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Il futuro di P.S.Elpidio in un Master Plan: zero consumo, parchi urbani, cimitero per cani e auto costruzione

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Le linee guida sono chiare: “Difficilmente avremmo potuto rivedere il Prg, lo abbiamo detto fin da inizio mandato. Ma promettemmo di trovare strumenti innovativi per adeguare la città alla modernità. E nel farlo lanciando sfide legate alla sostenibilità ambientale, alla mobilità dolce, alla prospettiva della città del futuro che vuole legare all’urbanistica il suo miglior sviluppo”.

di Raffaele Vitali

PORTO SANT’ELPIDIO – “Non ci sono aree di espansione edilizia nel territorio”. L’architetto Torresi, insieme alla collega Catani, sono due anni e mezzo che lavora al Master plan “Speravamo di finire prima perché convinti che in tanti volessero cambiare le aree edificabili in agricole e invece, dopo le parole al dunque nessuno ha chiesto di cambiare destinazione” precisa Torresi che ha allungato i tempi dell’ufficio di piano da due a cinque mesi proprio per non sbagliare.

Le linee guida sono chiare: “Difficilmente avremmo potuto rivedere il Prg, lo abbiamo detto fin da inizio mandato. Ma promettemmo di trovare strumenti innovativi per adeguare la città alla modernità. E nel farlo lanciando sfide legate alla sostenibilità ambientale, alla mobilità dolce, alla prospettiva della città del futuro che vuole legare all’urbanistica il suo miglior sviluppo” sottolinea il sindaco Nazareno Franchellucci.

Parla di urbanistica scellerata nei primi anni di vita del Comune, che ha reso poi difficile ogni intervento. “Oggi lasciamo uno strumento innovativo, il master plan, che non è un libro dei sogni” prosegue. Cambia l’economia, cambia la società, deve cambiare il piano regolatore. “Non pensiamo ai prossimi due anni, ma a un periodo più lungo. E lo facciamo con punti fermi: qualità della vita dei residenti, sviluppo turistico, sostenibilità ambientale con una tutela delle aree agricole, come chiesto dal Ptc, riuso degli spazi e innovazione con il cohousing e l’auto costruzione delle case” aggiunge il vicesindaco Annalinda Pasquali.

Modelli noti nel nord Europa ma ancora lontani dal fermano: Abbiamo pensato a una mobilità dolce con una ciclabile urbana che si innesta con quella del lungomare e quella sul lungotenna” aggiunge il vicesindaco che poi snocciola i punti di forza: “È stato fatto un lavoro molto forte con gli architetti Torresi e Catani, insieme ai dipendenti degli uffici, per poter arrivare alle modifiche. Penso alla traslazione delle volumetrie e al nuovo regolamento del verde urbano che porterà spazi nuovi come orti e giardini sociali”.

Il primo stralcio ha riguardato l’area nord nel 2015, poi sono arrivate le traslazioni delle volumetrie e oggi la revisione generale: ecco gli step del nuovo sviluppo urbanistico. “Abbiamo mantenuto i parchi urbani, quelli tra autostrada e centro urbano. L’edificazione era legato a superfici di almeno sei ettari. Il parco urbano prevede edificazioni, a fronte di un ritorno alla città di aree strutturate. Si passa da sei a tre ettari, resta l’area cuscinetto, resta il verde, ma così si fanno partire i parchi che sono stati ampliati con aree di pregio con vincolo urbanistico nelle aree nord ovest della città (articolo 56 cambia). Nascono i corridoi ecologici e verranno riqualificati tutti i ponti e sottopassi ferroviari, partendo da via Regina Elena”.

Nessun nuovo metro cubo, ma c’è una modifica delle volumetrie, degli indici urbanistici, visto che c’è una maggiore esigenza di case bifamiliari contro palazzine un tempo previste. “Ma ci sarà un’area di autocostruzione (zona nord di proprietà comunale) per famiglie che si consorziano e costruiscono le proprie case. E pensando alla popolazione anziana abbiamo pensato ad aree dove poter realizzare servizi e strutture per loro, sapendo che già alcuni privati hanno strutture avviate al limite della legalità”.

E c’è poi il riuso degli stabilimenti. Verrà modificato l’articolo 12 per cui i capannoni in disuso potranno avere funzioni di tipo turistico o di connubio produttivo-commerciale (stile Malloni, ndr), incluso il co-working e il terziario. Entra nel Master plan anche l’attenzione agli edifici a rischio sismico, case private tutte classificate e controllate. “C’è un dovere di riqualificazione e c’è un impegno del comune”. E c’è l’impegno per l’erosione costiera, che in attesa della Regione verrà limitata con il blocco della costruzione costiera. “Abbiamo anche inserito zone di interesse archeologico e fasce di protezione contro gli odori della discarica”.

Infine, il pensiero finale verso gli animali d’affezione: “Abbiamo destinato delle aree per il ricovero e per i cimiteri degli animali. Chi vuole potrà investire e realizzare luoghi mirati (è anche la strada per un nuovo business, ndr)” conclude Annalinda Pasquali. Sulla procedura torna l’architetto Torresi. “Il Master Plan non è una variante al Prg, ma uno strumento che rappresenta un patto tra amministrazione e cittadini che consente al privato di sapere fino aa dove si può spingere nelle modifiche”. Serve sempre una variante specifica, a carico del privato, al piano regolatore, ma avrà un iter più semplice se previsto dal Master plan. “Oggi non è più un rapporto cittadino – politica, ma tra cittadino e una carta ben definita che chiunque può valutare”.

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