoli elementi, un piano puntuale e preciso con lo scopo di preservare l’immagine e la caratteristica del borgo stesso. Non a caso tra le prescrizioni troviamo: obbligo di utilizzo di mattoni vecchi per facciate, cornicioni di una determinata forma, infissi obbligatoriamente in legno, canali e discendenti in rame, comignoli rivestiti a mattoni, coppi per il tetto, divieto di installare caldaie e condizionatori esternamente e così via”. Ma questo non vale per tutti: “Per il palazzo più significativo del Borgo Marinaro, quello che più rappresenta la storia del nostro borgo e che più dovrebbe fare da esempio, viene concesso di tutto, infissi in alluminio, canne fumarie in acciaio a vista, intonaco sulle pareti, canali e discendenti in alluminio preverniciati, il tutto in barba a qualsiasi prescrizione di carattere storico e architettonico, e se pur il risultato si può considerare esteticamente pulito di fatto è stata uccisa la memoria di ciò che era, dell’architettura che rappresentava”.

A questo punto, conclude Marcotulli, “perché non togliere le prescrizioni per tutto il Borgo Marinaro, credo di interpretare il pensiero di molti proprietari del Borgo che vedendo il risultato, pur apprezzandone l’idea, si sentono presi in giro. Se la presindete Silvia Santini convocasse la III Commissione, magari ne potremmo parlare. Ma dall’insediamento non lo ha mai fatto”

r.vit.

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