08192017Sab
Last updateVen, 18 Ago 2017 7pm

facebook gplus 32 twitter  RSS icon

VTEM Banners
VTEM Banners

Piattaforme in mare da smantellare: Legambiente torna all'attacco: #dismettiamole

piattaforma imu

Secondo Legambiente, 9 sono definite non produttive, 8 sono di supporto alla produzione di altre piattaforme e ben 119 risultano invece produttive.

PORTO SANT’ELPIDIO – Le piattaforme in mare vanno dismesse. Sono 136 le piattaforme offshore per l’estrazione di petrolio e gas ripartite in 53 diverse concessioni di coltivazione o permessi di ricerca: 96 di queste strutture ricadono entro le 12 miglia mentre 43 sono oltre il limite delle acque territoriali. Secondo Legambiente, 9 sono definite non produttive, 8 sono di supporto alla produzione di altre piattaforme e ben 119 risultano invece produttive.

Nasce così la campagna #Dismettiamole che “nasce dalla convinzione che il gioco portato avanti da molte delle compagnie petrolifere operanti nei mari italiani sia più incentrato sul posticipare il momento in cui una buona parte delle strutture presenti dovrà essere dismessa (con il ripristino delle aree da parte delle compagnie), che non sulla estrazione e produzione di idrocarburi”.

Dopo una prima lettera al Ministero con cui si chiedeva allo Stato di esercitare un ruolo chiaro e attivo sul decommissioning delle piattaforme offshore, ritenendo non solo necessario inquadrare la gestione delle concessioni entro una strategia di decarbonizzazione della nostra economia, ma anche urgente intervenire sulla moltitudine di piattaforme presenti entro le 12 miglia, molte delle quali scarsamente o affatto produttive e per il 47% sprovviste di Valutazione di Impatto Ambientale”. Quelle da smantellare sarebbero 34. “Al di là dei numeri, delle classificazioni e delle considerazioni – dichiara Katiuscia Eroe, responsabile Energia di Legambiente – riteniamo che la valutazione sulla persistenza nei nostri mari di alcune infrastrutture estrattive, nonché la proroga delle concessioni, non possa e non debba essere svincolata da criteri di utilità e tutela dell’ambiente marino. In particolar modo prestando attenzione in termini di apporto al sistema energetico nazionale, gettito fiscale per i territori interessati, ricadute occupazionali ed ovviamente in termini di sostenibilità ambientale. Le strutture individuate e riportate nel nostro dossier #Dismettiamole, su cui siamo fermamente convinti che fino ad ora non rispondano ad alcuno di questi interessi specifici, sono un potenziale pericolo in termini di tutela ambientale, per la navigazione, nonché una limitazione di attività alternative in quei tratti di mare. Parliamo di piattaforme ferme da molto tempo, mai entrate in funzione o che estraggono quantità di idrocarburi del tutto irrilevanti”.

Il tratto di costa maggiormente interessato è quello che va dall’alto Adriatico fino alle coste dell’Emilia Romagna con 75 piattaforme, seguito dal medio Adriatico. Il 90% delle piattaforme (123) è adibita all’estrazione di gas mentre solo 13 estraggono petrolio. Il loro contributo, in termini quantitativi di gas e petrolio estratto secondo i dati del 2016, è pari al 6% del fabbisogno del nostro Paese di gas ed al 1,2% di quello di petrolio.

Le piattaforme sono delle attività industriali a tutti gli effetti con tutti gli impatti e i rischi connessi. La valutazione di “ipotesi alternative” di utilizzo delle piattaforme, come già si sta valutando in alcuni casi, deve essere, secondo Legambiente, necessariamente subordinata alla definizione di linee guida univoche, rigorose e trasparenti per le procedure di individuazione e quantificazione della contaminazione presente nell’area e per i conseguenti interventi di risanamento e smantellamento delle strutture. Come avviene per i siti contaminati sulla terraferma, per cui le norme impongono, prima di destinarli ad una eventuale re-industrializzazione o ad altri utilizzi, che si seguano precise procedure di caratterizzazione, bonifica e risanamento delle aree. “Una volta definiti questi aspetti, e solo allora, si potranno prendere in considerazione eventuali eccezioni, fermo restando la necessità di definire le competenze e le responsabilità per la gestione della struttura rimanente, nonché della sostenibilità (ambientale ed economica) dell’eventuale alternativa allo smantellamento” prosegue Legambiente che denuncia come anche dal punto di vista delle royalties, la produzione di gas in Italia è sicuramente favorevole alle compagnie petrolifere, basti pensare che il 75% delle concessioni in mare per il gas (37 su 49) nel 2016 ha estratto una quantità inferiore alla soglia di 80 milioni di Smc; di queste 36 concessioni 29 appartengono ad Eni (di cui una insieme ad Edison), 7 sono di Eni Mediterranea Idrocarburi e 2 sono di Edison. In totale quindi, circa il 21% della produzione di gas a mare non è rientrato nel calcolo del gettito per le royalties, che viene pagata solo da 12 concessioni di coltivazione.

VTEM Banners
VTEM Banners
VTEM Banners

Molotov contro i vigili di Fermo, il sindaco: "Chi sa, parli"

Bookmakers bonuses with www gbetting.co.uk site.