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Da Porto Sant'Elpidio alla sala stampa vaticana con l'Ansa: a lezione di giornalismo con Gasparroni

demarcoansa

L’Agenzia si occupa di informazione primaria, è quella che in genere dà la notizia inziale su cui lavorano i media. “Molte delle notizie nascono per un lancio di agenzia”. Da qui la necessità di chiarezza e sobrietà.

PORTO SANT’ELPIDIO - “Viviamo in un tempo di mezzi sincronici. Adeguare informazioni attraverso la tecnologia è la sfida dei giornalisti, ma anche dei miei alunni che devono capire il mondo del giornalismo”. L’introduzione alla mattinata di formazione che porta l’Ordine dei Giornalisti delle Marche dentro il Polo Urbani spetta al preside Roberto Vespasiani.

Ospite d’eccezione è Fausto Gasparroni, originario di Porto Sant’Elpidio, oggi tra i giornalisti che può permettersi di stingere la mano a Papa Francesco. Esempio di un giornalista che si è fatto in provincia, ha studiato, ha fatto la gavetta ed è riuscito a ‘sfondare’ nella professione. “È un vaticanista dell’Ansa, ma è partito come collaboratore di giudiziaria del Messaggero trent’anni fa” spiega franco De Marco, che di Gasparroni è stato il primo capo. Poi l’ha assunto l’Ansa ad Ancona e infine è sbarcato a Roma. Dove oggi segue i viaggi di Papa Francesco. Con Gasparroni si parla del linguaggio delle agenzie di stampa. “Un linguaggio più sobrio possibile. Scrittura senza fronzoli”. Dovrebbe essere così per tutto il giornalismo, ma è un obbligo per l’agenzia: “Evita manipolazioni, omissioni e invenzioni”.

L’Agenzia si occupa di informazione primaria, è quella che in genere dà la notizia inziale su cui lavorano i media. “Molte delle notizie nascono per un lancio di agenzia”. Da qui la necessità di chiarezza e sobrietà. Stringatezza e completezza. Poi c’è la tempestività, ancora di più tra le agenzie c’è la gara di arrivare primi. Poi c’è l’equilibrio nella scrittura”. Le 5W devo no fare parte dei lanci, con il dubbio sul perché che deve emergere in un fatto di nera dagli inquirenti e non dal giornalista. E allora ecco che più del perché noi usiamo il come. A partire dal primo lancio, si lavora sugli aggiornamenti per arrivare all’annunciato, che è il servizio completo che è atteso dai giornali”. L’Ansa è un consorzio di giornali, 36 soci, che pagano la struttura per poter usufruire poi del servizio. Parte chiave la gioca poi l’archivio, che spinge anche tutte le istituzioni a convenzionarsi o abbonarsi. Quando Gasparroni ha iniziato erano 410 i giornalisti, oggi con un carico di lavoro maggiore sono 280, fotografia della crisi di un settore.

Ap, Reuters, Fp, che ha al suo interno lo Stato che vuole tutelare l’informazione primaria, Efe, completamente statale, Bloomberg sono le principali. “Il mio lavoro è un antidoto alle fake news. In teoria le notizie delle agenzie dovrebbero essere verificate e certificate. Dovrebbero non richiedere ulteriori verifiche, ma è capitato che fidandosi di una fonte si è data una notizia falsa o incompleta”. Rischio che capita con il retroscena, il servizio oggi più richiesto in cui però non si possono specificare le fonti. Flash, B bulletin seguita da +++, breaking news o ultim’ora, U urgente con titolo in rosso, AR notizia di routine: ecco le sigle chiave per il mondo delle prime informazioni, a cui si aggiunge il multimediale. “Dobbiamo riflettere sui social, dove veicolano bufale che durano il tempo di un mattino ma segnano la giornata” ribadisce Gasparroni.

De Marco sposta l’attenzione sul virgolettato, l’uso delle dichiarazioni per dare ‘informazioni senza opinioni’. “In un fatto di cronaca è un supporto. Ci sono campi dove il virgolettato è una notizia, dalla politica al Papa. La notizia diventa parola per parola, il lancio diventa materiale di documentazione. “L’obiettività assoluta non esiste, nel momento in cui si privilegia una dichiarazione rispetto a un’altra c’è una scelta, ma nel momento in cui c’è la notizia cerchiamo di darla con il massimo della semplicità”

Non semplice fare il giornalista Ansa, ma un piccolo canale privilegiato, dentro i luoghi chiave, c’è: “Quello che viene detto all’Ansa viene detto a tutti, per cui neppure serve il comunicato. Poi ci sono le fonti confidenziali, aspetto su cui viene fuori il lavoro del professionista”. Come fece Giovanna Pirri, vaticanista di turno una mattina del 2013 che poi è diventata storica. Papa Ratzinger durante un concistoro comunicò in latino che a causa della sua età avanzata avrebbe abbandonato il suo ruolo il 28 febbraio. La giornalista chiamò subito al direttore della sala stampa vaticana per avere la verifica e la certezza, perché aveva capito le parole del Papa dette in latino, ma dovendo comunicare qualcosa che non accadeva da sei secoli. Abile poi la redazione a non esitare e la caporedattrice a preparare il lancio. “Fu un momento storico, siamo diventati la prima agenzia al mondo” ribadisce.

Ultimo passaggio sul giornalismo, che è la mediazione tra la fonte e il destinatario. “Non esiste giornalismo se non c’è mediazione. Due fonti di informazione: primaria e secondaria. La prima sono gli accadimenti, i fatti. Per un caso della sorte si trova lì, dove accade. Ogni altra fonte è secondaria: la prima è l’ufficio stampa, che dichiara ciò che vuole far sapere. Poi c’è il portavoce, che è uno che parla al posto del protagonista. Poi ci sono le fonti amichevoli, quelle fiduciarie, quelle da marciapiede, quelle documentarie e quelle anonime” spiega De Marco. Inevitabile il passaggio al caso Fanpage, dove è emersa la disponibilità al malaffare di un politico, anche se non si dimostra la chiusura di una tangente. “È un diritto dovere la cronaca. E il dovere è dare le notizie, comunque si siano raggiunte”.

@raffaelevitali

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